Le imprese europee fanno sempre più affidamento sull’intelligenza artificiale. Lo rivela l’ultima indagine dell’Eurobarometro, lo strumento di monitoraggio dell’Unione Europea. Il sondaggio è stato pubblicato in occasione del Mese europeo dell’innovazione nell’IA, che riunisce responsabili politici, industria, settore pubblico e mondo della ricerca per discutere e dimostrare come l’intelligenza artificiale viene sviluppata e applicata nei diversi settori produttivi.

Il 42% delle piccole e medie imprese e delle imprese a media capitalizzazione già utilizza l’intelligenza artificiale e la gestione algoritmica, mentre un ulteriore 21% prevede di farlo in futuro. Oltre che nel servizio clienti e nelle relazioni con la clientela, il 36% delle imprese intervistate la impiega per monitorare prestazioni e produttività, mentre altri ambiti diffusi sono la logistica, la pianificazione e l’organizzazione dei turni del personale, al 30%.

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Il giudizio delle aziende è in prevalenza positivo: per il 61% l’intelligenza artificiale facilita il processo decisionale, mentre il 75% ritiene che migliorerà sensibilmente la qualità del lavoro. Il controllo, tuttavia, resta umano: il 90% delle imprese dichiara che solo il 2% delle decisioni è completamente automatizzato.

Sono invece tre gli ostacoli a diffusione più ampia: gli elevati costi d’investimento (50%), l’incertezza giuridica (49%) e la carenza di competenze (48%). La metà delle imprese, inoltre, non si fida dell’intelligenza artificiale e dei sistemi automatizzati per le decisioni che riguardano il personale. Alcuni di questi ostacoli sono già affrontati dalle norme europee, tra cui il Regolamento generale sulla protezione dei dati e l’AI Act, che garantiscono sicurezza, rispetto dei diritti fondamentali e un’intelligenza artificiale centrata sull’essere umano, favorendo al contempo investimenti e innovazione.

Queste stime rientrano coerentemente nel quadro emerso in occasione del sondaggio di febbraio 2025 dell’Eurobarometro dedicato all’intelligenza artificiale, per cui il 62% degli europei guarda a favore a robot e IA sul posto di lavoro e il 70% ritiene che migliorino la produttività, seppur l’84% si ritiene preoccupato, chiedendo una gestione attenta per tutelare privacy e trasparenza.

È inoltre in preparazione il “Quality Jobs Act”, la legge sulla qualità del lavoro che porterà maggiore chiarezza alle imprese e una migliore tutela dei diritti dei lavoratori nella gestione algoritmica, in merito al quale, nelle fasi di consultazioni, le parti sociali europee hanno già espresso le proprie posizioni da intraprendere. Come ha dichiarato la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu: “Con il Quality Jobs Act vogliamo dare alle imprese regole più chiare e ai lavoratori la fiducia che l’IA renderà il loro lavoro più sicuro, equo e gratificante”. Punto di approdo è il 2030, anno in cui l’Unione Europea si è prefissata l’obiettivo dell’adozione dell’IA, cloud o big data da parte del 75% delle imprese europee.

[a cura di Giacomo Cellupica]

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