Due schieramenti politici rivali hanno riempito le strade di Budapest il 15 marzo, mentre l’Ungheria celebrava l’anniversario della Rivoluzione ungherese del 1848 a sole quattro settimane dalle elezioni parlamentari. Le marce contrapposte organizzate dal partito di governo Fidesz e dall’opposizione del partito Tisza hanno trasformato la capitale in un palcoscenico per due narrazioni elettorali nettamente diverse – una incentrata su sovranità e sicurezza, l’altra su libertà e cambiamento politico.

L’Ungheria terrà elezioni parlamentari il 12 aprile 2026. Per la prima volta in 16 anni, Viktor Orbán affronta una forte concorrenza da parte di Péter Magyar e del suo partito Tisza, che i sondaggi che mostrano avere sempre più ridotto il divario con Fidesz. Con tensioni politiche ai livelli più alti degli ultimi anni, l’esito potrebbe anche ridefinire gli equilibri di potere nell’Unione europea, in particolare su temi come l’allargamento e il sostegno all’Ucraina.

La cosiddetta “Marcia della Pace” di Fidesz si è snodata dal ponte Margherita a piazza Kossuth, mentre la Marcia Nazionale del partito Tisza si è estesa da piazza Deák a piazza degli Eroi. Al di là delle differenze in termini di partecipazione e atmosfera, le manifestazioni hanno evidenziato visioni contrastanti del futuro dell’Ungheria, anche se entrambe le parti hanno inquadrato i propri messaggi attorno ai concetti di pace e sovranità.

Secondo le “stime basate sulle celle” dell’Agenzia ungherese per il turismo, circa 180.000 telefoni cellulari sono stati rilevati a piazza Kossuth e nelle strade circostanti durante la manifestazione di Fidesz, mentre circa 150.000 dispositivi sono stati individuati in piazza degli Eroi e lungo viale Andrássy. Tali cifre non possono tuttavia determinare con precisione la partecipazione, poiché un telefono può connettersi a più antenne e alcune persone possiedono più dispositivi.

Le stime indipendenti differiscono in modo significativo. Secondo questi calcoli, tra 85.000 e 92.000 persone potrebbero aver partecipato alla Marcia della Pace, mentre la manifestazione del Tisza avrebbe probabilmente attirato tra 160.000 e 170.000 partecipanti.

Orbán inquadra le elezioni come una questione di sicurezza

La Marcia della Pace di Fidesz è iniziata la mattina presto del 15 marzo a piazza Elvis Presley. Molti partecipanti provenivano da aree rurali e da comunità ungheresi all’estero, tra cui un gruppo dalla Polonia. Dopo essere arrivato a piazza Kossuth con circa mezz’ora di ritardo, l’evento è entrato nel suo programma politico. Prima dell’intervento di Viktor Orbán, il programma ha incluso l’inno nazionale, letture poetiche e discorsi di Péter Szijjártó e János Lázár.

Szijjártó si è concentrato in larga misura sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con l’Unione europea, mentre Lázár ha lodato la leadership del primo ministro e criticato Péter Magyar. Nell’attuale contesto internazionale, ha sostenuto, “non possiamo mandare un inesperto a un incontro di pugilato dei pesi massimi”.

Secondo una sintesi del sito di informazione ungherese 444.hu, il discorso di Orbán è durato circa 25 minuti e ha contenuto circa 1.700 parole. Il primo ministro ha inquadrato le elezioni come una questione di sopravvivenza nazionale e ha fatto ripetuti riferimenti a minacce esterne.

Il rapporto rileva che la parola “Bruxelles” è comparsa 17 volte, “guerra” 16 volte e “pace” 5 volte. L’Ucraina è stata menzionata 8 volte, mentre la Russia non è stata citata affatto.

Orbán ha avvertito che ulteriori sfide sono in arrivo. A suo avviso, Bruxelles si sta preparando alla guerra e il conflitto russo-ucraino si avvicina sempre di più all’Ungheria. La questione chiave, ha sostenuto, è chi sia in grado di proteggere il Paese.

“Se dobbiamo scegliere, formare un governo, Zelensky o io, allora raccomando me stesso con sufficiente modestia”, ha dichiarato, riferendosi al presidente ucraino, con il quale i rapporti sono notoriamente tesi. Il premier ungherese ha esortato i sostenitori a trascorrere le successive quattro settimane persuadendo gli elettori per ottenere almeno tre milioni di voti.

Magyar fa campagna sulla libertà

La manifestazione del Tisza è iniziata nel pomeriggio, con una folla che si estendeva da piazza Deák a piazza degli Eroi. Quando il corteo ha raggiunto la piazza, questa era già piena, e Péter Magyar ha tenuto un discorso di oltre 50 minuti.

Magyar ha descritto la rivoluzione del 1848 come patrimonio condiviso di tutti gli ungheresi e ha sostenuto che la libertà sia stata un tema costante nella storia del Paese.

Nel corso del discorso è tornato più volte sull’idea di una “Ungheria civica”, che ha definito come un Paese di cittadini liberi e consapevoli. Riferendosi a Orbán come al “vecchio imperatore”, Magyar ha sostenuto che il primo ministro abbia sfruttato il desiderio di libertà del Paese per costruire un sistema in cui le persone vivono ormai come sudditi piuttosto che come cittadini.

Una parte significativa del discorso è stata dedicata all’illustrazione del suo programma politico.

Tra le proposte figurano un “sistema fiscale più equo”, una tassa sulla ricchezza per i miliardari, misure per affrontare il problema delle pensioni basse, un contributo di 100.000 fiorini ungheresi (255,40 euro) per l’inizio dell’anno scolastico e un aumento dei finanziamenti annuali per la sanità.

Magyar ha inoltre proposto la creazione di un ufficio per il recupero delle ricchezze volto a indagare sui “casi di corruzione degli ultimi 20 anni” e, ispirandosi al sistema presidenziale degli Stati Uniti, di limitare il mandato del primo ministro a due legislature.

Secondo 444.hu, Magyar ha utilizzato le parole “libero” o “libertà” più di 40 volte, mentre “guerra” è comparsa 12 volte e “pace” 6 volte. Ha inoltre fatto riferimento 2 volte alla Russia, suscitando cori di “Russi a casa!” tra la folla.

Al termine del suo discorso, Magyar ha prestato giuramento per porre fine a quella che ha definito l’era della divisione politica e ha esortato i sostenitori a mobilitare gli elettori nelle settimane successive. La manifestazione si è conclusa con una recitazione collettiva del Canto nazionale insieme ai candidati del partito.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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