Dopo oltre cinque ore di trilogo Commissione europea, Parlamento europeo e Consiglio non hanno trovato un accordo. Si torna al tavolo il 19 maggio a Strasburgo, mentre sull’Europa incombe la minaccia di Trump di portare al 25% i dazi sulle auto europee.

Il negoziato interistituzionale sull’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti si è chiuso, almeno per ora, con una fumata nera. Dopo oltre cinque ore di trilogo, il meccanismo negoziale che riunisce Commissione europea, Parlamento e Consiglio, le tre istituzioni non hanno trovato l’intesa necessaria per ratificare il regolamento tariffario che darebbe attuazione alla dichiarazione congiunta firmata lo scorso luglio a Turnberry, in Scozia, dal presidente americano Donald Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’appuntamento è rimandato al 19 maggio, quando le parti si ritroveranno a Strasburgo per un secondo round negoziale.

“Ieri sera abbiamo dedicato quasi sei ore a un importante trilogo sul regolamento tariffario”, ha commentato sui social Maroš Šefčovič, Commissario europeo per il commercio e la sicurezza economica, sottolineando che “questo notevole investimento di tempo e di energie indica che stiamo compiendo progressi significativi”. Šefčovič ha ribadito che il suo obiettivo resta triplice: dimostrare che l’Ue mantiene le proprie promesse, garantire il pieno rispetto della dichiarazione congiunta e dotare la Commissione degli strumenti necessari per assicurarsi che anche Washington rispetti gli impegni assunti.

“Ovviamente, nulla è concordato finché non è tutto concordato” chiarisce il Commissario.

I nodi irrisolti

Al centro del contenzioso interistituzionale ci sono le cosiddette clausole di garanzia inserite dal Parlamento europeo nel testo, sulle quali permangono divisioni profonde tra gli Stati membri.

L’Eurocamera ha proposto una clausola sunrise, che subordina i tagli tariffari europei al rispetto degli obblighi da parte americana, e una clausola sunset, che farebbe scadere automaticamente l’accordo il 31 marzo 2028 salvo rinnovo. Il Parlamento chiede inoltre che l’intesa possa essere sospesa qualora Washington minacci gli interessi essenziali di sicurezza dell’Unione, inclusa l’integrità territoriale degli Stati membri, un riferimento nemmeno troppo implicito alle pretese statunitensi sulla Groenlandia.

Dazi USA, Bruxelles resta impegnata ad attuare l’accordo, ma “tutte le opzioni restano sul tavolo”

Su questi punti gli Stati membri non sono allineati: la Francia appoggia la linea più dura del Parlamento europeo, mentre la Germania si è opposta ad alcune delle misure più vincolanti.

L’ombra dei nuovi dazi sull’auto

Il mancato accordo arriva in un momento di rinnovate tensioni transatlantiche. A complicare il quadro è la recente minaccia di Trump di portare al 25% i dazi sulle automobili europee, superando il tetto del 15% fissato nell’accordo di Turnberry per quasi tutte le merci dell’Ue.

La mossa è legata alle frizioni geopolitiche seguite alle dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran: il primo maggio Trump ha accusato diversi Paesi europei di essersi rifiutati di contribuire alle operazioni militari americane, annunciando contestualmente il ritiro di cinquemila soldati dalla Germania.

La Commissione europea ha risposto con toni misurati ma fermi. “Non è la prima volta che vediamo minacce”, ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier, sottolineando che Bruxelles resta “molto calma” e concentrata sull’attuazione dell’accordo. Pur senza entrare nei dettagli degli strumenti a disposizione – tra cui lo strumento anticoercizione, il cosiddetto bazooka commerciale – Regnier ha chiarito che “se gli Stati Uniti dovessero adottare misure incoerenti con la dichiarazione congiunta, manterremo aperte le nostre opzioni per proteggere gli interessi dell’Ue”.

Anche il Presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati Uniti, Brando Benifei, commentando a Focus Europe l’ultima mossa del tycoon aveva detto: “serve prepararsi a rispondere a eventuali atti contro gli accordi presi, come l’aumento dei dazi sulle auto. Abbiamo diverse questioni dove siamo esposti e dove non è possibile accettare di non avere delle salvaguardie”. Per poi aggiungere: “Predisporre delle reazioni e delle contro misure, e metterle sul tavolo, compreso il cosiddetto strumento anti-coercizione permetterebbe di colpire i servizi americani, non per insistere in una direzione di escalation, ma al contrario mostrare che siamo in grado di rispondere per disincentivare atti ostili”.

Il valore della posta in gioco è enorme.

Nel 2024 gli scambi tra Ue e Stati Uniti hanno raggiunto 1.680 miliardi di euro, pari al 30% del commercio mondiale. Le due economie restano le più integrate del pianeta, con gli Stati Uniti come prima destinazione delle esportazioni europee di beni. Un’eventuale guerra dei dazi avrebbe ripercussioni dirette su cittadini e imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico, dai prezzi nei negozi alle catene di approvvigionamento industriali.

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