La Commissione europea ha ribadito il suo appello allo Stato di Israele affinché rispetti il diritto internazionale sia umanitario che marittimo, dopo l’intercettazione in acque internazionali di alcune imbarcazioni legate alla nuova Global Sumud Flotilla, diretta verso Gaza per portare aiuti umanitari. Bruxelles conferma però anche la propria contrarietà all’uso delle flottiglie come modalità di consegna degli aiuti, perché espone i partecipanti a rischi per la sicurezza.
“La libertà di navigazione secondo il diritto internazionale deve essere garantita”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, rispondendo durante il briefing con la stampa a una domanda sulla posizione dell’esecutivo UE rispetto all’intervento israeliano in acque internazionali. Il portavoce ha poi ribadito l’appello a Israele affinché rispetti il diritto internazionale, “compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto marittimo internazionale”.
La posizione di Bruxelles arriva dopo che, nella notte, motovedette della Marina israeliana hanno intercettato a ovest di Creta, in acque internazionali, alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, sono stati fermati circa 175 attivisti e intercettate 22 delle 58 imbarcazioni della missione. Sarebbero almeno 24 gli attivisti italiani arrestati, su un totale di 57 cittadini italiani impegnati nella flottiglia.
“È estremamente grave che attivisti fermati a 150 miglia nautiche da Creta e a 600 miglia di distanza dalla costa di Gaza vengano portati in Israele”, hanno denunciato i legali italiani della Flotilla. Fonti israeliane hanno spiegato all’agenzia ANSA che oltre 175 attivisti sono stati imbarcati su navi della Marina militare israeliana e sono diretti verso il porto israeliano di Ashdod, in una traversata che potrebbe richiedere alcuni giorni. Gli altri partecipanti della Flotilla, composta complessivamente da oltre 400 attivisti, avrebbero invece invertito la rotta verso altre destinazioni, secondo le stesse fonti.
Pur condividendo l’obiettivo umanitario degli attivisti, la Commissione europea ha voluto però chiarire di voler scoraggiare le flottiglie come canale operativo per far arrivare assistenza a Gaza. “Ciò che gli attivisti desiderano realizzare è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione umanitaria, che è catastrofica a Gaza, per fornire alla popolazione un aiuto indispensabile”, ha affermato El Anouni. “Condividiamo questo obiettivo, vale a dire la consegna immediata ed essenziale dell’aiuto umanitario a coloro che ne hanno urgente bisogno, la fine delle sofferenze umanitarie a Gaza, così come il rispetto del diritto internazionale umanitario”.
Allo stesso tempo, Bruxelles resta contraria all’uso delle flottiglie come strumento di consegna degli aiuti. “Scoraggiamo queste flottiglie come forma di consegna dell’aiuto umanitario”, ha spiegato il portavoce. “Perché? Perché mettono a rischio la sicurezza dei loro partecipanti”.
La linea è stata ribadita anche dalla portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, dopo una domanda sul rischio che l’insistenza di Bruxelles sulla pericolosità delle flottiglie possa essere utilizzata politicamente da Israele per giustificare interventi contro le imbarcazioni. Pinho ha chiarito che il punto della Commissione riguarda la sicurezza degli attivisti e non un via libera alle azioni israeliane.
“Vogliamo assicurarci che i partecipanti alla flottiglia non si mettano a rischio”, ha affermato, spiegando che l’UE resta impegnata a far arrivare gli aiuti necessari a Gaza, ma ritiene che “ci siano modi più sicuri per farlo rispetto alla forma di una flottiglia”.
El Anouni ha escluso di commentare l’eventuale ripresa o amplificazione delle dichiarazioni della Commissione da parte delle autorità israeliane, ma ha insistito sul fatto che quella espressa da Bruxelles è la posizione ufficiale dell’esecutivo europeo. “Scoraggiamo le flottiglie come forma di consegna degli aiuti, perché mettono effettivamente a rischio la sicurezza dei loro partecipanti”, ha ribadito il portavoce.
Sul piano della protezione dei partecipanti alla flottiglia, la Commissione ha precisato che la responsabilità consolare non ricade su Bruxelles. El Anouni ha ricordato che, per quanto riguarda la tutela consolare, “la responsabilità della protezione dei partecipanti spetta alle autorità nazionali dei Paesi delle rispettive nazionalità”.
Intanto, a Roma, il governo italiano ha condannato il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla e ha chiesto a Israele l’immediata liberazione di tutti i cittadini italiani fermati, dopo una riunione convocata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la partecipazione del vicepresidente Antonio Tajani, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del sottosegretario Alfredo Mantovano. Il governo italiano ha chiesto anche il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo.
L’episodio ha scosso anche il Parlamento italiano fin dall’inizio della seduta odierna, dedicata alle risoluzioni sul Documento di finanza pubblica. Dalle opposizioni sono arrivate richieste di misure più dure nei confronti di Tel Aviv. Marco Grimaldi, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha chiesto un’informativa urgente di Meloni, Tajani e Crosetto, parlando di “atto ostile di pirateria internazionale” e denunciando che tra le persone sequestrate ci sono oltre cinquanta italiani di cui non si hanno notizie. “Servono sanzioni e bisogna fermare ogni relazione economica”, ha dichiarato.
Il tema si è poi spostato anche in piazza, con una conferenza stampa-sit in convocata dai movimenti, tra cui Global Sumud Flotilla e No Kings, alla luce di quanto avvenuto nella notte. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ha raccontato in collegamento che, dopo l’abbordaggio israeliano, le imbarcazioni si sono rivolte alla guardia costiera greca, ottenendo come risposta che non apparivano in pericolo e che un eventuale intervento avrebbe avuto un costo.
[a cura di Simone Cantarini]

