Le relazioni tra Serbia e Ungheria mostrano le prime crepe dopo le elezioni parlamentari ungheresi che hanno segnato la fine dei 16 anni di governo di Viktor Orbán. Il presidente serbo Aleksandar Vučić e il primo ministro ungherese in pectore Péter Magyar sono entrati in uno scontro verbale a distanza, segnando il primo confronto diretto tra i due leader all’indomani del voto.

Il partito Tisza guidato da Magyar ha ottenuto una vittoria netta alle urne, aprendo una fase politica completamente nuova a Budapest e interrompendo una lunga stagione di continuità tra Orbán e Vučić, caratterizzata da stretti rapporti politici, economici ed energetici. Proprio questa vicinanza è diventata oggetto di accuse e speculazioni nel nuovo dibattito politico ungherese.

In una conferenza stampa, Magyar ha infatti affermato di conoscere “le dinamiche” dietro le alleanze tra Orbán, Vučić e il premier slovacco Robert Fico, suggerendo l’esistenza di un’influenza esterna. “So esattamente cosa sta accadendo in Serbia e quale tipo di intreccio esiste tra il governo Orbán e la Serbia guidata da Vučić, così come tra Robert Fico e Viktor Orbán”, ha dichiarato. “E so anche, più o meno, chi c’è dietro – chi è il padrino di queste grandi amicizie“.

Sebbene Magyar non abbia fatto esplicitamente il nome del presidente russo Vladimir Putin, il riferimento è stato interpretato come un’allusione diretta all’influenza del Cremlino nella regione.

La reazione di Vučić non si è fatta attendere. Intervenendo alla televisione pubblica serba, il presidente ha definito le affermazioni di Magyar “stupide” e “irresponsabili”, respingendo con forza qualsiasi insinuazione di un coordinamento politico orchestrato dall’esterno.

Il presidente serbo ha duramente contestato l’idea che vi sia una regia esterna dietro i rapporti che lo legano a Orbán e Fico. “Se non fossi preoccupato per le relazioni tra serbi e ungheresi, definirei questa affermazione semplicemente sciocca”, ha aggiunto.

Il confronto segna un cambio di tono significativo rispetto agli ultimi anni, in cui Belgrado e Budapest hanno mantenuto un rapporto politico molto stretto, basato su interessi comuni in materia energetica, sicurezza e gestione dei flussi migratori. La vittoria di Magyar, tuttavia, sembra aver riaperto il dibattito interno in Ungheria anche sulla natura di tali alleanze.

A inasprire ulteriormente il clima è intervenuta anche la questione del gasdotto TurkStream, infrastruttura strategica che trasporta gas naturale russo verso l’Ungheria attraverso la Serbia. Durante la campagna elettorale, le autorità serbe hanno annunciato il ritrovamento di due sacchi di esplosivi nei pressi del gasdotto, vicino al confine ungherese.

Magyar ha definito l’episodio potenzialmente riconducibile a un’operazione sotto falsa flag. “Durante la campagna elettorale si è verificata un’operazione che sembrava un attacco simulato nella domenica di Pasqua”, ha dichiarato. Il leader ungherese ha aggiunto che un futuro governo valuterà “esattamente cosa sia accaduto e se il pericolo fosse reale”.

Le autorità serbe hanno confermato il 5 aprile il ritrovamento degli ordigni e hanno avviato un’indagine ufficiale. Vučić ha promesso che i risultati saranno condivisi con il nuovo governo ungherese. “Quelle conclusioni dimostreranno che ha dato credito a voci infondate diffuse dai media scandalistici”, ha affermato il presidente serbo.

Nonostante il confronto politico, entrambe le parti hanno cercato di contenere l’escalation diplomatica. Vučić ha inviato un messaggio di congratulazioni a Magyar dopo la vittoria elettorale e ha ribadito la volontà di mantenere relazioni stabili con Budapest.

Anche dal lato ungherese, pur nelle dichiarazioni critiche, non è arrivata una rottura formale con Belgrado. Tuttavia, l’episodio evidenzia come il cambio di leadership a Budapest possa incidere sugli equilibri regionali nei Balcani occidentali, in particolare sui rapporti energetici e sull’asse politico che negli ultimi anni aveva legato Serbia, Ungheria e Slovacchia.

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