Oggi il Parlamento europeo voterà se proporre alla Commissione europea di congelare i fondi destinati alla Slovacchia. Il voto rientra nella procedura di discarico di bilancio, attraverso la quale gli eurodeputati valutano la gestione delle finanze dell’Unione da parte della Commissione. Tuttavia, la commissione per i bilanci ha recentemente approvato un emendamento che chiede esplicitamente di attivare nei confronti di Bratislava il cosiddetto meccanismo di condizionalità.

Si tratta di uno strumento con cui l’Unione europea tutela le risorse pubbliche. È stato introdotto per i casi in cui uno Stato membro non indaga adeguatamente sulla corruzione o compromette l’indipendenza della magistratura, mettendo così a rischio la corretta gestione dei fondi europei.

Nel concreto, il voto potrebbe tradursi in una richiesta di limitare l’accesso ai finanziamenti europei, come già avvenuto nei confronti dell’Ungheria. La proposta ha buone probabilità di passare, avendo raccolto consensi trasversali in commissione, ma non sarebbe comunque vincolante.

La Commissione non sarebbe infatti obbligata a seguire alla lettera la posizione del Parlamento e potrebbe considerarla come un segnale politico. Qualora decidesse di imporre sanzioni finanziarie alla Slovacchia, queste dovrebbero comunque essere approvate a maggioranza qualificata dagli Stati membri nel Consiglio dell’Unione europea.

I Progressisti e Hlas non sosterranno la proposta

Gli eurodeputati di Slovacchia Progressista hanno già annunciato – in modo piuttosto sorprendente – che non voteranno a favore di un testo che preveda il congelamento dei fondi europei. Prima delle elezioni europee, il partito era stato l’unico a sostenere senza riserve il meccanismo di condizionalità.

Pur ribadendo che il rispetto dello Stato di diritto e la tutela delle risorse pubbliche sono valori fondamentali, il partito ha fatto sapere che i propri rappresentanti si asterranno. “Senza i fondi europei la Slovacchia finirebbe in ginocchio, indipendentemente dalla qualità del governo. E a pagare il prezzo sarebbero soprattutto i cittadini comuni, non Robert Fico e i suoi oligarchi”, la dichiarazione.

Secondo il partito, la pazienza degli eurodeputati nei confronti della Slovacchia si starebbe esaurendo, alla luce di una serie di riforme controverse: dall’abolizione dell’Ufficio del procuratore speciale allo scioglimento dell’Agenzia nazionale anticrimine, fino ai progetti di smantellamento dell’ufficio per la protezione dei whistleblower e alle criticità dell’agenzia per i pagamenti agricoli.

Anche l’eurodeputato di Hlas-SD Branislav Ondruš ha dichiarato che non sosterrà la proposta. “Ha la stessa efficacia di quando il nostro Parlamento chiede agli indigeni di smettere di cacciare le foche”, ha affermato, sostenendo che il Parlamento europeo non ha competenze decisionali in materia e che si tratta piuttosto di “regolare conti politici con il governo slovacco, usando i cittadini come ostaggi”.

Ha aggiunto che appoggerebbe qualsiasi soluzione capace di prevenire la corruzione e punire i responsabili, ma ha criticato la proposta definendola inefficace e mal formulata.

Tra le criticità, ha segnalato anche un errore fattuale: il testo afferma che la Slovacchia ha abolito l’ufficio per la protezione dei whistleblower, decisione nel frattempo revocata.

Le ragioni della proposta

La posizione della commissione bilanci si basa su una serie di riforme adottate dal governo di Fico negli ultimi due anni e mezzo. Nella bozza di risoluzione vengono citate in particolare le modifiche al codice penale, lo smantellamento dell’Agenzia nazionale anticrimine e l’abolizione dell’Ufficio del procuratore speciale.

Il testo evidenzia inoltre un calo significativo dei casi di corruzione trattati nel 2024 rispetto agli anni precedenti.

Durante il dibattito in plenaria, l’eurodeputato tedesco Daniel Freund ha rilanciato la necessità di agire: “I fondi europei in Slovacchia sono a rischio e serve una forte pressione per proteggerli”, ha affermato, invitando formalmente ad attivare il meccanismo di condizionalità.

Pur riconoscendo che la Commissione dispone di strumenti meno drastici, Freund ha insistito sulla necessità di intervenire tempestivamente: “Dobbiamo evitare che Fico diventi il nuovo Viktor Orbán. Lui stesso dice di volerlo diventare”.

Richiamando i precedenti di Ungheria e Polonia sotto il governo PiS, ha aggiunto che il congelamento dei fondi può contribuire a ristabilire lo Stato di diritto.

Colpisce, infine, che – al di là del suo intervento – il tema slovacco abbia ricevuto scarsa attenzione nel dibattito parlamentare, segnale di un interesse politico selettivo ma anche di una questione che potrebbe riemergere con maggiore forza nelle prossime settimane.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da euBrief disponibile qui

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