La Corte di giustizia dell’Unione europea mette un punto, almeno sul piano giuridico, a uno dei dossier più controversi sugli aiuti di Stato dell’era Covid. Con una sentenza pubblicata giovedì, i giudici di Lussemburgo hanno respinto il ricorso di Deutsche Lufthansa, confermando l’annullamento della decisione con cui la Commissione europea aveva approvato la ricapitalizzazione da 6 miliardi di euro concessa dalla Germania nel 2020.
La pronuncia conferma quanto già stabilito dal Tribunale Ue nel maggio 2023, quando erano stati accolti i ricorsi presentati dalle compagnie Ryanair e Condor. Al centro della controversia, il rispetto delle condizioni fissate dal quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottato durante la pandemia.
Nel pieno della crisi Covid, Berlino aveva notificato a Bruxelles un intervento da 6 miliardi per sostenere Lufthansa e stabilizzarne la liquidità. Il pacchetto prevedeva una combinazione di strumenti: una partecipazione diretta al capitale per circa 300 milioni, una partecipazione tacita non convertibile da 4,7 miliardi e un ulteriore strumento da 1 miliardo con caratteristiche di obbligazione convertibile in azioni.
La Commissione aveva dato rapidamente il via libera, senza aprire un’indagine approfondita, ritenendo la misura compatibile con il mercato interno alla luce delle deroghe eccezionali introdotte per fronteggiare l’emergenza sanitaria.
Il nodo giuridico: condizioni e concorrenza
È proprio su questo punto che si è aperto il contenzioso. Secondo la Corte, il Tribunale ha correttamente rilevato che Bruxelles ha violato il quadro temporaneo accettando modalità di determinazione del prezzo di conversione dello strumento da 1 miliardo non conformi alle regole Ue.
Un passaggio tutt’altro che tecnico: il prezzo di conversione incide direttamente sulle condizioni di ingresso dello Stato nel capitale e quindi sul rischio di distorsioni della concorrenza nel mercato del trasporto aereo.
La conseguenza è la conferma dell’annullamento della decisione della Commissione, che dovrà quindi essere riesaminata alla luce dei rilievi dei giudici.
La sentenza contiene però anche un messaggio rivolto al Tribunale Ue. Su altri aspetti della decisione, la Corte ritiene che i giudici di primo grado abbiano esercitato un controllo eccessivamente penetrante, andando oltre il loro ruolo.
Secondo Lussemburgo, la Commissione dispone di un ampio margine di discrezionalità nella valutazione di misure economiche complesse, soprattutto in contesti eccezionali come quello pandemico. Un margine che il giudice può sindacare, ma senza sostituirsi all’analisi tecnica dell’esecutivo europeo.

