L’economia europea rallenta all’inizio del 2026, mentre l’inflazione torna a salire e il mercato del lavoro resta sostanzialmente stabile. Nel primo trimestre dell’anno, il prodotto interno lordo destagionalizzato è aumentato dello 0,1% sia nell’area euro sia nell’intera Unione europea rispetto al trimestre precedente, in frenata rispetto al +0,2% registrato nel quarto trimestre del 2025, secondo la stima preliminare pubblicata da Eurostat, da cui emergono gli effetti dell‘impennata dei prezzi del petrolio, legata alla guerra lanciata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Giovedì mattina, i prezzi del petrolio hanno raggiunto un nuovo record in tempo di guerra, con il greggio Brent internazionale che ha superato temporaneamente i 126 dollari al barile, rispetto ai circa 73 dollari precedenti lo scoppio della guerra il 28 febbraio.
Secondo le stime di Eurostat, su base annua, il Pil è cresciuto dello 0,8% nell’area euro e dell’1% nell’UE, dopo aver registrato rispettivamente un +1,3% e un +1,4% nel trimestre precedente. Tra gli Stati membri per cui sono disponibili i dati, la crescita congiunturale più sostenuta è stata registrata dalla Finlandia, con un aumento dello 0,9%, seguita dall’Ungheria, a +0,8%, e da Estonia e Spagna, entrambe a +0,6%. In calo invece Irlanda, con un pesante -2%, Lituania, a -0,4%, e Svezia, a -0,2%. L’Italia si colloca leggermente sopra la media dell’area euro, con un aumento dello 0,2% rispetto al quarto trimestre del 2025 e dello 0,7% rispetto al primo trimestre dello scorso anno.
Crisi energetica lunga, l’UE punti sull’elettrificazione, afferma von der Leyen
L’inflazione sale al 3% ad aprile
Sul fronte dei prezzi, Eurostat stima che l’inflazione annuale dell’area euro sia salita al 3% ad aprile, rispetto al 2,6% di marzo.
La componente energetica resta il principale fattore di pressione, con un aumento previsto del 10,9% su base annua, contro il 5,1% del mese precedente.
I servizi rallentano al 3%, mentre alimentari, alcol e tabacco salgono al 2,5% e i beni industriali non energetici allo 0,8%. Tra le principali economie dell’eurozona, l’inflazione armonizzata si attesta al 2,9% in Italia e Germania, al 2,5% in Francia e al 3,5% in Spagna.
Il quadro del lavoro resta invece più solido. A marzo 2026 il tasso di disoccupazione destagionalizzato dell’area euro è sceso al 6,2%, dal 6,3% di febbraio e di marzo 2025. Nell’UE il tasso è rimasto stabile al 6%.
Secondo Eurostat, i disoccupati erano 13,226 milioni nell’Ue, di cui 10,984 milioni nell’area euro. Rispetto a febbraio, il numero dei senza lavoro è diminuito di 25 mila unità nell’Ue e di 63 mila nell’eurozona.
Resta però più fragile la situazione dei giovani. A marzo erano 2,978 milioni gli under 25 disoccupati nell’Ue, di cui 2,354 milioni nell’area euro. Il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 15,4% nell’Ue, dal 15,3% del mese precedente, mentre è rimasto stabile al 14,9% nell’eurozona. La disoccupazione giovanile è aumentata di 19 mila unità nell’UE rispetto a febbraio, pur diminuendo di 17 mila nell’area euro.
[a cura di Simone Cantarini]

