Quella che per anni è stata raccontata come una delle pagine più traumatiche della crisi dell’euro viene ora riletta da Atene con toni diversi. Il ministro greco dell’Economia e presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha definito “assolutamente necessarie” molte delle riforme imposte alla Grecia durante i programmi di salvataggio internazionale, sostenendo che abbiano posto le basi della ripresa economica del Paese.
Tra il 2010 e il 2018 Atene ricevette oltre 250 miliardi di euro di assistenza finanziaria da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale – la cosiddetta “troika” – in cambio di tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni e profonde riforme strutturali. Per molti greci quegli anni sono rimasti associati a disoccupazione record, recessione e proteste di massa.
“Molte riforme all’interno di quei programmi di stabilizzazione erano assolutamente necessarie”, ha dichiarato Pierrakakis al Financial Times, aggiungendo che quelle misure sono state una condizione essenziale per i risultati economici odierni del Paese. Allo stesso tempo, il ministro ha riconosciuto che l’esperienza della troika ebbe anche aspetti negativi e che l’Ue dovrebbe imparare dagli errori commessi nella gestione della crisi.
Dalla crisi del debito al surplus
Le parole del ministro arrivano in un momento in cui la situazione macroeconomica greca appare radicalmente diversa rispetto a quindici anni fa.
Secondo il Fondo monetario internazionale, la Grecia è oggi uno dei pochi Paesi dell’Unione europea a registrare un avanzo primario di bilancio, con entrate fiscali superiori alla spesa pubblica al netto degli interessi sul debito. Il debito pubblico greco, che aveva superato il 209% del Pil nel 2020, dovrebbe scendere al 137,6% quest’anno, sotto il livello previsto per l’Italia.
Anche altri Paesi che durante la crisi dell’euro erano considerati anelli deboli dell’unione monetaria – tra cui Portogallo, Irlanda e Spagna – stanno registrando una crescita più sostenuta rispetto alle economie “core” dell’Eurozona, come Germania e Francia.
Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha recentemente sostenuto che i Paesi che hanno introdotto profonde riforme dieci o quindici anni fa siano oggi quelli che stanno ottenendo risultati migliori in termini fiscali.
“Le riforme hanno funzionato, ma il prezzo è stato alto”
La rivalutazione dell’eredità della troika resta però controversa. Alcuni degli stessi protagonisti europei che gestirono la crisi riconoscono oggi che l’impatto sociale delle misure fu eccessivo. Tra il 2008 e il 2013 il Pil greco si ridusse di circa un quarto, mentre la disoccupazione raggiunse il 26,6% nel 2014, contro l’8% precedente alla crisi.
Marco Buti, ex direttore generale per gli affari economici della Commissione europea, ha ammesso che in Grecia ci fu “austerità eccessiva”. Anche l’ex presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha riconosciuto che la gestione della crisi fu “distruttiva”, pur sostenendo che nel lungo periodo i risultati economici siano arrivati.

