Gergely Karácsony, sindaco di Budapest, ha affermato che lui e i suoi collaboratori sono stati sottoposti a un’estesa campagna di molestie legate al governo, comprendente pedinamenti in auto, sorveglianza fisica, intercettazioni e vessazioni nei confronti di familiari e colleghi.

Rispondendo a un’intervista rilasciata da Ágnes Forgács, ex giornalista del tabloid filogovernativo Ripost, Karácsony ha dichiarato al sito investigativo Átlátszó che le rivelazioni rappresentano soltanto “la punta dell’iceberg”. Ha descritto anni di attacchi coordinati attraverso media vicini al governo – da Megafon e la televisione pubblica M1 fino a Ripost e Metropol – caratterizzati da scandali inventati, disinformazione e dal presunto utilizzo delle forze dell’ordine per conferire credibilità alle campagne diffamatorie.

“C’è stato di tutto: pedinamenti in auto, osservazione, intercettazioni, molestie”, ha dichiarato Karácsony, aggiungendo che le autorità hanno effettuato perquisizioni presso il Municipio e persino nell’abitazione privata di un suo vice sulla base di accuse false, come quella secondo cui il Municipio sarebbe stato venduto.

Proprio Ágnes Forgács aveva raccontato in dettaglio come la macchina mediatica filogovernativa ricevesse ordini dall’alto, utilizzasse dossier in stile servizi segreti e ricorresse a tattiche da tabloid per colpire gli oppositori politici del partito Fidesz del primo ministro Viktor Orbán.

Dopo questa ennesima dichiarazione, tante persone prese di mira hanno reagito pubblicamente. Imre Mártha, amministratore delegato della società Budapest Public Works, ha parlati di un utilizzo contro di lui di metodi che ricordano quelli della polizia segreta dell’epoca comunista, nonostante non abbia mai ricoperto incarichi politici. Dávid Korányi, ex consigliere di Karácsony, ha confermato di essere stato seguito a New York.

Una figura legata al governo menzionata nell’intervista originaria, l’ex segretario di Stato Örs Farkas, ha negato di aver fornito materiale d’intelligence. Il gruppo editoriale Mediaworks, proprietario di Ripost, non ha risposto alle richieste di commento.

La vicenda riporta l’attenzione sulle continue accuse di campagne diffamatorie orchestrate in Ungheria, dove voci indipendenti e figure dell’opposizione denunciano da tempo pratiche di sorveglianza e disinformazione sotto il governo di lunga durata del Fidesz.

Karácsony ha presentato il caso come parte di un modello più ampio che avrebbe colpito molti ungheresi contrari al sistema negli ultimi sedici anni.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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