L’accordo raggiunto nella notte tra Consiglio e Parlamento europeo sull’attuazione degli elementi tariffari della dichiarazione congiunta UE-USA non è una semplice ratifica degli impegni presi con Washington. Per il Parlamento europeo, il compromesso rappresenta soprattutto l’introduzione di una “rete di sicurezza” nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, in una fase giudicata incerta e imprevedibile. A sottolinearlo è stato l’eurodeputato del gruppo S&D, Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, nel corso di una conferenza stampa dopo il trilogo chiuso alle 2.15 del mattino dopo oltre 5 ore di negoziazione.
Lange ha rivendicato il ruolo dell’Eurocamera nel modificare la proposta iniziale della Commissione europea, che a suo giudizio non conteneva condizioni sufficienti a tutela degli interessi europei. “All’inizio la Commissione aveva presentato una proposta senza alcuna condizione”, ha ricordato Lange, spiegando che il Parlamento ha invece lavorato per inserire una serie di garanzie nel testo finale.
Il riferimento è all’accordo provvisorio che consente all’UE di dare seguito alla dichiarazione congiunta con gli Stati Uniti del 21 agosto 2025. Il pacchetto prevede l’eliminazione dei dazi doganali residui sui prodotti industriali statunitensi e un accesso preferenziale al mercato europeo per alcuni prodotti agricoli e ittici non sensibili, ma introduce al tempo stesso clausole di salvaguardia, sospensione e scadenza temporale.
Lange ha spiegato che il Parlamento europeo puntava a costruire un “safety net” nei rapporti con Washington, perché “al momento è totalmente insicuro e non prevedibile” il modo in cui gli Stati Uniti agiscono in materia tariffaria. Per questo, ha aggiunto, l’Eurocamera aveva dato un mandato chiaro con 417 voti a favore per negoziare garanzie più robuste nel testo.
Il primo elemento rivendicato dal presidente della commissione Commercio è la clausola di salvaguardia, che dovrà consentire una valutazione degli effetti delle misure sull’industria europea, in particolare sulle piccole e medie imprese. Secondo Lange, l’UE deve poter reagire nel caso in cui le nuove preferenze commerciali concesse agli Stati Uniti producano effetti negativi sul mercato europeo.
Il secondo punto è la clausola di sospensione. Lange ha insistito sul fatto che Bruxelles deve poter ritirare “abbastanza immediatamente” le preferenze commerciali accordate ai prodotti statunitensi se Washington dovesse violare l’accordo raggiunto in Scozia. Il riferimento è alla persistente incertezza sulla base legale statunitense e sull’evoluzione dei dazi americani: secondo Lange, nessuno sa quale sarà il prossimo fondamento giuridico delle misure tariffarie USA né quale sarà il loro livello effettivo.
Il terzo elemento è la clausola di scadenza. Lange ha sostenuto che l’esercizio “non può essere infinito” per due ragioni: da un lato manca una valutazione d’impatto sugli effetti per l’industria europea, sia sul fronte delle esportazioni sia su quello delle importazioni; dall’altro l’UE deve continuare a muoversi nel rispetto delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Se si incide sul principio della nazione più favorita, ha osservato, la legislazione deve essere limitata nel tempo. Per questo il Parlamento ha ottenuto che il regolamento cessi di applicarsi dopo tre anni, alla fine del 2029, salvo ulteriori decisioni.
Particolarmente delicato, secondo Lange, è stato il capitolo relativo ai prodotti derivati da acciaio e alluminio, definito “un tema complicato” che avrebbe occupato circa due ore del negoziato notturno.
Il presidente della commissione Commercio ha citato l’esempio di prodotti come le lavatrici, che contengono acciaio e alluminio ma non sono propriamente prodotti siderurgici. Per il Parlamento, l’applicazione da parte statunitense di dazi superiori al 15% su questi beni rappresenta una violazione dell’intesa politica. Il compromesso prevede quindi che queste categorie debbano essere ricondotte entro il limite del 15% entro la fine dell’anno; in caso contrario, l’UE potrà sospendere le concessioni sui prodotti statunitensi interessati. Lange ha citato l’esempio delle motociclette: i dazi europei, destinati ad azzerarsi con l’accordo, potrebbero essere riportati al 10% se gli Stati Uniti non ridurranno le proprie tariffe.
Lange ha poi rivendicato un quinto risultato: il coinvolgimento rafforzato del Parlamento europeo nelle fasi successive. L’Eurocamera potrà contribuire all’avvio delle misure di salvaguardia, sarà coinvolta nei processi di sospensione e potrà esercitare più pienamente il proprio ruolo di scrutinio sull’attuazione dell’accordo.
L’eurodeputato ha però respinto l’idea che l’UE dovesse limitarsi a soddisfare le richieste della Casa Bianca. “Alcuni dicevano: siete pazzi, dovete soddisfare le aspettative del presidente degli Stati Uniti. No”, ha affermato. “Noi facciamo la nostra legislazione alla luce degli interessi dell’industria e dei cittadini europei, in modo appropriato”. Per Lange, questa è anche la differenza fondamentale rispetto agli Stati Uniti: l’UE decide attraverso un processo democratico che coinvolge Parlamento europeo e Stati membri, “non con la decisione di un solo uomo totalmente imprevedibile”.
Commercio UE-USA, intesa tra Consiglio e Parlamento sulle misure tariffarie
Un accordo con gli USA partito male fin dall’inizio
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Lange ha tuttavia riconosciuto che il compromesso politico di partenza resta sbilanciato. “Se fossi stato presidente della Commissione, non avrei necessariamente concluso quell’accordo”, ha affermato, definendolo “diseguale”: da una parte il 15% imposto dagli Stati Uniti su larga parte dei beni europei, dall’altra l’azzeramento dei dazi europei sui prodotti industriali statunitensi.
Il presidente della commissione Commercio ha spiegato di sostenere comunque l’intesa perché conclusa dalla presidente della Commissione a nome dell’Unione europea, ma di aver lavorato per modellarla in modo da evitare che gli interessi europei fossero “fraintesi o indeboliti”.
Secondo Lange, la scelta della Commissione è del resto maturata in un contesto politico particolarmente difficile. Nelle discussioni in Scozia, ha spiegato, Trump avrebbe collegato la politica commerciale alla sicurezza, evocando anche il sostegno all’Ucraina. A pesare, secondo il presidente della commissione Commercio, sarebbe stata inoltre la difficoltà di tenere insieme i 27 Stati membri su una linea più dura nei confronti di Washington.
Il compromesso raggiunto dovrà ora essere consolidato nei testi tecnici e poi approvato formalmente dalle due istituzioni. Lange si è detto convinto che il Coreper e il Consiglio procederanno, nonostante le diverse sensibilità tra gli Stati membri. Il calendario indicato prevede una riunione straordinaria della commissione Commercio internazionale il 2 giugno e un voto possibile in plenaria il 16 o 17 giugno.

