Se si guarda oltre la crescita economica, l’Unione europea performa meglio degli Stati Uniti in termini di benessere equo e sostenibile. È la conclusione di un nuovo studio del Joint Research Centre della Commissione europea, che mette a confronto le due economie tra il 2010 e il 2023 utilizzando indicatori alternativi al PIL.
Il lavoro si inserisce nel dibattito sempre più centrale a Bruxelles su come misurare la qualità dello sviluppo economico, andando oltre il reddito e includendo fattori come salute, disuguaglianze, sostenibilità ambientale e resilienza sociale.
Crescita vs benessere: il divario si ribalta
Il punto di partenza resta quello tradizionale: il PIL pro capite. Su questo fronte, gli Stati Uniti mantengono un vantaggio netto e in crescita. Tra il 2010 e il 2023, il PIL pro capite è aumentato del 25% negli USA, contro il 17% nell’UE.
Ma il quadro cambia radicalmente quando si adottano metriche più ampie. L’indice di benessere attuale sviluppato dal JRC mostra un aumento di 9,5 punti percentuali nell’Unione europea, a fronte di un incremento molto più contenuto – appena 1,2 punti – negli Stati Uniti. In altre parole, la crescita americana non si è tradotta con la stessa intensità in miglioramenti della qualità della vita.
La differenza diventa ancora più marcata considerando l’indice di benessere sostenibile e inclusivo (SIWB), che integra dimensioni legate al futuro e alla distribuzione. In questo caso, l’UE registra un miglioramento di 4 punti, mentre gli Usa segnano un leggero arretramento (-0,5).
Disuguaglianze e salute fanno la differenza
A spiegare il divario contribuiscono in larga misura le disuguaglianze e gli indicatori sociali. Lo studio evidenzia come gli Stati Uniti presentino livelli significativamente più elevati di disparità, sia in termini di reddito sia di aspettativa di vita.
Quando il PIL viene corretto per includere questi fattori – attraverso una misura di “reddito equivalente” che incorpora salute e distribuzione del reddito – il risultato si ribalta: l’Unione europea supera gli Stati Uniti già nel 2022.
Anche su altri indicatori chiave, come la qualità ambientale e il livello di disuguaglianze, l’Ue mostra performance migliori. L’indice relativo alla “natura” e quello sulle “inequalities” registrano valori più elevati in Europa, segnalando esiti complessivamente più equilibrati.
Resilienza e istituzioni: vantaggio europeo, ma non ovunque
Sul fronte della resilienza sociale, l’UE parte da livelli leggermente superiori e registra miglioramenti più consistenti rispetto agli Stati Uniti. Un dato che riflette, secondo lo studio, una maggiore capacità di assorbire shock e mantenere coesione sociale.
Più sfumato il quadro sulla qualità delle istituzioni, dove gli Stati Uniti mostrano risultati comparabili o in alcuni casi migliori. Un elemento che segnala come il confronto resti articolato e non riducibile a una semplice classifica.
Il nodo delle “risorse per il futuro”
L’unico ambito in cui gli Stati Uniti mantengono un vantaggio netto è quello delle “risorse per il futuro”, che include capitale economico, umano e sociale, oltre ai flussi di investimento. Qui il divario è significativo e riflette la maggiore dinamica economica americana.
Secondo gli autori, questo rappresenta un campanello d’allarme per l’Europa. Se da un lato il modello europeo riesce oggi a garantire livelli più elevati di benessere inclusivo, dall’altro rischia di incontrare difficoltà nel lungo periodo senza un rafforzamento degli investimenti e delle riforme.
Oltre il Pil: un cambio di paradigma
La conclusione dello studio sostiene che il PIL, da solo, non è più uno strumento sufficiente per valutare la performance economica e sociale. Un approccio più ampio può cambiare significativamente la lettura del confronto tra Ue e Stati Uniti.
Questo tema è sempre più centrale anche nell’agenda politica europea. Il lavoro del JRC si inserisce infatti nel filone del “beyond GDP”, promosso anche a livello internazionale dalle Nazioni Unite, e richiamato nel recente Foresight Report della Commissione.
Per Bruxelles, l’adozione di indicatori che tengano conto della distribuzione del reddito e della sostenibilità ambientale non è solo una questione statistica, ma uno strumento per orientare le politiche pubbliche. L’obiettivo è costruire modelli di crescita più inclusivi e compatibili con i limiti ambientali.
In questa prospettiva, l’Unione europea potrebbe posizionarsi come laboratorio globale per nuove metriche di benessere, in vista dell’agenda post-2030. Ma la sfida, avverte lo studio, sarà conciliare questa ambizione con una maggiore capacità di generare crescita e investimenti nel lungo periodo.

