Il tentativo della Lega di allungare fino al 2030 le concessioni balneari nelle aree colpite dal maltempo si è fermato in commissione Bilancio al Senato, riportando al centro uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Italia e Unione europea. L’emendamento al decreto Infrastrutture, già passato in commissione Ambiente, è stato bocciato dopo il parere negativo del ministero dell’Economia, che ha sollevato sia problemi di copertura sia rischi di incompatibilità con il quadro Ue.
Il correttivo puntava a introdurre una proroga selettiva per Sicilia, Sardegna e Calabria, collegandola a investimenti per il ripristino delle coste e la continuità delle attività turistiche. Ma per il Mef e la commissione Bilancio il punto è soprattutto giuridico: un nuovo rinvio avrebbe esposto l’Italia a una probabile procedura d’infrazione, in un contenzioso già aperto da anni con Bruxelles.
Il testo dice che “in ragione dei danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa, nonché dagli eventi meteorologici di eccezionale intensità che hanno colpito in particolare il territorio della regione Calabria, della regione Autonoma della Sardegna e della regione Siciliana” le attuali concessioni balneari “possono continuare ad avere efficacia fino al 30 settembre 2030”.
Quella delle concessioni balneari è una delle partite più longeve tra Roma e Bruxelles. L’Italia proroga le concessioni in modo sistematico dal 2009, rinviando più volte l’apertura del mercato e cercando soluzioni transitorie per tutelare gli attuali concessionari.
Una strategia che si scontra con la direttiva Bolkestein, che impone procedure competitive per l’assegnazione di beni pubblici scarsi. La Commissione europea ha contestato a più riprese il modello italiano, mentre la giurisprudenza ha chiarito che i rinnovi automatici non sono compatibili con il diritto Ue. Il rischio di sanzioni resta quindi concreto ogni volta che si tenta di spostare in avanti le scadenze.
Il quadro attuale prevede l’avvio delle gare entro il 2027, ma in modo graduale e differenziato a seconda delle varie scadenze.

