Presentando ieri (10 settembre) la European Radioisotope Valley Initiative (ERVI), il nuovo quadro europeo per rendere più sicura e resiliente la fornitura di radioisotopi medicali, riducendo in particolare la dipendenza dai fornitori russi, la Commissione europea ha aperto una nuova strada all’autonomia e alla competitività dell’Unione, quella della medicina nucleare.
L’iniziativa punta a sostenere attraverso investimenti economici e sburocratizzazione ricerca, infrastrutture e innovazione in un settore diventato essenziale per la diagnosi e il trattamento di numerose patologie.
La posta in gioco è significativa. Ogni anno negli Stati dell’Unione vengono effettuate circa 10 milioni di procedure di medicina nucleare che utilizzano radioisotopi, versioni di un elemento chimico che, introdotte nell’organismo, possono diagnosticare o curare malattie a organi o tessuti.
Circa il 90% ha finalità diagnostiche, mentre l’oncologia rappresenta fino al 65% delle procedure. I radioisotopi vengono impiegati soprattutto lungo diverse fasi del percorso di cura dei tumori, dalla diagnosi precoce fino al trattamento.
L’Europa dispone già di una posizione di primo piano nella produzione mondiale e, secondo la Commissione, esporta circa metà della propria produzione al di fuori del proprio territorio. Ma questa leadership non elimina le vulnerabilità della catena di approvvigionamento.
Gli impianti di produzione invecchiano, la domanda mondiale cresce e alcune componenti della filiera dipendono ancora da fornitori esterni. Un problema particolarmente delicato riguarda le materie prime e gli isotopi stabili provenienti dalla Russia.
A complicare ulteriormente il quadro c’è una caratteristica intrinseca dei radioisotopi: non possono essere immagazzinati a lungo, perché il loro decadimento radioattivo e le brevi emivite impongono una produzione e una distribuzione continue e accuratamente coordinate. L’obiettivo di Bruxelles è quindi intervenire non solo sulla quantità prodotta, ma sull’intera catena del valore.
L’ERVI si articola attorno a cinque priorità strategiche e dieci azioni. Sul fronte dell’innovazione, la Commissione intende sostenere lo sviluppo di radioisotopi medicali di nuova generazione, radiofarmaci e tecnologie produttive. Tra gli strumenti previsti figura una Strategic Research and Innovation Agenda (SRIA), che dovrebbe collegare più efficacemente la ricerca europea alle esigenze del mercato e dei pazienti.
La prima fase è prevista già per il periodo 2026-2027, con un bando per finanziare lo sviluppo della SRIA. Successivamente, tra il 2028 e il 2034, Bruxelles punta a sostenerne l’attuazione attraverso una partnership pubblico-privata o altri strumenti appropriati. Anche l’Important Projects of Common European Interest (IPCEI) – strumento europeo che permette agli Stati membri di finanziare insieme grandi progetti strategici – potrà contribuire a mobilitare investimenti.
Il secondo pilastro riguarda invece le infrastrutture. Gli Stati membri saranno chiamati a rafforzare la produzione europea e a sviluppare capacità interne per la produzione di High-Assay Low-Enriched Uranium (HALEU), oltre che di isotopi stabili oggi importati dalla Russia. Sono previsti anche interventi di ammodernamento dei reattori esistenti e la realizzazione di nuove strutture.
Sul fronte del mercato, la Commissione consulterà Stati membri, industria e utilizzatori finali per definire come raccogliere dati sull’utilizzo, la produzione e la distribuzione dei radioisotopi, con l’intenzione di creare successivamente una piattaforma digitale europea ad hoc. Ulteriori priorità sono quelle della cooperazione internazionale – in particolare con il Regno Unito – e della regolamentazione e dei trasporti, che Bruxelles affiderà all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA).
Nell’annuncio della Commissione europea, rientra la scelta di inserire l’ERVI nel quadro di REPowerEU. Ciò mostra quanto la questione della sicurezza degli approvvigionamenti sia ormai intrecciata alla strategia europea di riduzione delle dipendenze dalla Russia.
La roadmap di REPowerEU del maggio 2025 aveva già individuato nella produzione europea di radioisotopi una delle azioni necessarie per ridurre la dipendenza russa e aumentare la resilienza della filiera. L’ERVI dà ora una struttura più concreta a quell’obiettivo.
L’ERVI arriva dopo un percorso iniziato con il piano Strategic Agenda for Medical Ionising Radiation Applications (SAMIRA), adottato nel 2021 proprio per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento di radioisotopi medicali, migliorare la qualità e la sicurezza della medicina basata sulle radiazioni e sostenere l’innovazione nelle tecnologie di medicina nucleare. La Commissione ha preso in mano il progetto dopo il mandato affidatole dal Consiglio europeo nel giugno 2024.
Con la nuova strategia si configura un ulteriore tassello della politica europea legata alla competitività: non solo energia, semiconduttori o materie prime critiche, ma anche le tecnologie e le forniture necessarie per garantire l’accesso dei cittadini europei alle cure mediche. In questo caso, la sicurezza della catena di approvvigionamento diventa direttamente una questione di sicurezza sanitaria.


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