Di fronte alla minaccia alla sicurezza europea costituita da Putin, e a quella di Donald Trump di uscire dalla NATO, l’unica risposta seria è costruire un sistema europeo di difesa come pilastro europeo della NATO, ovvero di europeizzare la NATO.

Donald Trump ha minacciato di uscire dall’Alleanza atlantica in risposta all’indisponibilità degli alleati europei di seguirlo nella guerra contro l’Iran che ha lanciato senza consultarli e senza avvisarli. Molti sperano che si tratti dell’ennesima sparata del presidente americano, e che vi faccia seguito l’ennesima giravolta e marcia indietro. Si illudono.

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Il danno ormai è fatto. Con la Presidenza Trump è venuta meno la capacità di deterrenza della NATO, che non si fondava soltanto sulla sua struttura militare, ma soprattutto sull’impegno politico legato all’articolo 5 del trattato NATO, relativo alla sicurezza collettiva e al mutuo soccorso di fronte a un attacco esterno. Se Trump può pensare e dire pubblicamente che intende uscire dall’Alleanza atlantica, è evidente a tutti che non sarà disponibile ad intervenire nel caso la Russia attacchi un paese membro della NATO in Europa. E in tale contesto il suo abbandono dell’Ucraina – che costituisce il fronte più avanzato dello scontro per la libertà in Europa – è del tutto coerente. D’altronde, già in passato aveva detto che l’indipendenza dei baltici non è affar suo. E le sistematiche violazioni dello spazio aereo dei paesi baltici da parte della Russia stanno a dimostrarlo.

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Peraltro, l’art. 5 della NATO è vago, chiamando tutti gli stati membri ad intervenire a sostegno dell’aggredito con le modalità che preferiscono. Al limite ciò potrebbe ridursi a un telegramma di auguri. Al contrario l’art. 42 del Trattato sull’Unione Europea prevede una clausola di difesa collettiva molto più stringente, prevedendo che in caso di attacco a uno Stato membro, gli altri interverranno “con tutti i mezzi a loro disposizione”.

Dunque, invece che sperare in un ripensamento di Trump, che comunque non ristabilirebbe quella deterrenza pregressa, è necessario costruire un’autonoma deterrenza europea, attraverso un sistema europeo di difesa. Ciò passa proprio dalla creazione di un centro di comando e controllo in grado di gestire missioni complesse e di coordinare le forze militari dei paesi membri. L’unica struttura attualmente in grado di farlo è SHAPE (Supreme Headquarters Allied Powers Europe), il centro di comando e controllo della NATO.

La risposta Europea alla minaccia di Trump di uscire dalla NATO dovrebbe essere quella di rispondere positivamente alla sua richiesta qualche tempo fa che gli europei prendessero in mano l’Alleanza entro il prossimo anno. Circa l’80% del personale di SHAPE proviene dai Paesi membri dell’Unione europea, e un’altra parte da Paesi europei fuori dall’Unione come il Regno Unito la Turchia. Non è dunque un’impresa impossibile una gestione europea di SHAPE e della NATO.

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Ma richiede la volontà politica di creare un sistema europeo di difesa. Ciò implica un sistema di approvvigionamento comune del materiale militare, la scelta come Comandante in Capo delle forze NATO in Europa di un generale europeo e non più americano, preferibilmente il capo dello Stato maggiore o del comitato militare dell’Unione Europea. E in prospettiva, il commissario per la difesa dovrebbe diventare il segretario generale dell’Alleanza atlantica.

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Inoltre, sarebbe necessario istituire una forza multinazionale europea di intervento Rapido come quella di 60.000 unità decisa al Consiglio Europeo di Helsinki nel 1999, e mai applicata, anche per l’assenza di un centro di comando e controllo adatto. Ciò potrebbe essere realizzato anche solo dai Paesi disponibili attraverso una nuova Cooperazione strutturata permanente sulla difesa (PESCO), utile anche ad europeizzare – ovvero riportare nel quadro giuridico dell’Unione i diversi accordi di Cooperazione militare bilaterali e multilaterali esistenti tra i paesi europei come la Brigata Franco-Tedesca, lo squadrone navale Baltico, ecc.

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Ovviamente una capacità militare e al servizio di una politica estera. Creare un sistema di difesa Europea implica dunque di creare un governo europeo democratico, responsabile di fronte ai cittadini. Si tratta quindi di rafforzare il ruolo della commissione europea come governo federale dell’Unione e di abolire completamente la regola dell’umanità nel processo decisionale dell’Unione in modo da evitare quelle assurde paralisi cui oggi assistiamo a – causa dell’Ungheria e non solo -rispetto alla politica estera di sicurezza e difesa.

Sarebbe opportuno capire cosa pensano il governo e le opposizioni rispetto a questa prospettiva. L’unica in grado di mettere l’Europa nelle condizioni di contribuire alla pace, alla costruzione di un nuovo ordine mondiale, e di difendere gli interessi e i valori dei cittadini europei garantendone la sicurezza.

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