La strategia antifrode della Commissione europea è sotto esame. La Corte dei conti europea sta finalizzando un audit sulla capacità dell’esecutivo UE di prevenire e contrastare le frodi che colpiscono il bilancio comunitario, con la pubblicazione del rapporto attesa entro l’estate.

L’indagine arriva mentre l’Unione gestisce, insieme agli Stati membri, un volume di spesa vicino ai 200 miliardi di euro l’anno nel ciclo 2021-2027. Risorse che finanziano infrastrutture, agricoltura, ricerca e sviluppo regionale, ma anche strumenti di risposta alle crisi, ampliando l’esposizione a rischi di irregolarità e utilizzo improprio dei fondi.

La strategia antifrode della Commissione, adottata nel 2019 e aggiornata nel 2023, definisce un approccio basato sull’intero ciclo di contrasto: prevenzione, individuazione, indagine e recupero delle risorse. Il sistema si fonda su un modello di responsabilità condivisa, in cui Bruxelles stabilisce regole e controlli, mentre l’attuazione dei programmi è in larga parte affidata alle amministrazioni nazionali.

L’audit della Corte dei conti punta a verificare se questo impianto sia adeguato. In particolare, gli auditor stanno esaminando se la strategia rifletta standard riconosciuti a livello internazionale e se le misure previste siano coerenti con gli obiettivi. Sotto osservazione anche la fase di implementazione, tradizionalmente il punto più debole, e i meccanismi di monitoraggio.

Tra le priorità indicate dalla Commissione figurano il rafforzamento dell’uso dei dati per individuare schemi fraudolenti, una maggiore cooperazione tra autorità nazionali ed europee e il consolidamento del quadro giuridico. L’obiettivo è rendere più efficace l’intero sistema di controllo, in un contesto di crescente complessità.

Rischi in aumento e revisione in arrivo

Il contesto in cui si inserisce l’audit è cambiato rapidamente negli ultimi anni. L’aumento delle risorse europee, anche a seguito dei programmi straordinari post-pandemia, ha ampliato la scala dei potenziali rischi. Allo stesso tempo, le modalità di frode si stanno evolvendo, anche grazie all’uso di tecnologie avanzate che consentono di falsificare documenti o replicare schemi illeciti su larga scala.

A complicare il quadro contribuisce la dimensione transfrontaliera delle operazioni economiche, che rende più difficile individuare e tracciare le irregolarità lungo la catena della spesa.

I risultati dell’audit confluiranno nella revisione più ampia del quadro antifrode europeo avviata dalla Commissione nel luglio 2025. Il rapporto atteso nei prossimi mesi rappresenterà quindi un passaggio chiave per valutare se l’attuale architettura sia in grado di garantire una protezione efficace del bilancio Ue o se siano necessari interventi più incisivi.

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