Il premier ceco Andrej Babiš e il suo ministro della Cultura Oto Klempíř hanno incontrato oggi i direttori generali dei servizi radiotelevisivi pubblici nazionali, in seguito alle crescenti proteste della cittadinanza contro la riforma del sistema di finanziamento dei media pubblici avanzata dal governo.

L’esecutivo ha infatti proposto, nei mesi scorsi, l’abolizione o una significativa riduzione del canone radiotelevisivo attualmente pagato da famiglie e imprese, prevedendo in sua sostituzione un modello di finanziamento diretto tramite il bilancio statale. La proposta ha suscitato forti preoccupazioni in tutta la Repubblica Ceca, dando origine a un’ondata di mobilitazioni che ha portato in piazza decine di migliaia di persone in difesa dell’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo.

Secondo numerosi manifestanti, così come una parte consistente del mondo giornalistico, un sistema basato sul finanziamento diretto dello Stato rischierebbe di aumentare l’influenza dell’esecutivo sui media pubblici, riducendo di fatto la loro autonomia editoriale e ampliando la vicinanza tra potere politico e informazione.

A ciò si aggiungono timori legati a un possibile taglio complessivo del budget destinato ai media pubblici, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulla produzione televisiva e radiofonica nazionale, sull’offerta culturale e informativa e sulla copertura internazionale del servizio.

Le organizzazioni per la libertà di stampa hanno avvertito che il modello proposto potrebbe avvicinare la Repubblica Ceca a dinamiche già osservate in altri contesti europei in cui il controllo finanziario dei media pubblici da parte del governo ha progressivamente ridotto le garanzie di indipendenza editoriale.

In particolare, vengono spesso citati i casi di Ungheria e Polonia, dove negli ultimi anni le riforme del settore radiotelevisivo pubblico sono state accompagnate da accuse di crescente ingerenza politica e di indebolimento del pluralismo informativo. Anche l’Italia è sempre più oggetto di attenzione in questo campo, con riferimento ai recenti e numerosi cambi ai vertici della RAI voluti dal governo che hanno suscitato le critiche delle opposizioni, arrivate a coniare il termine “Telemeloni” dal nome della presidente del Consiglio.

“I media di servizio pubblico sono una pietra angolare delle società democratiche, in quanto forniscono notizie affidabili, sostengono il pluralismo e servono tutti i pubblici. Per svolgere questo ruolo, devono essere garantiti finanziamenti stabili, adeguati e indipendenti, in linea con il Media Freedom Act europeo e con gli standard europei consolidati”, si legge in un comunicato dell’European Broadcasting Union (EBU), sottoscritto da altre tredici organizzazioni per la libertà di stampa, tra cui Reporters Without Borders (RSF).

La riforma si inserisce in un contesto politico già fortemente polarizzato, in cui il governo accusa i media pubblici di parzialità e squilibrio informativo, mentre l’opposizione e numerose organizzazioni della società civile denunciano il rischio di una progressiva “politicizzazione” del servizio pubblico. Il dibattito si inserisce inoltre in una più ampia tendenza europea di ridefinizione del ruolo dei media pubblici e dei loro modelli di governance, con particolare attenzione alle garanzie di indipendenza editoriale.

“Non vogliamo interferire con i contenuti o controllare questi media, come l’opposizione continua a sostenere. Il nostro obiettivo è semplice: evitare che i cittadini paghino più un canone per un servizio che molti non utilizzano più nella sua forma tradizionale. Un sistema del genere aveva senso 35 anni fa, quando le alternative informative erano limitate”, ha dichiarato Babiš, sottolineando di aver avuto un confronto “corretto e sostanziale” con i direttori della televisione e della radio pubblica ceca.

Il ministro Klempíř presenterà lunedì prossimo la bozza di legge, comprensiva dell’indicazione precisa dell’ammontare del nuovo finanziamento pubblico destinato ai servizi radiotelevisivi, durante la riunione di governo. Successivamente il testo sarà trasmesso al Parlamento, dove verrà avviato l’iter di discussione e approvazione.

Secondo il premier, in questa fase del dibattito parlamentare l’opposizione sarà costretta a rivedere le proprie posizioni, abbandonando quelle che ha definito “insensatezze fantasmagoriche sulla fine della democrazia o sulla statalizzazione dei media”.

, , , , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *