Due veicoli diplomatici bulgari sono stati dati alle fiamme lunedì (15 giugno) in un attacco incendiario avvenuto davanti alla sede dell’ambasciata a Skopje. La polizia della Macedonia del Nord ha dichiarato di essere alla ricerca di un sospettato, al momento non identificato, che avrebbe appiccato volontariamente l’incendio.

Secondo le prime informazioni disponibili, l’aggressore avrebbe cosparso di liquido infiammabile un SUV Suzuki Vitara parcheggiato nelle vicinanze dell’edificio della missione diplomatica bulgara, per poi dargli fuoco. Le fiamme si sarebbero successivamente propagate a un secondo veicolo appartenente all’ambasciata.

L’autore del gesto è riuscito a fuggire senza essere visto, nonostante l’episodio sia avvenuto intorno a mezzogiorno in una zona centrale e molto frequentata della capitale macedone.

Le autorità hanno confermato che non ci sono stati feriti e che il movente dell’attacco resta al momento sconosciuto. L’episodio arriva in un momento delicato nelle relazioni tra Macedonia del Nord e Bulgaria e sarà seguito con particolare attenzione dal governo di Sofia.

Si tratta del secondo attacco contro proprietà diplomatiche bulgare a Skopje in meno di sei mesi. Nel gennaio 2026, il vetro della porta d’ingresso della missione diplomatica era stato danneggiato e l’autore non era mai stato identificato.

All’epoca, il ministero degli Esteri bulgaro aveva condannato con forza l’episodio, definendolo un attacco inaccettabile contro un simbolo statale e una grave violazione della Convenzione di Vienna. Le autorità di Skopje erano state criticate per quella che Sofia aveva definito una “passività istituzionale”, sostenendo che tale atteggiamento avrebbe potuto incoraggiare ulteriori episodi simili.

Il ministero degli Esteri della Macedonia del Nord ha pubblicato su X una dichiarazione in cui “condanna fermamente” l’incendio doloso. Il nuovo primo ministro bulgaro Rumen Radev ha assunto una posizione rigida contro qualsiasi concessione nei confronti della Macedonia del Nord, che continua a rifiutare l’inserimento della minoranza bulgara nella propria Costituzione.

Questa richiesta di Sofia è diventata dal 2022 una condizione posta dall’Unione europea affinché Skopje possa avviare i negoziati di adesione all’Unione europea. La condizionalità era stata concordata quando l’attuale ministra degli Esteri Velislava Petrova ricopriva il ruolo di vice della ministra degli Esteri dell’epoca, Teodora Genchovska.

Il primo ministro della Macedonia del Nord Hristijan Mickoski ha invitato Radev a visitare il Paese nella sua nuova veste istituzionale, ma finora non è arrivata alcuna risposta. L’ultimo episodio dell’incendio dei veicoli diplomatici rischia di complicare ulteriormente i rapporti bilaterali.

Il partito di Mickoski, il VMRO-DPMNE, sta portando avanti una linea nazionalista vicina a Belgrado, che secondo alcuni osservatori non sarebbe favorevole a vedere un numero crescente di Paesi dell’ex Jugoslavia avanzare nel percorso verso l’adesione all’Unione.

Gli attacchi contro strutture diplomatiche e culturali bulgare a Skopje fanno parte di una serie di episodi emersi dal 2021. Il primo caso noto risale al novembre 2021, quando furono infrante le finestre del Centro culturale e informativo bulgaro nella capitale macedone.

Un anno più tardi si verificò l’episodio più grave: furono esplosi colpi d’arma da fuoco contro il centro culturale bulgaro di Ohrid. L’attacco avvenne mentre alcune persone si trovavano all’interno del locale, ma fortunatamente nessuno rimase ferito.

Inoltre, continua ad aumentare il numero di cittadini della Macedonia del Nord in possesso di doppia cittadinanza che hanno denunciato episodi di odio e intimidazione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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