I prezzi dei pannelli solari stanno risalendo dopo gli interventi della Cina per contenere la dura guerra dei prezzi tra i principali produttori nazionali, una dinamica che potrebbe segnare la fine dell’era delle celle sempre più economiche. Lo riporta il Financial Times, secondo cui il prezzo dei moduli è salito da 9 centesimi di dollaro per watt a fine dicembre a 11,4 centesimi al 15 aprile, sulla base di dati BloombergNEF, InfoLink e Bloomberg BGN.

All’origine dell’aumento vi sono sia il rialzo dell’argento, componente chiave dei pannelli, sia le misure di Pechino contro una competizione al ribasso che ha provocato perdite miliardarie nel settore. “Abbiamo raggiunto il fondo”, ha dichiarato Yana Hryshko di Wood Mackenzie, prevedendo un possibile aumento fino a 15-16 centesimi per watt entro la fine dell’anno.

Il rimbalzo arriva dopo anni di cali quasi ininterrotti: dal 2010 i prezzi dei moduli sono scesi da circa 2 dollari per watt, trainati dall’espansione della capacità produttiva cinese, che oggi rappresenta oltre l’80% dell’offerta globale. Questo crollo dei costi ha sostenuto una rapida diffusione del solare, con una capacità installata globale che ha raggiunto circa 2,9 terawatt a fine 2025, pari a circa l’8% della produzione elettrica mondiale. Secondo il think tank Ember, le rinnovabili, in gran parte solare, hanno ormai superato il carbone nella generazione globale.

Ma la stessa competizione aggressiva ha messo sotto pressione i bilanci delle aziende. Un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia stima perdite nette cumulative di circa 5 miliardi di dollari per i produttori cinesi dall’inizio del 2024. Tra i principali gruppi, Longi ha registrato perdite per circa 2 miliardi tra 2024 e 2025, mentre Jinko Solar ha segnato un rosso di circa 450 milioni nel 2025.

L’intervento di Pechino

Per affrontare la sovracapacità, il governo cinese ha adottato misure mirate, tra cui il taglio dei rimborsi fiscali sulle esportazioni di pannelli. Questo ha spinto i produttori ad aumentare i prezzi e ha generato un picco temporaneo della domanda, con gli acquirenti che hanno anticipato gli ordini prima dell’entrata in vigore delle nuove regole ad aprile. Secondo Ember, le esportazioni cinesi di moduli hanno raggiunto a marzo un livello record di 68 gigawatt, raddoppiando su base mensile.

Nonostante il rialzo, gli analisti non prevedono un rallentamento della domanda: il solare resta competitivo rispetto alle fonti fossili e ad altre tecnologie. Tuttavia, il cambio di traiettoria segnala una svolta strutturale per il settore, sempre più influenzato da politiche industriali, costi delle materie prime e sostenibilità finanziaria, oltre che dalla semplice competizione sui prezzi.

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