Il Parlamento europeo ha adottato il mandato per i negoziati con i governi dei Paesi europei sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028/2024 dell’Unione europea. Al termine di una votazione durata quasi mezz’ora a seguito dell’alto numero di emendamenti, il testo finale ha raccolto 370 voti a favore, 201 contrari e 84 astenuti a fronte di 655 votanti.
Con il voto odierno, il Parlamento è pronto ad avviare i negoziati con il Consiglio sul regolamento che stabilisce la struttura e le cifre principali per il bilancio 2028-2034. I colloqui potranno iniziare quando il Consiglio avrà concordato la propria posizione. È bene ricordare che regolamento sul bilancio settennale richiede il consenso del Parlamento, a maggioranza assoluta dei deputati, per essere approvato.
Nella sua proposta, il Parlamento europeo chiede un bilancio europeo più ambizioso, stabile e controllato democraticamente per il periodo 2028-2034, respingendo l’idea che l’Unione possa affrontare nuove priorità strategiche riducendo le risorse destinate alle politiche tradizionali.
Una linea che si scontra con l’impostazione della Commissione europea presentata nel 2025, fondata su maggiore flessibilità e sui nuovi piani di partenariato nazionali e regionali. Il bilancio definitivo richiederà l’unanimità degli Stati membri in Consiglio e il consenso del Parlamento europeo.
Nello specifico, l’Eurocamera propone un QFP per il periodo 2028-2034 di 1.780 miliardi di euro (a prezzi costanti 2025, pari a 2.010 miliardi di euro a prezzi correnti). Ciò rappresenterebbe un aumento di 175,11 miliardi di euro (197,30 miliardi di euro a prezzi correnti) rispetto alla proposta della Commissione del luglio 2025, ossia di circa il 10%.
L’aumento è calcolato escludendo dal prossimo QFP il rimborso del debito del fondo di ripresa NextGenerationEU, come invece proposto dalla Commissione europea.
Secondo la posizione del Parlamento UE tale rimborso dovrebbe essere gestito separatamente, senza intaccare i fondi UE. Ciò significa che, per i deputati, il bilancio a lungo termine andrebbe fissato all’1,27% del Reddito nazionale lordo (RNL) dell’UE, con il pagamento del debito del NextGenerationEU (che rappresenta il 0,11% del RNL) calcolato al di sopra dei massimali del QFP.
Nel testo elaborato dalla commissione per i bilanci, gli eurodeputati chiedono che questo incremento sia destinato ai programmi chiave dell’UE, senza fondi extra destinati per l’amministrazione o per le agenzie UE decentrate. I deputati sostengono che la loro proposta rappresenta l’importo minimo necessario affinché l’UE possa onorare i propri impegni, rispondere alle aspettative dei cittadini e affrontare le sfide attuali.
Nel dibattito in plenaria a Strasburgo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, i relatori dell’Eurocamera hanno rivendicato la necessità di rafforzare competitività, sicurezza, difesa, ricerca e infrastrutture, ma senza indebolire coesione, agricoltura, pesca e politiche sociali.
“Con il voto di oggi il Parlamento europeo definisce il livello di ambizione e le tempistiche del nuovo bilancio”, ha affermato in una nota il correlatore e membro del Partito popolare europeo (PPE), Siegfried Mureşan, in una nota diramata dopo l’approvazione dell’Eurocamera.
“Abbiamo adottato una posizione forte, che bilancia priorità nuove e tradizionali con un aumento moderato del 10%”, ha aggiunto.
“Invitiamo il Consiglio europeo a fare un passo avanti, dare seguito alle nostre proposte e concordare un bilancio solido e tempestivo. Siamo pronti a impegnarci nei negoziati”, ha affermato.
“La politica agricola comune, i fondi di coesione, Horizon Europe, Erasmus+ non sono retaggi del passato, ma il fondamento della solidarietà europea e i motori del nostro futuro”, ha affermato da parte sua la correlatrice. “L’ambizione senza risorse è vuota, per questo abbiamo adottato una posizione forte sul prossimo budget, bilanciando priorità nuove e tradizionali con un aumento moderato e introducendo nuove risorse proprie. Spetta ora al Consiglio europeo essere all’altezza di questa ambizione, sviluppare le nostre proposte e garantire un bilancio solido e tempestivo, che funzioni per le regioni, i beneficiari e i cittadini. Ci aspettiamo dei negoziati costruttivi”, ha dichiarato la correlatrice e membro dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&D), Carla Tavares.
All’UE servono stabilità e risorse per affrontare le sfide
La linea dei due principali gruppi della maggioranza europea è stata quella di presentare l’aumento del bilancio non come una richiesta espansiva, ma come una condizione minima per garantire stabilità politica, prevedibilità economica e capacità di risposta dell’Unione davanti alle nuove crisi.
Per il presidente del Partito popolare europeo (PPE), Manfred Weber, il nodo non riguarda soltanto le cifre, ma anche il calendario politico. Sul bilancio pluriennale europeo, “l’Unione europea deve dare risultati”, ha dichiarato Weber in conferenza stampa da Strasburgo, sottolineando che “anche il tempismo è essenziale, perché il prossimo anno avremo elezioni estremamente importanti in Francia, in Polonia, in Spagna e in Italia, ed è fondamentale per l’economia avere stabilità di bilancio durante queste imminenti elezioni”.
Dal punto di vista del PPE, ha aggiunto Weber, “le priorità sono chiare”. “Siamo il partito della crescita economica, che è al centro di tutto. Abbiamo bisogno di un’Europa competitiva: ciò significa anche un bilancio forte per la ricerca e l’innovazione”, ha affermato il presidente del PPE. Accanto alla competitività, Weber ha indicato la necessità di “ridefinire le priorità e rafforzare tutti gli aspetti della sicurezza e della difesa”, includendo “il controllo delle frontiere” e “gli aspetti legati alla difesa”. Allo stesso tempo, ha precisato, il PPE resta “ancorato ai due pilastri tradizionali, cioè gli agricoltori e le regioni”, perché “sindaci e agricoltori devono poter contare anche in futuro su un finanziamento sostenibile e adeguato per il loro lavoro”.
Sulla stessa linea, ma con un accento più marcato sulle politiche sociali e sulle risorse proprie, si è collocata la presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Iratxe García Pérez. “Non si possono affrontare nuove sfide con lo stesso budget, o un budget inferiore”, ha affermato García Pérez, spiegando che l’Unione deve da un lato mantenere gli impegni assunti sulla politica di coesione, sulla politica agricola comune e sul Fondo sociale europeo, e dall’altro dotarsi di nuovi strumenti per rispondere a esigenze come difesa e competitività.
“Ciò che non si può fare è affrontare nuove sfide con lo stesso o con meno budget. Non è possibile”, ha insistito la presidente di S&D. Per García Pérez, la scelta politica è quindi tra due opzioni: “aumentare il bilancio o tagliare le politiche attuali”. “Noi non vogliamo tagliare le politiche attuali e, pertanto, dobbiamo affrontare la questione relativa alle risorse proprie”, ha aggiunto, indicando questa strada come alternativa all’aumento diretto dei contributi nazionali da parte degli Stati membri.
Intervenendo in conferenza stampa, prima del voto del Parlamento europeo, l’eurodeputata socialista spagnola ha lanciato anche un “messaggio” al Consiglio, osservando che i governi dei Paesi europei “devono capire” che il Parlamento europeo è autorità di bilancio e “che il negoziato sul QFP non si conclude alle 3 del mattino il giorno in cui il Consiglio chiude la sua proposta, ma è proprio da lì che inizia il negoziato con il Parlamento”. Per Pérez affinché il PE dia l’approvazione al quadro finanziario servirà “una maggioranza europeista ampia che includa i quattro gruppi politici: PPE, S&D, Renew e Verdi”.
Le critiche de La Sinistra e delle destre
Il mandato negoziale approvato dall’Eurocamera è stato invece contestato da La Sinistra, che ha accusato il Parlamento di non aver corretto la direzione indicata dalla Commissione europea e di aver accettato uno spostamento dell’equilibrio del bilancio verso competitività, difesa e sicurezza delle frontiere.
Secondo il gruppo The Left, la posizione del Parlamento avrebbe “ceduto alle richieste della Commissione di dirottare i fondi UE dalle cause sociali e ambientali verso la militarizzazione”. Pur riconoscendo alcuni elementi positivi, come la difesa di un Fondo sociale europeo Plus autonomo e il rafforzamento di programmi come Horizon Europe ed Erasmus+, La Sinistra contesta la riduzione del peso relativo della voce di spesa che comprende coesione, PAC e FSE+, a fronte del forte aumento delle risorse destinate alla competitività e alla spesa militare.
“La posizione del Parlamento, nonostante alcuni elementi positivi, non cambia la direzione fondamentalmente negativa già tracciata dalla Commissione”, ha dichiarato João Oliveira, relatore ombra de La Sinistra. “La coesione, l’agricoltura e la pesca vengono messe da parte, mentre i finanziamenti per la militarizzazione e la cosiddetta ‘competitività’ – che avvantaggia in larga misura i grandi gruppi economici – vengono aumentati in modo significativo”, ha aggiunto. Per Oliveira, “abbiamo bisogno di un bilancio che risponda alle esigenze dei cittadini. Questo non è quel bilancio”.
Da destra, la critica si è concentrata soprattutto sull’aumento delle risorse, sulle nuove entrate proprie e sul timore che il bilancio 2028-2034 venga definito prima di alcuni passaggi elettorali nazionali decisivi. Il capogruppo dei Patrioti per l’Europa, Jordan Bardella, ha attaccato il metodo e le tempistiche del negoziato. “Il bilancio non è soltanto una sequenza di cifre: è una visione e la verità di un progetto politico. Questa verità è inquietante, a partire dal metodo”, ha affermato Bardella nel dibattito in plenaria.
Il presidente del Rassemblement National ha denunciato quelle che ha definito “manovre per dotare l’Ue di un bilancio 2028-2034 prima delle presidenziali francesi, contrariamente al calendario, al fine di forzare la mano del prossimo presidente della Repubblica”. Secondo Bardella, gli aumenti previsti sono “vertiginosi” e rappresentano “un inedito”, con un impatto diretto sui contribuenti nazionali. “Soltanto per la Francia si parla di uno sforzo di 20 miliardi extra”, ha sostenuto, aggiungendo che “a pagare saranno i contribuenti”.
Bardella ha inoltre criticato le nuove risorse proprie proposte a livello europeo, definendole “nuove imposte”: “tasse sui rifiuti elettronici e sulle grandi imprese europee, un incremento dei fondi a Paesi terzi, l’aumento del 40% delle spese amministrative”. Rivolgendosi al commissario europeo al Bilancio, Piotr Serafin, il leader dei Patrioti ha aggiunto: “Potremmo chiederci se si tratta del bilancio di Ursula von der Leyen, la presidente della destra europea, o di quello di Pedro Sánchez, il primo ministro socialista spagnolo”.
La linea dei Patrioti è stata sintetizzata anche dall’accusa secondo cui “Bruxelles vuole tagliare PAC e fondi di coesione per trasferire questi fondi alle politiche migratorie”. Bardella ha rivendicato invece “un’altra ambizione”, fondata sulla riduzione delle “spese inutili”, della “burocrazia”, sulla protezione degli agricoltori, sulla lotta contro “l’immigrazione clandestina” e su investimenti considerati utili a rafforzare “la potenza delle nazioni europee” e a ridurre il peso dei contributi nazionali.
Più articolata la posizione dei Conservatori e Riformisti europei, il gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia, che ha mantenuto una linea critica ma meno sovrapponibile a quella dei Patrioti. Alla vigilia del voto, secondo quanto riportato da Eunews, Carlo Fidanza aveva spiegato che il gruppo non aveva ancora deciso come votare, perché nella proposta erano presenti “aspetti positivi” ma anche misure “puramente ideologiche” che ECR non condivide, “come l’insistenza sul Green Deal”.

