La Turchia si appresta a dare il via al progetto del Canale di Istanbul, fortemente volto e pianificato da tempo dal presidente Recep Tayyip Erdoğan: un corso d’acqua artificiale per raddoppiare il canale del Bosforo dal costo stimato di miliardi di dollari che, secondo i critici, potrebbe causare danni permanenti alle risorse idriche di una delle città più grandi e popolose del mondo.

Il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha affermato l’intenzione di indire una gara d’appalto e avviare i lavori “il prima possibile”, secondo quanto riportato dal quotidiano turco BirGün. Gli studi di fattibilità e di ingegneria sono stati completati, la pianificazione urbanistica prosegue per fasi e sono iniziati i lavori sulle infrastrutture di trasporto lungo il tracciato proposto.

Il ministero non ha fornito alcuna tempistica per la gara d’appalto o per la costruzione, né dettagli su come il progetto verrà finanziato. Lo scavo del canale vero e proprio deve ancora iniziare, sebbene lungo alcune parti del tracciato previsto siano già stati realizzati complessi residenziali e altri progetti infrastrutturali.

Erdoğan ha presentato per la prima volta l’idea nel 2011, definendola il suo personale «progetto folle». La proposta consiste nel realizzare un corso d’acqua lungo 45 chilometri attraverso la parte europea di Istanbul, collegando il Mar Nero con il Mar di Marmara e fornendo un’alternativa al Bosforo, lo stretto naturale che attraversa la città.

Il governo sostiene che il canale migliorerebbe la sicurezza della navigazione riducendo il traffico attraverso il Bosforo. Gli ambientalisti, tuttavia, affermano che il prezzo da pagare potrebbe essere la distruzione delle risorse di acqua dolce che Istanbul, una città già esposta alla siccità e a una crescente domanda idrica, non può permettersi di perdere.

Un canale che attraversa le riserve idriche della città

L’obiezione ambientale principale è che il tracciato proposto attraversa una regione che contiene risorse idriche vitali, zone umide, corsi d’acqua e terreni agricoli. Piuttosto che limitarsi ad aggiungere una rotta di navigazione, il progetto potrebbe alterare radicalmente le modalità di raccolta, stoccaggio e distribuzione dell’acqua nella parte europea di Istanbul.

In una valutazione del 2021, Greenpeace ha avvertito che il Canale di Istanbul renderebbe inutilizzabile la diga di Sazlıdere e minaccerebbe il bacino del lago Terkos, esponendo al contempo le acque sotterranee alla contaminazione da acqua salata. Il progetto avrebbe inoltre ripercussioni sull’ecosistema della laguna di Küçükçekmece, attraverso la quale è previsto il passaggio del canale.

I dati citati nella valutazione illustrano la portata del rischio. La perdita del bacino idrico di Sazlıdere e di parte del bacino idrografico di Terkos potrebbe comportare la perdita stimata di 73 milioni di metri cubi di acqua dolce all’anno. Ciò rappresenta circa il 13% dell’approvvigionamento di acqua dolce nella parte europea di Istanbul, ovvero all’incirca un mese di consumo idrico dell’intera città.

Il pericolo non si limiterebbe alla perdita diretta dei bacini idrici. Poiché il canale porterebbe l’acqua di mare direttamente sopra le falde ed il sale potrebbe infiltrarsi nelle acque sotterranee e nelle falde acquifere lungo il suo percorso, rendendo progressivamente inutilizzabili le fonti di acqua dolce nel medio e lungo termine.

Il progetto attraverserebbe inoltre 66 sottobacini. Secondo la valutazione di Greenpeace, 64 corsi d’acqua sfogherebbero direttamente nel canale anziché continuare ad alimentare il territorio circostante e le falde acquifere. Ciò potrebbe ridurre ulteriormente l’acqua disponibile per il consumo, l’agricoltura e gli ecosistemi.

In una città in cui le risorse idriche sono già sotto pressione a causa dell’urbanizzazione, della crescita demografica e dei cambiamenti climatici, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre l’area di costruzione.

Ricostruire ciò che il canale distrugge

Il corso d’acqua proposto attraverserebbe anche le infrastrutture esistenti utilizzate per l’approvvigionamento e la gestione dell’acqua di Istanbul. Il sistema di Terkos, ad esempio, riceve l’acqua trasferita da sette dighe e funge da bacino intermedio. Le condutture che collegano il lago di Terkos con altri bacini ne risentirebbero, mentre la stessa diga di Sazlıdere diventerebbe inutilizzabile.

La valutazione del 2021 avvertiva che, in assenza di infrastrutture sostitutive, il progetto potrebbe interrompere l’approvvigionamento idrico per circa cinque milioni di persone. Si stimava che la ricostruzione delle infrastrutture idriche rese inutilizzabili potesse costare oltre 20 miliardi di lire turche.

Sostituire la capacità persa creerebbe un altro problema: Istanbul ricava già circa la metà della propria acqua da altre città attraverso trasferimenti dai bacini fluviali limitrofi. Sarebbero quindi necessarie nuove dighe e condotte più lunghe per compensare le risorse perse a causa del canale, esercitando un’ulteriore pressione sulle regioni circostanti e sui loro residenti.

Il progetto potrebbe inoltre intensificare proprio quell’urbanizzazione che sta contribuendo ai problemi idrici di Istanbul. Greenpeace ha avvertito che i nuovi insediamenti intorno al canale potrebbero attirare almeno 1,2 milioni di persone, aumentando la domanda di acqua e incoraggiando ulteriori costruzioni su terreni che attualmente contribuiscono a sostenere le riserve idriche naturali della città.

Il canale modificherebbe gli alvei e i regimi di deflusso di 13 corsi d’acqua e creerebbe una grande isola tra il nuovo corso d’acqua e il Bosforo. I critici si chiedono come un’area urbana di tali dimensioni possa continuare a essere adeguatamente rifornita in caso di siccità, inondazioni, ondate di calore o terremoti.

La preoccupazione più ampia riguarda un circolo vizioso: la costruzione riduce le riserve idriche naturali, costringendo la città a cercare approvvigionamenti da fonti più lontane; le nuove dighe e condutture incidono poi su altre regioni, mentre la crescita demografica e ulteriori interventi edilizi fanno aumentare nuovamente la domanda.

Montreux e la questione strategica

Il Canale di Istanbul ha anche scatenato un dibattito sulla Convenzione di Montreux del 1936, l’accordo internazionale che disciplina il passaggio attraverso gli stretti turchi.

La Convenzione di Montreux garantisce il passaggio delle navi mercantili attraverso il Bosforo e i Dardanelli, imponendo al contempo restrizioni alle navi da guerra, in particolare a quelle appartenenti a paesi privi di costa sul Mar Nero. Stabilisce inoltre le norme che regolano l’accesso navale al Mar Nero, rendendola strategicamente importante per i paesi che si affacciano sulla regione.

Poiché il Canale di Istanbul sarebbe un corso d’acqua artificiale anziché uno degli stretti naturali contemplati dal regime esistente, il progetto ha sollevato dubbi sul fatto che le navi che lo utilizzerebbero sarebbero soggette alle stesse norme. Le implicazioni del canale per la Convenzione di Montreux sono di conseguenza diventate parte di un dibattito più ampio sul controllo della Turchia sull’accesso marittimo tra il Mar Nero e il Mediterraneo.

L’ultimo annuncio del governo arriva dopo anni di segnali contrastanti da parte dei funzionari. Nell’aprile 2025, il ministro dell’Ambiente, dell’Urbanizzazione e dei Cambiamenti climatici, Murat Kurum, aveva affermato che il canale non era all’ordine del giorno del suo ministero e aveva negato che i complessi residenziali nei pressi della diga di Sazlıdere fossero collegati al progetto.

Ciononostante, la costruzione di alloggi nel bacino idrografico della diga è proseguita nonostante le obiezioni del Comune metropolitano di Istanbul.

Il sindaco Ekrem İmamoğlu, uno dei principali oppositori del canale, ha accusato il governo di aver accelerato la costruzione di alloggi lungo il suo tracciato dopo il suo arresto nel marzo 2025. Rimane in custodia cautelare a seguito di accuse di corruzione che egli nega, descrivendo il procedimento giudiziario come un tentativo di impedirgli di sfidare Erdoğan alle elezioni presidenziali.

Articolo tradotto da Luca Gualco. Leggi qui la versione originale su EUAlive.

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