La Commissione europea alza la pressione su Meta nella sua indagine antitrust sull’accesso a WhatsApp. L’esecutivo UE ha inviato una Supplementary Statement of Objections, segnalando l’intenzione di imporre misure cautelari per obbligare il gruppo a ripristinare l’accesso degli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti alle stesse condizioni precedenti al 15 ottobre 2025.
Si tratta di un passaggio ulteriore nella procedura su possibili abusi di posizione dominante ai sensi dell’Article 102 TFEU. Secondo Bruxelles, anche la versione aggiornata della policy annunciata da Meta a marzo, che ha formalmente revocato il divieto introducendo però un sistema di pagamento, produrrebbe effetti equivalenti all’esclusione dal mercato.
Nel mirino della Commissione c’è proprio il nuovo modello “a pagamento” per gli assistenti AI concorrenti. Nella valutazione preliminare, tale schema rischia di impedire l’ingresso o l’espansione di operatori rivali in un mercato in rapida crescita come quello degli assistenti generalisti.
“Spingere fuori i concorrenti in mercati in evoluzione come l’AI è esattamente il tipo di condotta che le misure cautelari intendono prevenire”, ha dichiarato la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera. “Sostituire un divieto con un sistema di prezzi che produce effetti analoghi non cambia la nostra valutazione preliminare”.
L’orientamento dell’esecutivo Ue è quindi quello di imporre, in via temporanea, il ripristino dell’accesso pieno per gli assistenti terzi fino alla conclusione dell’indagine.
Dall’esclusione al confronto con Bruxelles
La vicenda prende avvio nell’ottobre 2025, quando Meta aggiorna i termini di utilizzo di WhatsApp Business introducendo di fatto un blocco agli assistenti AI di terze parti, entrato in vigore a gennaio 2026. A dicembre Bruxelles apre formalmente il procedimento, seguito a febbraio da una prima comunicazione degli addebiti.
Dopo la risposta di Meta, il gruppo aveva tentato una correzione di rotta a marzo, riaprendo formalmente l’accesso ma introducendo un framework tariffario. Per la Commissione, tuttavia, la modifica non è sufficiente: l’effetto economico resta quello di una barriera all’ingresso.
Parallelamente, Bruxelles, in coordinamento con l’autorità garante della concorrenza italiana, ha deciso di estendere l’indagine anche all’Italia, che inizialmente era esclusa per via di un procedimento nazionale già in corso. Il dossier assume così una dimensione pienamente europea, coprendo l’intero Spazio economico europeo.
Prossimi passi
L’invio della comunicazione supplementare non anticipa l’esito finale dell’indagine, ma rafforza la posizione della Commissione sulla necessità di intervenire rapidamente. Meta potrà ora esercitare i propri diritti di difesa, rispondendo per iscritto e chiedendo un’audizione.
Se Bruxelles confermerà la propria valutazione, potrà adottare misure cautelari vincolanti prima ancora della decisione definitiva sul merito del caso, uno strumento utilizzato raramente, ma considerato cruciale quando vi è il rischio di danni gravi e irreversibili alla concorrenza.

