Focus Europe Italia ha intervistato Paolo Gentiloni, già Presidente del Consiglio e Commissario europeo agli Affari economici e monetari, in occasione del convegno “Insieme per un’Europa federale. Libera e unita”, organizzato dal Centro Studi THESEUS del Politecnico di Torino, insieme al Movimento Federalista Europeo, all’Unione Europea dei Federalisti, a Volt Europa, il 9 maggio, in occasione della Festa dell’Europa.
Nel suo intervento al convegno Gentiloni ha osservato che l’UE si trova in una situazione senza precedenti, con Russia, Cina e USA che operano contro l’Europa. Ha sottolineato la necessità di raggiungere una vera autonomia strategica e di implementare i Rapporti di Draghi e Letta. Ha invitato a rafforzare la democrazia europea, abolendo o limitando significativamente l’utilizzo dell’unanimità nei processi decisionali europei; unendo la presidenza della Commissione e del Consiglio europeo; e dando al Parlamento il potere di iniziativa legislativa. Ha sottolineato che il 75% della popolazione si sente cittadino europeo e sostiene l’UE. E che quindi sono i governi nazionali ad essere indietro rispetto ai desideri dei cittadini di una maggiore integrazione. Ha ricordato che l’UE è nata come un progetto per garantire la pace in Europa, e che oggi è necessario creare una difesa europea per contribuire alla pace anche intorno all’UE. E che la creazione di una difesa europea andrà di pari passo con una capacità fiscale europea per finanziarla. Un’UE più forte è essenziale anche per difendere la democrazia liberale, e mantenere l’Europa il posto migliore al mondo in cui vivere.
Cosa dovrebbe fare l’Unione Europea per rilanciarsi?
Penso che gli obiettivi siano abbastanza chiari sulla difesa e sulla competitività. È un po’ più difficile capire come raggiungerli. Su questo è utile che in occasioni come quelle del 9 maggio ci sia una mobilitazione anche dell’opinione pubblica e dei partiti. Non può essere una cosa che lasciamo soltanto alle dinamiche delle istituzioni europee. Quindi questo incontro che c’è stato oggi a Torino può essere una una spinta utile in questa direzione.
È possibile un’iniziativa da parte di un’avanguardia di paesi? In fondo anche Schengen e l’euro son partiti con un’avanguardia che poi si è allargata.
Sarebbe assolutamente necessaria. Ci sono alcuni piccoli passi in questa direzione. Come l’iniziativa spagnola tra i ministri delle finanze per lanciare un gruppo centrale delle sei principali economie. Vedremo se riuscirà a fare delle proposte interessanti.
Il problema è sempre tenere tenere presente che le cose non sono semplici come ogni tanto vengono descritte. Le difficoltà molto spesso nelle grandi questioni europee è la difficoltà a trovare l’accordo tra i grandi paesi. Noi spesso ci rifugiamo nell’idea che l’ostacolo sia quello di questo o quel paese, magari piccolo, ma riluttante, che usa in modo spregiudicato il diritto di veto. Certamente questo è successo.
Orbàn era uno specialista, ma in molti casi il problema è che mettere d’accordo Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna non è affatto semplice. Questo è quello che spesso ci ha bloccato. E prima, quando c’era anche il Regno Unito, ancora di più. Quindi bisogna lavorare per creare una cooperazione più forte tra i maggiori paesi. Questo secondo me può fare da traino a tutta l’Unione.
Francia, Italia e Spagna andranno alle elezioni nel 2027. Con gli attuali governi nell’ultima fase delle loro legislature è possibile che prendano l’iniziativa? O la finestra di opportunità sarà subito dopo le elezioni per una loro iniziativa nella fase di luna di miele dei nuovi governi?
Dipende da come vanno le elezioni. Potrebbe anche essere il contrario. È chiaro che può essere cruciale la vicenda francese. Perché la Francia ha attualmente un esecutivo e un presidente molto europeista. Non mi pare che si possa dire lo stesso dell’Italia in questo momento. Vedremo. Ogni paese ha la sua storia. Insisto sul fatto che ci vuole anche una spinta da parte della politica, dei parlamenti, dei cittadini per muovere verso una fase di integrazione maggiore. Non basta sperare nel fatto che i governi cambino.
Per l’ex Presidente estone Ilves l’UE deve agire come uno Stato

