L’eurodeputato di Forza Italia e membro della commissione Agricoltura e sviluppo rurale (AGRI), Salvatore De Meo, in un’intervista con Focus Europe Italia, ha espresso decise riserve sulla proposta della Commissione europea di accorpare in un unico fondo le risorse storicamente destinate alla politica di coesione e quelle della Politica agricola comune (PAC). Secondo l’eurodeputato, l’operazione rischia di tradursi in una rinazionalizzazione delle politiche e in una perdita della “concertazione” con le autorità regionali e locali.
La proposta di programmazione finanziaria 2028-2034 rappresenta, secondo De Meo, “una novità sostanziale, quella del fondo unico, dove le risorse storicamente assegnate alle politiche di coesione verrebbero accorpate a quelle storicamente assegnate all’agricoltura comune”. Una scelta che, “per me ma per gran parte dei gruppi politici e dei parlamentari”, rischia di rappresentare “un passo indietro sia sulle politiche di coesione che sulla politica agricola comune”.
“Significherebbe una rinazionalizzazione, si rischia di perdere quella concertazione con le autorità regionali” ha spiegato De Meo, nonostante ammetta che nel percorso negoziale sia stato evidenziato il ruolo da riconoscere alle autorità locali.
Per De Meo, l’azione del Parlamento ha rappresentato “un campanello di allarme che abbiamo lanciato” nella fase finale del negoziato per “inserire degli elementi di salvaguardia perché le due politiche non perdano la loro identità”.
Anche nelle nuove versioni del bilancio, De Meo riconosce che “oltre il 60% delle risorse sono destinate alla politica di coesione e alla politica agricola comune”, due politiche che “hanno consentito in tutti questi anni di favorire il processo di integrazione”.
“Credo che sia legittimo da parte nostra sollevare questi dubbi e fare in modo che le politiche raggiungano le loro missioni iniziali”, vale a dire “eliminare i divari e garantire agli agricoltori le stesse opportunità e le stesse condizioni” ha spiegato.
Coesione “costruita dal basso”
Per De Meo, la coesione “deve mantenere la sua vicinanza ai territori”, non deve essere “una politica calata dall’alto ma costruita dal basso”. Bisogna continuare ad “aiutare i territori a fare in modo che siano più attrattivi, più competitivi, più dinamici” e il rischio da evitare è che “in nome di una semplificazione si perda questa dimensione territoriale”.
Richiamando la propria esperienza da amministratore locale, De Meo osserva che “non possiamo ignorare la capacità di questi territori di poter indirizzare al meglio l’utilizzo dei fondi di coesione”.
Citando l’analisi della Corte dei conti europea, l’eurodeputato ammette che “non sempre le risorse della coesione hanno raggiunto l’obiettivo di rimuovere il divario e di armonizzare e creare condizioni di opportunità”. Da qui la posizione di Forza Italia e del gruppo del PPE, secondo cui “le risorse della coesione non debbano essere ridotte e non debbano perdere la loro identità”.
Flessibilità e rinegoziazione dei fondi
La maggiore flessibilità introdotta nella revisione di medio termine è definita da De Meo uno strumento utile a “reindirizzare delle risorse che, pur essendo state immaginate con una destinazione all’inizio della programmazione”, rischiavano di restare bloccate dalla “rigidità del passato” che “non ha consentito di portare a termine dei programmi”.
Su questo fronte, l’eurodeputato ricorda l’impegno del governo italiano e del commissario e vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto “perché la flessibilità diventi uno strumento di credibilità e di attrattività”. Un risultato concreto, secondo Demeo, è che “la stessa Italia ha saputo rinegoziare ben oltre sette miliardi di euro nell’attuale programmazione”.
Competitività come priorità abilitante
Tra tutte le nuove priorità nell’uso dei fondi, tra cui difesa, energia e competitività, per De Meo quest’ultima è la “condizione abilitante per tutte le altre”. L’eurodeputato respinge una lettura contrapposta delle priorità, spiegando che “non sono solito contrapporle, perché sono tutte facce della stessa medaglia”.
Per Demeo, competitività significa “autonomia nelle catene produttive, nelle tecnologie, nelle nostre scelte strategiche”, e per questo “la stessa difesa e sicurezza non deve essere interpretata dal punto di vista tipicamente militare, ma come strumento per aumentare la nostra deterrenza, la nostra sovranità europea e la nostra credibilità”.
Quanto alla sostenibilità ambientale, l’eurodeputato non ne propone l’abbandono, ma un adeguamento dei tempi: gli obiettivi “non vengono rinunciati, non vengono cancellati, ma vengono rimodulati e ricalendarizzati”, in modo che la sostenibilità ambientale “vada di pari passo con la sostenibilità sociale, economica e produttiva”.
I limiti italiani nell’attuazione dei fondi
Sul bilancio della gestione regionale in Italia, Demeo individua nella conoscenza diretta del territorio il principale punto di forza. Le autorità locali “hanno la capacità di adattare gli interventi a quelle che sono le reali caratteristiche economiche e sociali della singola area del Paese”. Il limite, riconosce l’eurodeputato, riguarda invece “la nostra capacità di trasformare rapidamente le risorse che ci vengono assegnate in progetti”, un ritardo attribuito a “diverse normative nazionali, la sovrapposizione di vincoli, le diverse autorità che intervengono nel processo decisionale, autorizzativo e di attuazione”.
Come esempio, Demeo cita le infrastrutture italiane rimaste bloccate, tra cui la Torino-Lione (TAV), “ferma da tanti anni”, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi del Mediterraneo e dell’Est Europa, dove “l’impegno delle risorse europee” ha avuto “una maggiore semplicità” di attuazione. Da qui la conclusione dell’eurodeputato: “Noi abbiamo un potenziale inespresso, ma per regole che sono tipiche dell’Italia”.
Guardando alla proposta di regolamento in discussione, Demeo ne indica la funzione auspicata: “Armonizzare e uniformare tutte le normative dei vari Paesi membri, compresa l’Italia, affinché non ci siano diverse velocità” e “ci siano opportunità uguali per tutti”.

