Per i primi sei mesi del 2026 toccherà a Cipro presiedere il Consiglio dell’Unione europea, l’organo che riunisce i ministri dei ventisette Stati membri e definisce l’indirizzo politico dell’Unione insieme al Parlamento europeo. A distanza di quattordici anni dal suo primo mandato, Nicosia si prepara ad assumere di nuovo un incarico che, al di là del cerimoniale, significa stabilire l’agenda degli incontri ministeriali, guidare i negoziati, definire le priorità dell’Europa in uno dei momenti più turbolenti della sua storia europea recente.

La Danimarca, che ha presieduto il Consiglio nell’ultimo semestre del 2025, consegna allo Stato cipriota un’Unione attraversata da instabilità politica, guerra, riarmo e incertezza economica. Non è un compito semplice per un Paese di appena 1,2 milioni di abitanti e spesso descritto come periferico, non solo in senso figurato.

“Un’Europa più autonoma” è il motto scelto dal presidente Nikos Christodoulides il 21 dicembre a Lefkara, un piccolo villaggio a sud dell’isola: una scelta simbolica che rimanda a un’idea di Europa meno centrata sulle grandi capitali e più attenta alle sue periferie, che inevitabilmente costituiscono anche i suoi confini.

Il programma poggia su cinque pilastri: sicurezza, competitività, allargamento, autonomia e bilancio fiscale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’Unione dall’interno per consentirle di assumere una leadership riconosciuta all’esterno. In sostanza, meno dipendenza militare, energetica, industriale, e maggiore capacità di iniziativa geopolitica.

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Dietro queste parole, prudenti e responsabili, si cela tuttavia la nazione più controversa dell’intera Unione europea. Nicosia occupa una posizione geografica e politica del tutto particolare: è un’isola del Mediterraneo orientale, a pochi chilometri dalle coste turche e mediorientali, con una storia recente segnata da divisioni, tensioni e trasformazioni economiche molto rapide.

Geograficamente proiettata verso il Medio Oriente, giuridico ancorata all’Europa e culturalmente sospesa tra Grecia e Turchia, Cipro è un crocevia di identità e conflitti che ne fanno un corpus più unico che raro. L’isola è infatti divisa dal 1974, quando l’invasione turca seguì a un tentativo di colpo di Stato dei nazionalisti greco-ciprioti favorevoli all’unione con la Grecia. Da allora il territorio è separato in due parti: a sud la Repubblica di Cipro, riconosciuta a livello internazionale e membro dell’Unione europea; a nord la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia e fortemente dipendente da essa dal punto di vista economico e militare.

Nicosia, è l’ultima capitale divisa d’Europa, attraversata da una linea di demarcazione presidiata dalle Nazioni Unite, non esattamente un dettaglio. Questa divisione ha segnato profondamente la società e la politica cipriota, influenzando i rapporti con la Turchia e con la Grecia e incidendo sulle relazioni di Cipro con la NATO, di cui non fa parte proprio a causa della questione irrisolta con Ankara.

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L’identità del Paese è plurale: la parte greco-cipriota è a maggioranza cristiano-ortodossa e guarda culturalmente alla Grecia, la comunità turco-cipriota al nord è in prevalenza musulmana e legata alla Turchia.

A livello economico Cipro è stata per lungo tempo associata al turismo e alla finanza. Quest’ultima rappresenta indubbiamente una delle pagine più oscure della storia recente di Cipro: tasse relativamente basse, e una normativa molto permissiva hanno gettato più di un’ombra sull’isola.

Il programma dei cosiddetti “passaporti d’oro”, che garantivano la cittadinanza in cambio di grandi investimenti, hanno attirato ingenti capitali stranieri, in particolare russi. Questo modello ha però mostrato tutti i suoi limiti durante la crisi bancaria del 2012-2013, che ha portato a controlli sui capitali e a una forte pressione europea per rendere il sistema più trasparente.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, inoltre, diverse cittadinanze concesse agli oligarchi sono state revocate e il programma è stato interrotto, ma la percezione di Cipro come piazza finanziaria discussa continua a pesare.

Un altro tema molto delicato con cui Cipro deve anche confrontarsi è il fenomeno migratorio: la sua posizione la colloca lungo una delle principali rotte verso l’Europa e il numero di richiedenti asilo è molto alto in rapporto alla popolazione.

Tutti questi elementi contribuiscono a definire un Paese piccolo, ma estremamente “politico”, in cui temi come i rapporti con la Turchia, la sicurezza nel Mediterraneo, e il ruolo nell’Unione europea sono al centro del dibattito pubblico.

Cipro è quindi allo stesso tempo periferia geografica e centro di molte delle grandi questioni europee contemporanee: una nazione divisa, segnata da un passato finanziario controverso e da fragilità irrisolte, ma che cerca di trasformare la propria posizione di confine in una risorsa e di presentarsi come ponte tra Europa, Medio Oriente e Mediterraneo.

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