A quattro anni dall’inizio della guerra su larga scala, la lotta alla corruzione in Ucraina si trova al centro di tensioni crescenti tra indipendenza istituzionale, pressioni politiche e aspettative internazionali. Il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) è oggi sotto i riflettori più che mai, dopo aver aperto alcune delle indagini più delicate della sua storia recente.

Nel corso dell’ultimo anno, l’agenzia è sopravvissuta a un tentativo di ridimensionamento da parte del governo e ha poi portato alla luce un presunto schema di corruzione da 100 milioni di dollari legato alla società statale del nucleare Energoatom. Il caso, considerato il più rilevante emerso sotto la presidenza di Volodymyr Zelensky, coinvolge ex ministri e imprenditori vicini ai vertici del potere.

Secondo gli investigatori, lo schema avrebbe permesso la deviazione di fondi pubblici verso progetti immobiliari di lusso. Finora sono state formulate accuse nei confronti di nove persone, tra cui l’imprenditore Timur Mindich, indicato come figura centrale dell’organizzazione, e due ex ministri. Alcuni sospettati sono rimasti in Ucraina, mentre altri sono fuggiti all’estero e sono oggetto di richieste di estradizione.

Il caso ha assunto una forte rilevanza politica non solo per le persone incriminate, ma anche per quelle rimaste finora fuori dalle indagini formali. Tra queste figura Andriy Yermak, ex capo dello staff presidenziale, le cui dimissioni dopo perquisizioni del NABU avevano alimentato aspettative di ulteriori sviluppi giudiziari. Tuttavia, mesi dopo, non sono state mosse accuse nei suoi confronti, alimentando critiche e interrogativi sulla reale portata delle indagini.

Dubbi simili riguardano anche l’ex ministro della Difesa Rustem Umerov, citato nelle carte investigative in relazione a tentativi di influenza su contratti pubblici. Anche in questo caso, nessuna accusa formale è stata presentata, con gli investigatori che sottolineano la necessità di prove solide e difendibili in tribunale.

Il direttore del NABU, Semen Kryvonos, respinge ogni accusa di protezione politica o selettività nelle indagini. “Non facciamo distinzioni in base al livello di influenza o alle preferenze politiche”, ha affermato, ribadendo che l’agenzia procede solo sulla base delle prove raccolte.

Le tensioni non si limitano però ai casi di alto profilo. Diversi deputati accusano infatti il NABU di avere un effetto paralizzante sul lavoro parlamentare, sostenendo che il timore di indagini per corruzione stia rallentando l’approvazione di leggi fondamentali per l’integrazione europea e per l’accesso agli aiuti occidentali.

Secondo alcune fonti parlamentari, membri della Verkhovna Rada avrebbero anche discusso la possibilità di segnalare le attività dell’agenzia alle istituzioni europee, nel tentativo di esercitare pressione politica sull’ente anticorruzione.

Kryvonos respinge queste accuse, affermando che il NABU non può e non deve interferire nel processo politico. “Siamo fuori dal processo politico. Se emerge un reato, dobbiamo indagare: è il nostro dovere legale”, ha dichiarato al Kyiv Independent, citando il Codice di procedura penale ucraino.

Sul piano internazionale, il capo dell’agenzia ha inoltre negato qualsiasi influenza diretta da parte dei partner occidentali sulle indagini, definendo “inaccettabile” l’idea che governi stranieri possano orientare il lavoro investigativo. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che il livello di attenzione degli Stati Uniti sul tema della corruzione in Ucraina è diminuito rispetto al passato.

Nonostante le pressioni e le controversie, i sondaggi indicano che il sostegno dell’opinione pubblica ucraina alle istituzioni anticorruzione rimane elevato. Un segnale che, in piena guerra, la richiesta di trasparenza e responsabilità continua a rappresentare una delle principali domande politiche del Paese.

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *