Sedici Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, fanno fronte comune contro alcuni elementi chiave della proposta della Commissione per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, chiedendo maggiori risorse per politica di coesione e agricoltura e un ruolo più forte degli Stati membri nella gestione dei fondi. La presa di posizione arriva alla vigilia del Consiglio Affari Generali, dove il futuro bilancio europeo sarà tra i principali temi in discussione.
Nella dichiarazione congiunta dei cosiddetti Friends of Cohesion – Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Croazia, Ungheria, Italia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia – i governi sostengono che il prossimo bilancio settennale debba conciliare nuove priorità strategiche, come sicurezza, difesa e competitività, con il mantenimento delle politiche tradizionali previste dai Trattati.
Nel mirino dei sedici c’è soprattutto la riduzione, in termini reali, delle risorse per politica di coesione, Politica agricola comune (PAC) e politica comune della pesca.
“Nella proposta della Commissione, la politica di coesione, la Pac e la politica comune della pesca sono le uniche politiche che subiscono riduzioni in termini reali”, scrivono i firmatari, chiedendo un aumento delle risorse destinate agli Stati membri nell’ambito della prima rubrica di spesa del bilancio europeo.
Ma la questione non riguarda soltanto i finanziamenti. Un secondo fronte di scontro riguarda il controllo politico sull’utilizzo delle risorse.
I sedici chiedono che la programmazione dei fondi, sia all’avvio del nuovo ciclo sia nella revisione intermedia, resti “interamente responsabilità degli Stati membri”, contestando meccanismi che potrebbero trasformare raccomandazioni europee in vincoli automatici. La formulazione appare come una critica indiretta all’impostazione più centralizzata proposta da Bruxelles attraverso i nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato (NRPP), che riprendono alcuni elementi del modello utilizzato per il Recovery Fund.
La dichiarazione prende inoltre posizione contro l’idea di utilizzare sistematicamente la politica di coesione come strumento per rispondere alle crisi. Secondo i firmatari, la riserva del 10% proposta dalla Commissione per gestire emergenze future dovrebbe essere ridotta e qualsiasi riprogrammazione delle misure in corso dovrebbe rimanere volontaria per gli Stati membri.
Sul fronte delle entrate, i sedici aprono invece alla discussione su nuove risorse proprie europee, purché siano “genuine, eque e semplici”, ma chiedono l’eliminazione dei rebate, gli sconti sui contributi nazionali al bilancio europeo.
“Nessuna giustificazione politica o economica” esisterebbe per reintrodurli, sostengono i firmatari.
La lettera contiene anche un’apertura significativa su uno dei temi più sensibili per le future finanze europee: il debito comune. I governi firmatari invitano infatti a valutare un rimborso più graduale del debito contratto con Next Generation EU e nuovi strumenti di prestito congiunto, come Catalyst Europe, per finanziare investimenti strategici e beni pubblici europei.

