I ministri europei si erano accordati solo la scorsa settimana sull’imposizione di sanzioni contro Israele, nello specifico contro i coloni violenti in Cisgiordania. Ora però cresce la richiesta di ulteriori misure.
Il motivo è un video ormai diventato virale, pubblicato mercoledì (20 maggio) dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, esponente dell’estrema destra, Itamar Ben Gvir. Il filmato mostra la scena successiva al fermo di attivisti filopalestinesi dell’iniziativa Global Sumud Flotilla.
Nelle immagini si vedono gli attivisti costretti a inginocchiarsi a terra con le mani legate dietro la schiena e gli occhi bendati. Ben Gvir passeggia tra loro con una bandiera israeliana e dice in tono derisorio: “Benvenuti in Israele. Noi siamo i padroni di questa casa”.
Gli attivisti volevano richiamare l’attenzione sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Il loro obiettivo era rompere il blocco navale israeliano dell’enclave palestinese, in vigore dal 2007, e consegnare aiuti umanitari essenziali.
L’esercito israeliano in passato ha già impedito diverse iniziative simili, giustificando il blocco con la necessità di impedire il riarmo dei gruppi radicali palestinesi.
L’ultimo episodio ha suscitato una forte ondata di critiche. Lo hanno condannato il presidente del Consiglio europeo António Costa, la commissaria europea per l’Uguaglianza Hadja Lahbib e diversi Stati europei, che hanno anche convocato gli ambasciatori israeliani.
Polonia e Francia vieteranno a Ben Gvir l’ingresso nei rispettivi Paesi, mentre la Germania – uno dei principali sostenitori di Israele all’interno dell’Unione – ha definito il video “inaccettabile”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte lodato l’intervento contro la flottiglia come il fallimento di un “piano sinistro”. Tuttavia ha condannato il modo in cui sono stati trattati gli attivisti. “Non è conforme ai valori e alle norme israeliane”, ha dichiarato in una nota.
La vicenda continua a suscitare forte eco e aumentano le richieste affinché abbia conseguenze concrete. Italia, Svezia e Belgio hanno già invitato l’Unione europea a imporre rapidamente sanzioni contro il ministro israeliano.
“Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili. È inammissibile che manifestanti – molti dei quali cittadini italiani – siano sottoposti a trattamenti che ledono la loro dignità umana”, si legge in una dichiarazione congiunta della premier italiana Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Tajani ha scritto sulla piattaforma X di aver formalmente chiesto già giovedì (21 maggio) a Kaja Kallas di includere nel prossimo incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione anche l’adozione di sanzioni contro Ben Gvir.
A ostacolare per ora l’eventuale approvazione di nuove sanzioni è la Repubblica Ceca. Il ministro degli Esteri ceco Petr Macinka ha sottolineato questa settimana che non sosterrà ulteriori sanzioni contro Israele.
“Le sanzioni europee potrebbero essere strumentalizzate nelle elezioni”
Della possibilità di sanzionare Ben Gvir si discuteva già in passato, ma non si era mai riusciti a ottenere l’unanimità necessaria per l’approvazione delle sanzioni europee.
Secondo fonti diplomatiche citate da Euractiv, però, la situazione potrebbe ora cambiare. “Quel video cambia le cose”, ha dichiarato uno dei diplomatici. Se ciò basti a raggiungere l’unanimità, resta però “difficile da dire”.
“È molto difficile ignorare la richiesta italiana di introdurre sanzioni, quando è direttamente collegata al trattamento di cittadini europei”, ha aggiunto un altro diplomatico.
Secondo alcuni funzionari, il comportamento di Ben Gvir potrebbe aumentare il sostegno all’iniziativa franco-svedese che propone di vietare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali.
I diplomatici avvertono tuttavia che sanzionare un ministro israeliano in carica rappresenterebbe una significativa escalation da parte dell’Unione europea, in un momento estremamente delicato.
Le misure entrerebbero infatti in vigore solo pochi mesi prima delle elezioni parlamentari israeliane previste per la fine di ottobre. Secondo gli esperti, saranno tra le elezioni più tese degli ultimi decenni, trattandosi delle prime dopo gli attacchi terroristici di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra nella regione.
Se l’Unione intervenisse contro Ben Gvir prima del voto, secondo i diplomatici ciò potrebbe ritorcersi contro Bruxelles. Il ministro dell’estrema destra potrebbe infatti presentarsi in patria come “vittima di interferenze europee”.
Su questo rischio hanno richiamato l’attenzione anche due funzionari europei intervistati da POLITICO. “È esattamente ciò che vuole. Quel video è stata una provocazione vergognosa. Ma era anche una mossa elettorale”, ha concluso uno di loro, parlando a condizione di anonimato.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da euBrief disponibile qui.

