Migliaia di studenti e cittadini si sono radunati sabato sera (23 maggio) in piazza Slavija, in una delle più grandi manifestazioni recenti nella Capitale serba, chiedendo elezioni parlamentari immediate e la fine di quello che definiscono un regime corrotto e autoritario.
La manifestazione, organizzata dagli studenti che stanno bloccando le università dall’inizio di maggio, si è conclusa intorno alle 20. I relatori hanno illustrato parti di un programma politico guidato dagli studenti, riguardante magistratura, sanità, istruzione, agricoltura, cultura e altri settori chiave. Gli organizzatori hanno affermato che l’evento segna il passaggio dalle proteste universitarie a un movimento nazionale più ampio.
Richiesta centrale: nuove elezioni
Gli studenti intervenuti hanno ribadito più volte la loro richiesta principale: che le autorità convochino elezioni anticipate. Andrej Tanko, studente della facoltà di ingegneria elettrica, ha dichiarato alla folla che il prossimo voto rappresenta un’opportunità storica per mantenere la promessa degli studenti di un “governo onesto, libertà e una vita dignitosa”.
“Forse non abbiamo tutte le risposte in ogni momento, ma abbiamo squadre di esperti in economia, sanità, agricoltura, energia, istruzione, ecologia e altri settori che sanno come attuare un piano per la rinascita della Serbia”, ha affermato Tanko. Ha annunciato che gli studenti inizieranno a contattare i cittadini via e-mail per organizzare corsi di formazione sul monitoraggio elettorale, promettendo osservatori in ogni seggio del Paese.
La folla ha scandito “Gli studenti stanno vincendo” e adottato il nuovo slogan “Serbia, io e te”, ampliando il precedente motto universitario “Slavija, io e te”.
Critiche alle autorità
Una studentessa di psicologia, Lena, ha dichiarato che le richieste degli studenti sono ormai diventate le richieste di tutti i cittadini. Dal 5 maggio i manifestanti chiedono elezioni, ma il governo ha finora rifiutato.
“Le istituzioni non svolgono il loro lavoro da anni”, ha detto. “La procura non punisce i responsabili di corruzione e criminalità. Questo regime governa con poliziotti, criminali e primi ministri seduti allo stesso tavolo”. Ha quindi chiesto alla folla: “Siamo per la Serbia o per la mafia?”
La procuratrice Bojana Savović ha definito la situazione attuale “anarchia” piuttosto che uno Stato funzionante. “Bombe, estorsioni e regolamenti di conti mafiosi: questo non è uno Stato”, ha affermato. Ha chiesto un’applicazione uguale delle leggi e maggiore coraggio istituzionale da parte di giudici e procuratori.
Una visione più ampia di riforma
Diversi accademici e professionisti hanno presentato proposte politiche. Sull’istruzione, il professor Radomir Sajičić della facoltà di chimica ha criticato la nomina di dirigenti scolastici politicamente fedeli e la creazione di nuove facoltà sostenute dal governo. Ha promesso di rafforzare le università esistenti e attrarre esperti serbi che lavorano all’estero.
Mirjana Nikolić, rettrice dell’Università delle Arti, ha dichiarato che il governo teme “un libretto universitario alzato alla fine di uno spettacolo teatrale o di un concerto”. Ha definito i manifestanti “patrioti che difendono il proprio Stato” e sottolineato che media liberi, cultura e istruzione devono costituire la base della società futura.
In ambito sanità, il medico Ilija Srdanović ha chiesto decentralizzazione, un rafforzamento delle cliniche locali e degli ospedali generali, oltre a maggiori investimenti nel personale sanitario piuttosto che in edifici e apparecchiature costose. Mentre sul fronte lavoro ed economia, il sindacalista in pensione Jugoslav Ristić ha evidenziato la condizione dei lavoratori sotto una politica di salari bassi.
Ristić ha affermato che molti serbi “lavorano ma non riescono a vivere con il proprio stipendio” e promesso modifiche alle leggi sul lavoro per privilegiare i lavoratori nazionali rispetto agli investitori stranieri.
Il professor Aleksandar Sedlar dell’Università di Novi Sad ha chiesto una rinascita della vita rurale e il riconoscimento degli agricoltori come partner economici fondamentali, non come casi sociali. Si è inoltre opposto con forza al progetto minerario sul litio di Rio Tinto, guidando la folla nel coro “Non scaveranno!”
Un’insegnante di Čajetina, Marija Vulović, ha detto al pubblico che la lotta non riguarda soltanto il centro di Belgrado, ma rappresenta la maggioranza della Serbia. “L’intera Serbia sta lottando per la libertà”, ha dichiarato. “Un libretto universitario sconfiggerà una tessera di partito”.
L’attore Aleksandar Srećković, noto come Kubura, ha elogiato gli studenti come il segmento più coraggioso della società e descritto il movimento come una lotta per la sopravvivenza nazionale.
L’evento si è concluso con dodici studenti che hanno recitato la poesia Drveni mač – “Spada di legno” – di Ljubomir Simović, un simbolico appello a resistere all’oppressione con determinazione.
Gli organizzatori hanno riferito della presenza di decine di migliaia di partecipanti provenienti da varie zone di Belgrado. Il traffico attorno a piazza Slavija è rimasto bloccato fino a tarda sera. Gli studenti affermano che continueranno sia i blocchi sia il lavoro di mobilitazione dei cittadini fino alla convocazione delle elezioni.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

