Durante un talk show in prima serata di mercoledì, Zoran Stevanović, leader del partito Resni.ca ed eletto venerdì scorso presidente dell’Assemblea nazionale slovena, ha ribadito posizioni che mettono in discussione l’orientamento geopolitico del Paese.
Nel corso della trasmissione ha confermato con decisione la propria intenzione di recarsi nella Capitale russa, precisando che i tempi dipenderanno dal dipartimento di politica estera e dal protocollo ufficiale.
“Andrò assolutamente a Mosca”, ha dichiarato Stevanović, ricordando che prima delle elezioni il suo partito aveva promesso di “costruire ponti, stringere alleanze e agire nell’interesse della Slovenia”. Ha aggiunto che l’obiettivo è “essere amici di tutti e non cercare nemici”.
Pur non avendo ancora ricevuto un invito ufficiale da Mosca, Stevanović ha espresso soddisfazione per i numerosi messaggi di congratulazioni ricevuti da tutto il mondo, tra cui quello di Vyacheslav Volodin, presidente della Duma di Stato russa.
Alenka Bratušek, esponente del Movimento per la Libertà ed ex premier, anch’essa ospite del programma, ha replicato: “L’Assemblea nazionale non è un’agenzia di viaggi dove si possono scegliere le destinazioni a piacimento”.
Ha sottolineato che la politica estera slovena deve essere coordinata all’interno del “triangolo” istituzionale formato da governo e ministero degli Esteri, presidente della Repubblica e presidente del Parlamento. Bratušek ha espresso l’auspicio che Stevanović rispetti questo protocollo, avvertendo che iniziative unilaterali potrebbero collocare la Slovenia “dalla parte sbagliata” delle relazioni internazionali.
Pur concordando sulla necessità di costruire ponti invece che muri, ha aggiunto che occorre attenzione a “con chi” questi ponti vengono costruiti.
Stevanović ha ribattuto che le agenzie di viaggio sono imprese private orientate al profitto, mentre il ruolo del presidente del Parlamento è servire l’interesse dello Stato. Ha inoltre sostenuto che gli elettori appoggiano la sua visione di una Slovenia connessa con il mondo intero.
Reazioni critiche da altri ex esponenti politici
Le dichiarazioni di Stevanović hanno suscitato critiche, in particolare da ambienti favorevoli alla NATO e all’Unione europea. L’ex ministro degli Esteri Dimitrij Rupel ha dichiarato a N1 che una visita in Russia in questo momento “sarebbe un autogol per la Slovenia” e potrebbe provocare forti resistenze nell’Unione europea.
Rupel ha riconosciuto le buone intenzioni di Stevanović, ma ha insistito sulla necessità di mantenere un approccio critico verso la Russia. Ha inoltre definito premature sia l’ipotesi della visita a Mosca sia quella del referendum sulla NATO, ricordando che il presidente del Parlamento non ha competenze dirette in materia di politica estera.
Anche l’ex primo ministro ed esponente europeo Lojze Peterle ha osservato che non vi è “nulla di intrinsecamente sbagliato” nella volontà di visitare Mosca, purché ciò sia coerente con la politica estera dello Stato, ma ha avvertito che “azioni solitarie non portano a nulla”.
L’ex ambasciatore sloveno negli Stati Uniti Božo Cerar ha ricordato che la politica estera si definisce attraverso le commissioni parlamentari e l’Assemblea nazionale nel suo complesso, con il presidente che è “primus inter pares” e non colui che ne stabilisce l’indirizzo.
Questo scambio evidenzia le tensioni persistenti nella politica slovena dopo le recenti elezioni parlamentari, in cui il piccolo partito di Stevanović detiene una posizione chiave nonostante il numero limitato di seggi. La sua spinta per una maggiore sovranità in politica estera, incluso il promesso referendum sulla NATO, continua ad alimentare il dibattito sugli allineamenti internazionali della Slovenia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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