Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha conquistato ieri (25 ottobre) uno storico quarto mandato, secondo quanto annunciato dalla Corte elettorale del Paese, in un risultato a sorpresa che ha sfidato sondaggi, precedenti e la generale tendenza globale contro i governi uscenti, frenando così l’ondata di vittorie elettorali della destra in America Latina.
Lula, icona della sinistra mondiale e figura dominante della politica brasiliana di questo secolo, ha sconfitto il senatore Flavio Bolsonaro, figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro.
Il senatore, che aveva guidato il primo turno elettorale ma ha perso il ballottaggio con oltre 4 milioni di voti di distacco, ha dichiarato che chiederà l’annullamento del risultato a causa di una decisione della Corte Suprema che ha prorogato di due ore l’orario di voto.
Il rifiuto di Bolsonaro di riconoscere la sconfitta ricorda la reazione del padre dopo la sua sconfitta contro Lula nel 2022. L’ex presidente Jair Bolsonaro non ha mai accettato la propria sconfitta ed è stato successivamente condannato a 27 anni di carcere per aver complottato per realizzare un colpo di Stato e rimanere al potere.
La portata della sconfitta di Flavio Bolsonaro contro Lula – con un margine più che doppio rispetto a quello con cui suo padre aveva perso – e il fatto che anche la sua campagna elettorale avesse chiesto una proroga del voto a causa delle piogge nel sud del Paese rendono improbabile un annullamento, secondo gli analisti.
Mario Braga, analista dell’America Latina presso la società di consulenza sul rischio RANE, ha affermato che nei prossimi giorni potrebbero verificarsi proteste della destra, ma “è molto improbabile che queste possano portare a un ribaltamento del risultato”.
Il re dei ritorni
Per Lula, la vittoria rappresenta l’ennesimo ritorno in una carriera che ne è stata costellata. L’ottantenne è stato incarcerato dal 2018 al 2019 con accuse di corruzione, successivamente annullate, aprendo la strada alla sua vittoria contro Jair Bolsonaro nelle elezioni del 2022. “È uno statista, un gigante”, ha dichiarato a Reuters la deputata federale di sinistra Erika Hilton, che si trovava con Lula a San Paolo durante lo scrutinio.
In alcuni momenti, la rielezione di Lula sembrava un’ipotesi improbabile, mentre gli elettori si erano progressivamente allontanati da lui e dal suo Partito dei Lavoratori dopo anni di scandali legati alla corruzione e all’aumento dei prezzi.
Nel frattempo, profondi cambiamenti sociali avevano fatto apparire l’ex metalmeccanico e leader sindacale sempre più distante da un’economia caratterizzata in misura crescente dalle piattaforme digitali e dal numero sempre maggiore di lavoratori informali. Un fondo negoziato alla Borsa di Tokyo che segue l’indice Bovespa brasiliano è sceso di quasi il 15% negli scambi asiatici dopo la notizia della vittoria di Lula.
Secondo gli istituti demoscopici, un’affluenza alle urne superiore alle attese ha permesso a Lula di ottenere la vittoria. Leonardo Barreto, cofondatore della società di consulenza Think Policy, ha affermato che gli elettori hanno scelto la familiarità di Lula invece della novità rappresentata da Bolsonaro. “Oggi le persone stanno scegliendo tra il cambiamento, con qualche apprensione, e una strada conosciuta, che garantisce determinati diritti”, ha dichiarato.
Durante la campagna elettorale, Lula ha sottolineato i risultati ottenuti nella riduzione della povertà e delle disuguaglianze, mentre disoccupazione, analfabetismo e deforestazione hanno raggiunto i livelli più bassi mai registrati durante il suo terzo mandato.
Ha avvertito che Bolsonaro avrebbe ridotto la spesa per il welfare, fatto marcia indietro sui progressi sociali e ceduto la sovranità del Brasile al presidente statunitense Donald Trump, il cui Dipartimento di Stato aveva guidato una campagna per riportare i Bolsonaro al potere.
La vittoria di Lula priva Trump di un’importante aggiunta a quello che era diventato un crescente blocco di governi latinoamericani di destra favorevoli a Washington e allineati alla sua agenda in materia di sicurezza e migrazione.
Celso Amorim, ex ministro degli Esteri di Lula, ha dichiarato a Reuters che il presidente di sinistra “sarebbe molto importante per stabilire un punto di equilibrio in America Latina. Lula è quell’equilibrio”.
La spinta finale della campagna
Lula diventa il primo candidato, dalla restaurazione della democrazia in Brasile negli anni Ottanta, a essere eletto dopo essere arrivato secondo al primo turno.
Già presidente dal 2003 al 2011, Lula ha condotto quest’anno una campagna basata su una potente combinazione di pragmatismo e populismo, elementi che hanno caratterizzato la sua carriera nella politica nazionale per mezzo secolo. Ha presentato una serie di riforme mirate a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e dei brasiliani più poveri.
Queste proposte hanno acquisito slancio nelle fasi finali della campagna, con promesse che andavano dal trasporto pubblico gratuito nei fine settimana a livello nazionale – una misura che dovrà essere formalmente sottoposta al Congresso – fino a un aumento del 15% del suo storico programma di welfare, che è già in fase di attuazione.
Lula ha inoltre promosso un emendamento costituzionale che è diventato la più importante riforma del lavoro brasiliana degli ultimi decenni e che è stato approvato con un ampio sostegno in Congresso.
Le sfide all’orizzonte
Il quarto mandato di Lula potrebbe tuttavia essere il più difficile, dopo che il Brasile ha eletto il Congresso più conservatore dal ritorno alla democrazia negli anni Ottanta.
Complessivamente, il Partito Liberale di Bolsonaro e i partiti alleati potrebbero controllare oltre 280 seggi alla Camera dei Deputati e fino a 50 seggi al Senato, abbastanza per disporre di maggioranze di opposizione agevoli in entrambe le camere.
Questo potrebbe rafforzare la recente tendenza dei presidenti a cedere al Congresso parte del proprio potere in materia di bilancio, legislazione fondamentale e nomine strategiche.
Lula dovrà inoltre affrontare un’economia che, secondo le previsioni del suo governo, crescerà appena del 2,3% il prossimo anno, aggiungendo ulteriori preoccupazioni sul piano fiscale legate agli elevati tassi di interesse e al debito pubblico, che ha superato l’82% del PIL, il livello più alto dalla pandemia.
I critici del presidente attribuiscono l’aumento del debito alla spesa pubblica, sebbene siano stati soprattutto i costi di finanziamento a determinarne la crescita.
Goldman Sachs prevede che Lula riuscirà, al massimo, a compiere progressi modesti nel contenimento della spesa durante il quarto mandato, rimanendo fedele a un modello di crescita guidato dallo Stato.
Anche l’aumento del debito delle famiglie preoccupa gli economisti. Nel tentativo di affrontare il problema, Lula ha introdotto durante la campagna un divieto provvisorio sulle scommesse online e ha presentato un nuovo programma di alleggerimento del debito.
Secondo gli esperti, il nuovo Congresso di destra cercherà di approvare riforme strutturali favorevoli alle imprese, promuovendo tagli alla spesa che potrebbero provocare una reazione negativa da parte dell’opinione pubblica.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.
In foto: Il presidente brasiliano Lula durante la campagna elettorale [DataFut, X]

