Martedì, il deputato europeo rumeno Siegfried Mureșan, membro del gruppo PPE, il più numeroso del Parlamento europeo (PE), ha illustrato la posizione del Parlamento europeo e le modifiche proposte per il bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2028-2034. Tra le richieste chiave c’è quella di non ripagare il debito generato dalla creazione del fondo di recupero dell’UE post-Covid dal bilancio ordinario dell’UE.

La commissione bilancio del PE voterà già questo mercoledì sulla relazione intermedia dei deputati europei alla proposta della Commissione europea.

Il Parlamento europeo sottolinea che le nuove priorità – difesa e competitività – non devono indebolire quelle tradizionali, ovvero l’agricoltura e la politica di coesione. Respinge l’unione di questi due settori in un unico grande fondo, che potrebbe ridurre la prevedibilità dei finanziamenti.

Secondo Mureșan, uno dei due relatori per il bilancio pluriennale, il PE rifiuta inoltre che il prestito comune dell’UE utilizzato per finanziare il fondo di ripresa NextGenerationEU venga rimborsato a scapito degli agricoltori europei, delle piccole e medie imprese, della ricerca o del programma Erasmus+.

La proposta della Commissione europea prevede il rimborso del debito nell’ambito del bilancio. Secondo il Parlamento, questo approccio sarebbe errato e il rimborso dovrebbe avvenire al di fuori dei massimali stabiliti, attraverso risorse proprie.

«Proponiamo un bilancio che sia sufficiente e prevedibile. Proponiamo un bilancio che sostenga le buone idee che la Commissione europea ha presentato nella sua proposta di bilancio nel luglio 2025 e proponiamo un bilancio che corregga e migliori alcune carenze della proposta di bilancio della Commissione europea», ha dichiarato Mureșan durante la conferenza stampa di martedì.

Secondo informazioni riservate del sito Euractiv, il Parlamento europeo intende inoltre aumentare in modo significativo il volume complessivo del bilancio fino a circa 2,01 miliardi di euro, ovvero circa 194 miliardi in più rispetto a quanto previsto dalla proposta della Commissione.

Si profila un rinvio dei negoziati al 2027

Oltre alla Commissione e al Parlamento europeo, entrano nel dibattito anche il Consiglio dell’UE, ovvero i rappresentanti degli Stati membri. Martedì Mureșan ha affermato che il PE intende avviare rapidamente i negoziati con le altre istituzioni, pertanto il voto sul suo mandato avrà luogo già ad aprile. Ha aggiunto che entro novembre dovrebbero essere pronte le posizioni dettagliate per tutti i programmi.

La rapidità dell’approccio da parte del Parlamento europeo ha però una condizione. Già la scorsa settimana il sito Politico ha scritto che i deputati si rifiutano di avviare i negoziati chiave con gli Stati membri finché non ci sarà accordo sull’ammontare complessivo del bilancio.

Questo approccio potrebbe compromettere il calendario previsto e ritardare l’avvio dei negoziati formali fino al 2027. I critici avvertono che una tale strategia aumenta il rischio che l’accordo sul bilancio venga raggiunto all’ultimo minuto, il che potrebbe compromettere il pagamento tempestivo di miliardi di euro, ad esempio agli agricoltori o alle regioni più povere dell’Unione.

Mureșan, tuttavia, secondo il sito, insiste sulla sua posizione. Secondo lui, il Parlamento non avvierà il trilogo con il Consiglio sui singoli programmi finché non saranno chiari l’importo complessivo del bilancio e gli importi specifici.

La Commissione vuole rafforzare la spesa per la difesa e le tecnologie strategiche

La Commissione europea ha presentato la prima bozza del nuovo bilancio settennale, pari a 1.800 miliardi di euro, lo scorso luglio, affermando di volerlo rendere molto più flessibile e ambizioso. Per il periodo successivo al 2027, prevede un significativo aumento della spesa per la difesa e le tecnologie strategiche, affinché l’Unione possa competere meglio con gli Stati Uniti e la Cina. Affinché il quadro finanziario pluriennale possa entrare in vigore, deve essere approvato all’unanimità dagli Stati membri dell’UE e dal Parlamento europeo.

Il bilancio settennale comprende tutte le spese fondamentali dell’UE, dai sussidi agli agricoltori ai fondi di coesione a sostegno delle regioni meno sviluppate, ma anche la costruzione di infrastrutture di trasporto o gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Uno dei cambiamenti dovrebbe essere anche un legame più stretto tra i fondi dell’Unione e il rispetto dei principi dello Stato di diritto.

Il Consiglio europeo vorrebbe raggiungere un accordo entro la fine del 2026 per evitare complicazioni legate alle importanti elezioni del 2027, ad esempio in Francia. I diplomatici ammettono tuttavia che una scadenza più realistica sia la primavera del prossimo anno.

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