La Commissione europea prova ad alleggerire il peso della rendicontazione di sostenibilità per le imprese senza smantellare l’impianto normativo del Green Deal. Bruxelles ha infatti aperto una consultazione pubblica sulla revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), gli standard che disciplinano le informazioni ambientali, sociali e di governance che le aziende devono comunicare nell’ambito della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
La proposta rappresenta uno dei tasselli principali del pacchetto di semplificazione “Omnibus I”, con cui l’esecutivo europeo cerca di rispondere alle crescenti pressioni del mondo imprenditoriale e di diversi governi nazionali che denunciano costi amministrativi eccessivi legati agli obblighi su ambiente , aspetti sociali e governance aziendale (ESG). L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è ridurre la burocrazia mantenendo però “informazioni di alta qualità” sulla sostenibilità delle imprese europee.
Secondo Bruxelles, la revisione potrebbe ridurre di oltre il 30% i costi di reporting per singola azienda. Ancora più significativa la riduzione dei dati richiesti: oltre il 60% dei datapoint obbligatori verrebbe eliminato, mentre il totale complessivo delle informazioni richieste diminuirebbe di oltre il 70%.
Gli ESRS costituiscono il pilastro tecnico della CSRD, la direttiva che ha ampliato enormemente il numero di imprese chiamate a rendicontare il proprio impatto ambientale e sociale. Gli standard coprono temi come cambiamento climatico, biodiversità, diritti umani, condizioni di lavoro e governance aziendale, con l’obiettivo di rendere comparabili e verificabili le informazioni ESG diffuse dalle imprese europee.
La revisione pubblicata dalla Commissione punta soprattutto a rendere gli standard “più brevi, più chiari e più flessibili”. Tra le modifiche previste vi sono la semplificazione di alcuni processi di raccolta dati, l’eliminazione di requisiti considerati duplicativi e un maggiore margine di discrezionalità per le imprese nella valutazione delle informazioni materiali da comunicare.
La proposta si basa ampiamente sul lavoro tecnico dell’EFRAG, l’organismo consultivo europeo sulla rendicontazione finanziaria, che negli ultimi mesi aveva raccolto osservazioni da imprese, investitori, società di consulenza e organizzazioni della società civile. Il dibattito si è concentrato soprattutto sul rischio che gli obblighi ESG potessero diventare sproporzionati per le imprese di dimensioni minori e per le catene di fornitura.
Proprio su questo punto si concentra una delle novità politicamente più rilevanti della proposta: il cosiddetto “value chain cap”. Bruxelles intende limitare la quantità di informazioni che le grandi aziende soggette alla CSRD possono richiedere ai propri partner commerciali più piccoli. In pratica, le imprese con meno di 1.000 dipendenti non potranno essere obbligate a fornire dati ulteriori rispetto a quelli previsti da uno standard volontario semplificato elaborato dalla Commissione.
La misura punta a evitare che gli obblighi normativi si trasferiscano indirettamente lungo la catena del valore, scaricando costi amministrativi su PMI formalmente escluse dagli obblighi europei di rendicontazione. La consultazione pubblica resterà aperta fino al 3 giugno attraverso il portale “Have Your Say”. Successivamente la Commissione adotterà formalmente i nuovi atti delegati, che saranno trasmessi al Parlamento europeo e al Consiglio secondo la procedura di “non obiezione”.
La revisione degli ESRS si inserisce in un contesto politico sempre più delicato per la regolamentazione ESG europea. Da un lato Bruxelles vuole preservare la credibilità degli obiettivi climatici e della finanza sostenibile, dall’altro cresce la pressione per rendere il quadro normativo più compatibile con la competitività industriale europea e con le difficoltà economiche di molte imprese.

