In un significativo passo avanti nelle relazioni bilaterali, Turchia e Armenia hanno adottato una misura concreta per consentire il commercio diretto, mentre i lavori per la riapertura del confine comune sono ancora in corso.

Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri turco Öncü Keçeli ha annunciato che le preparazioni burocratiche per il commercio diretto sono state completate. Ha però chiarito che ciò non significa che il confine fisico sia stato riaperto: i lavori tecnici sulle infrastrutture di frontiera sono ancora in corso.

Con il nuovo accordo, le merci che viaggiano tra i due Paesi attraverso Stati terzi possono ora essere documentate indicando la Turchia o l’Armenia come reale Paese di origine o destinazione finale. In precedenza, queste spedizioni richiedevano instradamenti indiretti e riclassificazioni, aumentando complessità e costi.

Questa modifica semplifica le procedure doganali senza stabilire ancora una piena apertura della frontiera terrestre. Riduce gli ostacoli amministrativi e l’ambiguità politica per le imprese di entrambe le parti.

Le autorità armene hanno accolto positivamente lo sviluppo, considerandolo parte del più ampio processo di normalizzazione. La portavoce del ministero degli Esteri Ani Badalyan lo ha definito un risultato positivo degli sforzi in corso, sottolineandone il potenziale nel rafforzare commercio, legami economici, connettività, pace e prosperità.

Secondo Badalyan, il passo potrebbe aprire la strada alla piena riapertura del confine e all’instaurazione di relazioni diplomatiche.

Il ministero dell’Economia armeno ha rapidamente informato le imprese locali della novità, evidenziando che essa dovrebbe ridurre i costi, abbreviare i tempi di consegna e creare nuove opportunità di mercato per aziende armene e turche.

Ruben Rubinyan, rappresentante speciale dell’Armenia per la normalizzazione con la Turchia, ha sottolineato che il commercio diretto è ora possibile “dal punto di vista doganale”. Ha inoltre confermato che continuano i preparativi per la riapertura del confine terrestre, inclusa la ferrovia Gyumri-Kars, nell’ambito del più ampio processo di normalizzazione.

Il contesto più ampio

La misura rappresenta un progresso pragmatico e tecnico in un percorso di normalizzazione che procede con cautela attraverso piccoli passi incrementali, piuttosto che svolte improvvise. Essa si inserisce nella più ampia visione turca di rafforzare la connettività economica e la stabilità nel Caucaso meridionale, mentre l’Armenia la considera una tappa logica verso relazioni più profonde.

Le imprese dispongono ora di un canale commerciale più limitato ma anche più pratico. Se il nuovo sistema si dimostrerà efficace, l’attenzione probabilmente si sposterà verso le prossime tappe: l’apertura fisica del confine, la riattivazione ferroviaria e l’eventuale instaurazione di relazioni diplomatiche.

Lo sviluppo avviene nel contesto delle dinamiche regionali in corso nel Caucaso meridionale, dove i colloqui tra Turchia e Armenia si intrecciano con più ampie priorità di connettività e sicurezza.

Turchia e Armenia non intrattengono relazioni diplomatiche formali e il loro confine terrestre comune è chiuso dal 1993. La chiusura seguì la prima guerra del Nagorno-Karabakh, quando la Turchia si schierò con l’Azerbaigian imponendo un blocco economico all’Armenia.

Anche l’Unione europea ha accolto calorosamente l’annuncio turco sull’avvio del commercio bilaterale con l’Armenia. “Si tratta di uno sviluppo notevole nel loro processo di normalizzazione, testimoniato anche dal recente incontro del gruppo di lavoro bilaterale per favorire il ripristino dei collegamenti ferroviari tra i due Paesi, che abbiamo accolto positivamente”, si legge nella dichiarazione.

Il testo aggiunge inoltre che questo “passo significativo” ha il potenziale di rafforzare il commercio e le opportunità economiche tra i due Paesi, con effetti positivi per l’intero Caucaso meridionale e per la stessa Unione europea.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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