Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la propria posizione sul regolamento che ripristina le misure temporanee per contrastare gli abusi sessuali sui minori online. Secondo quanto comunicato dal Consiglio, l’obiettivo è consentire nuovamente ai fornitori di servizi online di individuare, segnalare e rimuovere volontariamente materiale relativo agli abusi sessuali sui minori, colmando il vuoto normativo creatosi dopo la scadenza della precedente disciplina, avvenuta il 3 aprile 2026.
La decisione è rilevante perché riguarda uno degli strumenti utilizzati per individuare contenuti illegali e contribuire alle indagini contro gli autori di abusi. Senza una base giuridica specifica, infatti, molte piattaforme digitali rischiano di non poter più utilizzare tecnologie di rilevamento volontario, con possibili ripercussioni sull’identificazione delle vittime e sul lavoro delle forze dell’ordine. Il nuovo regolamento vuole garantire continuità alle attività di prevenzione mentre proseguono i negoziati sulla normativa europea definitiva.
Bruxelles accusa Meta: minori sotto i 13 anni non adeguatamente protetti su Instagram e Facebook
La misura si inserisce in un dossier aperto da diversi anni. Nel 2021 l’Unione europea aveva introdotto una deroga temporanea alle norme sulla privacy nelle comunicazioni elettroniche, consentendo ai fornitori di servizi online di utilizzare strumenti per individuare e segnalare materiale pedopornografico e casi di adescamento di minori. Dopo una prima deroga nel 2024, la disciplina è però scaduta lo scorso aprile senza che fosse ancora stato approvato il regolamento permanente attualmente in discussione tra Parlamento europeo e Consiglio.
Un ponte verso la normativa definitiva
Nel dettaglio, la posizione adottata dal Consiglio prevede il ripristino della deroga fino al 3 aprile 2028. In questo periodo, i fornitori di servizi online potranno continuare, su base volontaria, a utilizzare tecnologie per individuare, segnalare e rimuovere contenuti riconducibili ad abusi sessuali sui minori. La misura rappresenta una soluzione transitoria, destinata a restare in vigore fino all’adozione del quadro legislativo permanente attualmente in fase di negoziazione.
UE, accordo per rafforzare le norme contro gli abusi sessuali sui minori
Commentando l’accordo, il Ministro irlandese della Giustizia, Jim O’Callaghan, – il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea – ha dichiarato che “proteggere i bambini è un nostro dovere” e che il testo approvato “spiana la strada affinché i fornitori di servizi online possano riprendere gli sforzi per individuare gli abusi sessuali sui minori online e segnalarli alle autorità di polizia”. Secondo il Ministro, queste attività sono fondamentali per identificare i bambini a rischio, perseguire i responsabili e prevenire nuovi abusi.
Il tema continua tuttavia a suscitare un acceso dibattito, poiché da un lato, istituzioni europee e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori ritengono indispensabile mantenere strumenti efficaci per individuare i contenuti illegali, dall’altro, negli ultimi anni associazioni per la tutela della privacy e dei diritti digitali hanno espresso preoccupazioni per il possibile impatto di queste tecnologie sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche. Proprio il difficile equilibrio tra protezione dei minori e tutela della privacy ha contribuito a rallentare l’approvazione della normativa definitiva.
Il Regno Unito vieta i social media ai minori di 16 anni, ma il dibattito su come farlo resta aperto
La decisione del Consiglio rappresenta un tentativo di evitare un vuoto normativo che avrebbe potuto limitare la capacità delle piattaforme di collaborare con le autorità nella lotta agli abusi online. L’intenzione delle istituzioni europee è ora quella di arrivare quanto prima a un accordo sul regolamento permanente, destinato a sostituire definitivamente il sistema delle proroghe temporanee.
Il testo passerà ora all’esame del Parlamento europeo in seconda lettura. Gli eurodeputati potranno approvare, modificare o respingere la posizione del Consiglio prima dell’adozione definitiva del regolamento.
[Articolo scritto da Martina Bertucci]

