A soli venti giorni da quando il Parlamento europeo ha approvato una richiesta di congelamento dei fondi europei destinati alla Slovacchia, gli eurodeputati ripeteranno il voto. Già oggi è in programma un dibattito su una nuova risoluzione che critica la condizione dello Stato di diritto in Slovacchia.

Nel testo, gli eurodeputati esprimono “profonda preoccupazione” per il deterioramento della situazione in materia di democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali. Criticano le interferenze nell’indipendenza della magistratura, le pressioni sulle ONG, le limitazioni alla libertà dei media e il ridimensionamento dei diritti delle minoranze.

Sebbene la risoluzione rappresenti ancora soltanto una raccomandazione, il secondo voto nell’arco di un mese aumenta la pressione politica sulla Commissione europea affinché intervenga nei confronti della Slovacchia.

Gli eurodeputati chiedono che vengano utilizzati tutti gli strumenti disponibili per correggere le carenze incompatibili con i valori e il diritto dell’Unione. Il testo contiene nuovamente l’invito ad attivare il meccanismo di condizionalità legato allo stato di diritto, che potrebbe culminare nella sospensione dell’accesso ai fondi.

Il Parlamento europeo chiede il congelamento dei fondi europei per la Slovacchia

Constatazioni in un territorio ostile

Le critiche specifiche contenute nella risoluzione derivano anche dalle conclusioni di due missioni di monitoraggio del Parlamento europeo in Slovacchia.

Nel maggio dello scorso anno, i membri della commissione per il controllo dei bilanci si sono recati nel Paese per verificare come vengano protetti i fondi europei dalle frodi.

Gli eurodeputati ricordano nella risoluzione che la missione si è svolta “in un’atmosfera tesa” ed è stata segnata da “attacchi pubblici contro i suoi partecipanti”. Hanno inoltre rilevato un “ambiente ostile” nei confronti delle ONG e dei giornalisti investigativi.

A seguito di questa missione, nell’Unione europea si è tornato a parlare con maggiore insistenza dei sospetti di abuso sistematico dei fondi europei. Il testo è particolarmente critico verso il funzionamento dell’Agenzia per i pagamenti agricoli (PPA).

I sospetti degli eurodeputati coincidono con le conclusioni rese pubbliche dalla Commissione europea dopo la sua ispezione dello scorso anno presso la PPA. Secondo tali valutazioni, l’agenzia sarebbe permeata da conflitti di interesse, disporrebbe di strumenti insufficienti per controllare le irregolarità e recupererebbe solo debolmente i fondi nei casi di progetti problematici.

A giugno, la Slovacchia è stata poi visitata dal gruppo di monitoraggio per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamentali, che si è detto particolarmente preoccupato per l’approccio lassista del governo di Robert Fico nella persecuzione della corruzione.

Durante la missione, i membri del gruppo hanno anche appreso che “delle riforme giuridiche avrebbero beneficiato 1.324 condannati e 446 persone sarebbero state rilasciate anticipatamente, molte delle quali collegate a circoli politici”.

Nuovo voto, vecchi argomenti

Gli eurodeputati avevano già invitato la Commissione a congelare i fondi europei destinati alla Slovacchia due settimane fa, nell’ambito della relazione sul discarico di bilancio. La risoluzione era stata approvata da 418 legislatori, ma nessun deputato slovacco l’aveva sostenuta.

Uno scenario simile è atteso anche oggi. Slovacchia Progressista (PS | Renew) ha confermato al portale euBrief che non voterà a favore dell’invito neppure questa volta. La motivazione del partito resta la stessa.

“Le conseguenze della sospensione sarebbero avvertite innanzitutto dai cittadini innocenti, non dal governo e dai suoi oligarchi”, ha dichiarato l’eurodeputata Veronika Cifrová Ostrihoňová. Ha aggiunto che la Slovacchia rischia “vergogna e isolamento”, attribuendone la responsabilità al governo di Robert Fico.

Prima delle elezioni europee, il PS era stato tuttavia l’unico partito a sostenere senza riserve il meccanismo di condizionalità. I suoi rappresentanti avevano in precedenza approvato anche la sua attivazione contro l’Ungheria.

Anche Miriam Lexmann del Movimento Cristiano-Democratico (KDH | PPE) adotta la stessa posizione, pur riconoscendo che lo stato di diritto in Slovacchia è in “cattive condizioni”.

“Non sosterrò soluzioni che puniscano le famiglie slovacche, i comuni e le regioni privandoli di fondi per scuole, strade, ospedali o posti di lavoro. La Slovacchia non può essere ostaggio di persone che in patria smantellano lo stato di diritto e poi a Bruxelles si presentano come vittime”, sostiene Lexmann.

L’eurodeputata Katarína Roth Neveďalová, del partito di governo Smer-SD (NI), “respinge assolutamente” la risoluzione. Secondo lei si tratta di “un’attività politicamente motivata” da parte di alcuni eurodeputati, che considera “un tentativo di influenzare la situazione politica interna e le elezioni in Slovacchia”.

“Le accuse contro la Slovacchia, secondo cui non combatterebbe la violenza contro le donne, negherebbe i diritti riproduttivi, limiterebbe o addirittura attaccherebbe i giornalisti, sono assolutamente assurde2, aggiunge.

Anche Braňo Ondruš, di Hlas-SD, non sosterrà l’accusa, definendola “disgustosa”. Considera assurde le parti della risoluzione che parlano di violazioni dei diritti umani, salute riproduttiva, oppressione delle minoranze nazionali e mancanza di libertà dei media.

“La risoluzione ci rimprovera tutto, tranne l’esistenza stessa della Repubblica slovacca; non riguarda affatto solo i fondi europei, che sono la questione meno menzionata”, ha dichiarato a euBrief.

Non gli piace inoltre che tra i firmatari vi sia anche l’ex premier belga Sophie Wilmès, che secondo lui porterebbe la piena responsabilità per il mancato perseguimento delle persone coinvolte nella morte dello slovacco Jozef Chovanec.

Il seguito del dibattito di febbraio

Il voto di questa volta si collega al dibattito che gli eurodeputati avevano già tenuto in plenaria a febbraio.

Gli eurodeputati avevano criticato il governo slovacco per la cattiva gestione dei fondi europei, il declino dello stato di diritto e lo smantellamento delle istituzioni indipendenti. Diversi di loro avevano sostenuto che la Slovacchia stesse andando verso una “orbánizzazione” e l’autoritarismo.

Una parte dei deputati conservatori e di estrema destra aveva invece accusato Bruxelles di un attacco politico contro un governo sovrano. Secondo loro, l’Unione europea utilizzerebbe lo stato di diritto come strumento di pressione contro governi conservatori, come già avvenuto con l’Ungheria e la Polonia.

Nelle critiche alla Slovacchia vedevano l’opposizione della Commissione alle politiche di Fico in materia di migrazione, politica familiare e guerra in Ucraina.

Al dibattito aveva partecipato anche il commissario europeo per lo Stato di diritto Michael McGrath. Nel suo intervento aveva riassunto le principali conclusioni della Commissione nella relazione sullo stato di diritto del 2025.

Si era mostrato particolarmente critico verso l’indebolimento delle indagini sulla corruzione conseguente alla riforma del diritto penale del 2024. Secondo lui, l’abolizione della NAKA e dell’Ufficio della Procura speciale ha causato ritardi nelle indagini e una significativa diminuzione dei casi di corruzione, inclusi quelli riguardanti l’abuso dei fondi europei.

Ha inoltre osservato che la Slovacchia non ha ancora adottato regole sul lobbying né adeguate dichiarazioni patrimoniali per i funzionari pubblici. Ha espresso riserve anche sui limitati progressi nella tutela dell’indipendenza dei media pubblici e della sicurezza dei giornalisti.

Cosa attende ora la Slovacchia?

La proposta approvata costituisce un invito alla Commissione europea affinché agisca nei confronti della Slovacchia. La Commissione avrà due possibilità di risposta.

Non è obbligata a seguire la raccomandazione del Parlamento e può considerarla soltanto come un segnale politico. Tuttavia, tende generalmente a tenerne conto almeno in parte nella propria azione successiva.

In pratica, ciò potrebbe tradursi in un atteggiamento più critico verso la Slovacchia e in un controllo più rigoroso nei suoi confronti.

Se però decidesse davvero di applicare misure finanziarie contro la Slovacchia, queste dovrebbero essere approvate anche dagli Stati membri nel Consiglio dell’Unione europea. Sarebbe sufficiente una maggioranza qualificata.

L’Unione ha già attivato in passato il meccanismo di condizionalità contro uno Stato membro. Nel 2022 è toccato all’Ungheria, a causa delle preoccupazioni relative a corruzione, conflitti di interesse e insufficiente controllo sull’uso dei fondi europei da parte del governo Orbán. Il primo ministro Péter Magyar ha ripetutamente annunciato che lo sblocco dei fondi sarà una delle sue priorità.

Una situazione simile ha riguardato anche la Polonia tra il 2022 e il 2024, quando Bruxelles bloccò i fondi per il mancato rispetto delle tappe del Piano di ripresa relative al sistema giudiziario. In quel caso, tuttavia, non si trattò del meccanismo di condizionalità, ma di un intervento sui fondi del Piano di ripresa.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo pubblicato da euBrief disponibile qui.

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