Il think tank Bruegel ha pubblicato l’8 ottobre un’analisi di Marie Jugé, Alexander Roth e Georg Zachmann secondo cui la distribuzione geografica e temporale degli impianti solari ed eolici conta quanto il volume di nuova capacità installata. Sui dati del 2025, l’Italia risulta tra i Paesi in cui solare ed eolico onshore hanno il valore di mercato più alto, perché i prezzi elevati dell’elettricità coincidono con le ore di produzione. Lo studio si inserisce nel dibattito sugli obiettivi rinnovabili per il 2040 e nella crisi energetica legata al conflitto con l’Iran.
Gli autori misurano il valore economico con il “market value”, cioè il prezzo medio all’ingrosso ottenuto da una tecnologia per l’energia che produce, e con il “capture rate”, il rapporto tra questo valore e il prezzo medio. Nel 2025 il solare ha raggiunto valori molto alti in gran parte dell’Europa orientale e in Italia, dove, scrivono, nuova capacità sarebbe particolarmente preziosa. Anche per l’eolico onshore i valori sono relativamente alti nella maggior parte d’Europa, con Europa orientale e Italia tra i più elevati. I valori più bassi per entrambe le tecnologie si registrano nei Paesi nordici, grazie a idroelettrico, eolico e nucleare, e in Francia, per il nucleare.
Con la crescita delle rinnovabili il prezzo tende però a scendere quando la produzione è simultanea, un effetto di cannibalizzazione che pesa soprattutto sul solare, molto correlato tra Paesi. In Germania e Spagna, tra il 2015 e il 2025, quando la produzione rinnovabile supera il carico di oltre il 20% il capture rate del solare scende fino al 20%, mentre l’eolico è più stabile. Le conseguenze sono minori incentivi a investire, maggiore spesa pubblica dove i sussidi coprono la differenza tra prezzo di mercato e prezzo di esercizio, e pressione sulle reti locali. Le ore con prezzi negativi in Germania sono salite da 111 nel 2015 a 573 nel 2025, e in Spagna a 625 nel 2025, terzo valore tra le zone di mercato europee. L’Italia non ne ha registrata nessuna fino al 2025, un dato che Bruegel interpreta come segnale di un impiego delle rinnovabili ancora relativamente debole.
Nel 2025 eolico e solare hanno generato insieme circa il 30% dell’elettricità dell’Ue, con l’eolico al 17% e il solare al 13% circa, davanti a idroelettrico (12%) e bioenergie (6%). In Germania e Spagna la produzione combinata delle due fonti è stabile nel corso dell’anno, e a livello europeo la combinazione ne riduce la variabilità, anche se restano periodi di bassa disponibilità di entrambe, le cosiddette Dunkelflaute. Il solare fotovoltaico ha il potenziale maggiore in Bulgaria, Spagna e Grecia, mentre l’eolico onshore supera il 30% di fattore di capacità in Irlanda, Norvegia, Finlandia e Portogallo. Secondo gli autori la distribuzione effettiva degli impianti non segue sempre il potenziale di irraggiamento o di vento.
Le indicazioni di policy
Bruegel esclude di rallentare l’installazione di nuova capacità, perché l’Europa ne ha bisogno per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e i prezzi dell’energia. Gli autori chiedono tuttavia un coordinamento europeo su localizzazione e tempi, strategie nazionali orientate alle fonti con più valore economico e una progettazione dei sussidi che scoraggi l’immissione solare nelle ore di picco e la incentivi nelle ore di bisogno, anche con batterie o domanda flessibile in co-localizzazione. Poiché l’eolico ha in genere un valore di mercato più alto del solare e sostituisce più efficacemente i fossili, concludono che i decisori dovrebbero “generalmente dare priorità all’eolico”. Dove la costruzione è difficile, per autorizzazioni o opposizione locale, il solare va accompagnato da regolazione e supporti adeguati.
Servono infine flessibilità “hardware”, con interconnessioni e accumuli, e “software”, con prezzi dinamici per famiglie e imprese che riflettano la scarsità di sistema e di rete. Gli autori avvertono che le stime sono indicative: nell’Ue mancano dati pubblici coerenti sulla capacità per tecnologia, Paese e anno, e quelli sul solare sono probabilmente sovrastimati perché le piccole installazioni sono sottoriportate.

