L’euforia per l’ascesa di Rumen Radev, che ha ottenuto la maggioranza assoluta, ha oscurato il rumore del crollo del politico con più vittorie elettorali in Bulgaria: il leader del GERB, Boyko Borisov.

Non si tratta di un normale arretramento di un veterano vincente di fronte a un nuovo attore politico, ma di un’erosione molto più profonda di un modello che per lungo tempo sembrava stabile – persino impermeabile agli scandali. Registrazioni telefoniche compromettenti, foto di un comodino con lingotti d’oro e mazzette da 500 euro, rivelazioni su coperture da parte della procura: tutto sembrava rimbalzare sul “teflon” Borisov.

I legami con l’oligarca Delyan Peevski, sanzionato per corruzione da Stati Uniti e Regno Unito, però, non sono stati perdonati. Peevski e il partito da lui guidato, il DPS, incarnano il potere occulto. Le proteste di massa del dicembre 2025 hanno chiesto lo smantellamento del modello “Borisov-Peevski”.

Alle elezioni del 19 aprile, il GERB ha a malapena mantenuto la seconda posizione. Il partito si è ritrovato pericolosamente vicino al terzo posto, con un risultato quasi pari alla coalizione Continuiamo il cambiament0-Bulgaria Democratica: appena il 13,4%, circa 430 mila voti. Si tratta di un crollo drammatico: quattro volte inferiore rispetto al luglio 2009, quando Borisov vinse la sua prima elezione con quasi 1,7 milioni di voti e appariva politicamente inattaccabile.

Il divario tra primo e secondo non è mai stato così ampio: la formazione di Radev, Bulgaria Progressista, guida con un vantaggio del 30% sul GERB. I sondaggi pre-elettorali prevedevano un margine tre volte inferiore per l’ex presidente.

Durante i tre governi del GERB, Borisov si era trasformato nel principale predatore della scena politica bulgara, neutralizzando tutti i suoi partner di coalizione. Dopo le ultime elezioni, ha promesso su Facebook “niente coalizioni e niente compromessi senza principi”, senza però assumersi la responsabilità del peggior risultato elettorale nella storia del partito.

Tre settimane prima del voto, Borisov era stato rieletto all’unanimità leader del partito per un nuovo mandato di quattro anni, senza altri candidati né voti contrari o astensioni.

Questa volta, senza il sostegno del PPE

Per anni, il leader del GERB ha goduto del sostegno di figure chiave della sua famiglia politica europea, il Partito Popolare Europeo. Nato con il supporto dell’Unione Cristiano-Sociale bavarese, il GERB ha mantenuto a lungo buoni rapporti con il PPE.

Nel 2020, durante le proteste contro il governo Borisov, il PPE lo difese nel dibattito sullo Stato di diritto al Parlamento europeo e tentò, senza successo, di indebolire una risoluzione critica contro la Bulgaria. All’epoca, il suo presidente Manfred Weber espresse pubblicamente sostegno al governo, sottolineando che il Paese aveva bisogno di Borisov.

Due anni dopo, però, dopo l’arresto di Borisov durante il governo di Continuiamo il cambiamento, Weber si mostrò molto più prudente.

A differenza del 2024, quando la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen visitò Plovdiv per un evento elettorale del GERB, nelle elezioni chiave di aprile – con la vittoria di Radev data per certa – i rappresentanti del PPE erano assenti.

Le liste guidate da Borisov nei principali collegi di Sofia e Plovdiv sono arrivate terze, dietro Bulgaria Progressista e PP-DB.

Borisov non ha mai assunto responsabilità personali dopo sconfitte elettorali, nemmeno nel luglio 2021, quando il GERB divenne per la prima volta seconda forza dietro C’è un popolo del presentatore Slavi Trifonov. Dopo quel fallimento, il partito si riprese rapidamente, tornando dominante alle elezioni locali del 2023. Tuttavia, anche a livello locale iniziano a emergere crepe, con alcuni sindaci passati nel campo di Radev.

La vittoria di Bulgaria Progressista con maggioranza assoluta nel futuro 52° Parlamento cambia gli equilibri. Il GERB rischia di essere escluso da decisioni chiave come la nomina dei membri del Consiglio superiore della magistratura e del nuovo procuratore generale – cariche finora influenzate dal tandem Borisov-Peevski.

Per eleggere questi organi servono 160 deputati: Radev cercherà un’intesa con PP-DB, con cui potrebbe raggiungere tale soglia. “Molto probabilmente guarderemo nella stessa direzione con PP-DB per la scelta del nuovo Consiglio giudiziario”, ha dichiarato.

All’interno del GERB nessuno ha mai messo in discussione la leadership di Borisov, ma dopo questo crollo elettorale l’ipotesi di un passo indietro non appare più impensabile.

Il leader “del popolo”

Se Borisov incarnava un’era di accordi dietro le quinte e controllo delle istituzioni, Radev si propone di smantellare questo modello. Il suo probabile governo monopartitico sarà giudicato sulla base delle riforme interne e della politica estera.

Radev ha già parlato di dialogo pragmatico con la Russia, mantenendo scetticismo su sanzioni e aiuti militari all’Ucraina – posizioni che gli sono valse paragoni con Viktor Orbán. Tuttavia, dopo la vittoria, cercherà probabilmente legittimità internazionale attraverso legami più stretti con i leader europei.

I primi segnali da Bruxelles sono cautamente positivi. Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha già parlato con Radev, esprimendo aspettative di continuità nella cooperazione sulla sicurezza. Congratulazioni sono arrivate anche da von der Leyen e dal presidente del Consiglio europeo António Costa.

Secondo gli analisti, la sfida principale non sarà la politica estera, ma liberare le istituzioni dall’influenza oligarchica. In questo, Radev potrebbe contare sul sostegno della coalizione riformista PP-DB.

Le elezioni del 19 aprile segnano dunque non solo un cambio di leadership, ma la fine di un modello politico che ha dominato la Bulgaria per anni.

Borisov, che trasformava ogni vittoria in maggiore controllo, è ora in ritirata. Radev, con una maggioranza assoluta, ha ricevuto un enorme mandato di fiducia. Ora arriva la parte più difficile: governare.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive Bulgaria disponibile qui.

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