Lunedì il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per raddoppiare i dazi sull’acciaio estero, per proteggere l’industria siderurgica europea, in difficoltà, da un’ondata di esportazioni cinesi a basso costo.
I rappresentanti dei governi e dei parlamenti dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo in tarda serata per aumentare al 50% i dazi sulle importazioni di acciaio e ridurre del 47% il volume consentito prima dell’applicazione delle tariffe.
“La struttura e la posizione globale del settore siderurgico europeo sono fondamentali per la nostra autonomia strategica e la nostra forza industriale”, ha dichiarato in una nota il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič. “Non possiamo quindi permetterci di ignorare il fatto che la sovraccapacità globale stia raggiungendo livelli critici”, ha affermato.
“L’esito odierno contribuisce a portare la stabilità di cui i nostri produttori hanno tanto bisogno per prosperare in Europa”, ha aggiunto.
Secondo il ministro dell’Energie, del Commercio e dell’Industria della Repubblica di Cipro, Michael Damianos, “l’accordo odierno fornisce all’UE uno strumento più forte ed efficace per affrontare la sovraccapacità globale, mantenendo al contempo un approccio basato su regole e garantendo una concorrenza leale e la resilienza a lungo termine per i produttori siderurgici e le filiere produttive europee”.
Mentre la capo negoziatrice del dossier per il Parlamento europeo, l’eurodeputata di Renew Europe Karin Karlsbro ha sottolineato l’essenzialità di “contrastare gli effetti negativi sul mercato siderurgico dell’UE derivanti dalla sovraccapacità globale”, osservando che con questa intesa il Parlamento, il Consiglio e la Commissione “potrebbero dichiarare congiuntamente l’importanza di eliminare gradualmente e rapidamente tutte le importazioni di prodotti siderurgici russi”.
Cosa prevede l’accordo
In base all’accordo, che fa seguito a una proposta avanzata dalla Commissione europea lo scorso anno, le quote di importazione esenti da dazi saranno ridotte a 18,3 milioni di tonnellate all’anno, pari al volume totale di acciaio importato dall’UE nel 2013.
Quell’anno fu scelto perché l’UE ritiene che da quel momento in poi il mercato si sia squilibrato a causa della sovrapproduzione, dovuta principalmente alla Cina, che sovvenziona massicciamente i produttori siderurgici locali e ora produce più della metà dell’acciaio mondiale.
Le nuove misure si applicheranno ai prodotti importati da tutti i paesi, ad eccezione di Islanda, Liechtenstein e Norvegia, membri dello Spazio economico europeo.
Sostituiranno l’attuale regime di salvaguardia, che impone dazi del 25% oltre le quote di importazione stabilite, ma che terminerà alla fine di giugno.
L’accordo è provvisorio e deve essere ufficialmente approvato dal Consiglio europeo, che rappresenta gli Stati membri, e dal Parlamento prima di poter essere formalmente adottato.
L’industria siderurgica dell’UE è vitale per l’economia dell’UE e di importanza strategica per la capacità di difesa dell’UE, come indicato nel piano d’azione della Commissione per l’acciaio e i metalli (SMAP). Il settore ha dovuto affrontare sfide legate al commercio, tra cui una pressione significativa e prolungata sulle importazioni in termini di volume e prezzo, a causa della sovraccapacità produttiva globale. Ha inoltre registrato la perdita di circa 100.000 posti di lavoro dal 2008.
[a cura di Simone Cantarini]

