Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta facendo pressioni sui governi europei per spingerli a un maggiore impegno nel garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz che resta ancora di fatto bloccato dall’Iran, mentre a Islamabad dovrebbero prendere il via venerdì i difficilissimi colloqui tra le due delegazioni.
Secondo quanto riferito da Reuters, dopo l’incontro con Trump di mercoledì, il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha comunicato ai governi europei le intenzioni di Trump che in questi mesi ha ulteriormente aumentato le pressioni sugli alleati, accusandoli di un sostegno insufficiente e minacciando di uscire dall’Alleanza atlantica.
Tuttavia, Rutte, spesso descritto in Europa come il “consulente di Trump”, è uscito dall’incontro alla Casa Bianca con un atteggiamento ottimista. In un discorso tenuto giovedì al Ronald Reagan Institute di Washington, ha dichiarato che, sebbene alcuni alleati inizialmente fossero stati “un po’ lenti” e “un po’ sorpresi”, ora c’è “un enorme sostegno”, compresi basi militari e supporto logistico.
“Praticamente senza eccezione, gli alleati stanno facendo tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono”, ha affermato. “Hanno ascoltato le richieste del presidente Trump e le stanno attuando”.
Il portavoce ufficiale della NATO ha ribadito l’urgenza, affermando che “gli Stati Uniti si aspettano impegni e azioni concrete per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.
La prossima settimana, Rutte avrà un incontro anche con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, con cui dovrebbe affrontare sia la situazione del conflitto in corso in Medio Oriente che i contenuti dei colloqui con Trump, come sottolineato dalla portavoce capo dell’esecutivo UE, Paula Pinho, durante il briefing di mezzogiorno con la stampa a Bruxelles.
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Intanto, sempre secondo quanto riporta Reuters, diversi diplomatici e funzionari europei, parlando a condizione di anonimato, hanno descritto la richiesta di Hormuz come un passo troppo azzardato senza precondizioni. Un diplomatico ha affermato senza mezzi termini: “Prendiamo atto della frustrazione a Washington, ma non hanno consultato gli alleati né prima né dopo l’inizio di questa guerra”. Un altro ha aggiunto: “La NATO in quanto tale non avrebbe alcun ruolo nella guerra contro l’Iran”.
Diversi governi hanno segnalato la propria disponibilità a contribuire alla riapertura del vitale punto di strozzatura petrolifera – di fatto bloccato dall’Iran durante il conflitto – ma solo dopo una cessazione duratura delle ostilità e un chiaro accordo con Teheran che garantisca la non aggressione delle loro navi. “Siamo disposti a fare le giuste dichiarazioni e persino le giuste azioni in futuro”, ha affermato un secondo diplomatico europeo. “Ma in definitiva il problema non è compiacere gli Stati Uniti, bensì creare le condizioni appropriate”.
Un alto funzionario europeo ha riassunto così l’umore all’interno dell’alleanza: “La comunità NATO è più preoccupata che fiduciosa in questo momento. L’incontro non ha dissipato le preoccupazioni”.
Lo stesso Trump ha amplificato la spaccatura. Dopo il suo incontro con Rutte, ha pubblicato su Truth Social, tutto in maiuscolo: “La NATO non c’era quando avevamo bisogno di lei, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo”.
Le azioni imprevedibili dell’inquilino della Casa Bianca hanno messo gli alleati nella difficile posizione di mantenere da un lato il rapporto con Washington, che ad oggi resta il principale contributore dell’Alleanza e partner per il settore della difesa, e dall’altro di mostrarsi non soggiogati alle richieste statunitensi.
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Tra i leader più attivi vi è il britannico, Keir Starmer, in questi giorni in visita nei Paesi del Golfo, secondo leader dell’Alleanza atlantica a recarsi nella regione dopo la premier italiana, Giorgia Meloni. La regione è stata visita anche dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas.
Parlando ai giornalisti durante la sua tappa in Qatar, Starmer ha affermato di aver discusso con il presidente americano Donald Trump della riapertura dello stretto di Hormuz, comprese anche le opzioni militari che la coalizione messa insieme da Londra sta valutando.
Il Regno Unito è a capo di un gruppo più ampio di circa 40 paesi che stanno cercando di elaborare un piano militare e diplomatico per salvaguardare Hormuz, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che circa 15 nazioni stanno lavorando per facilitare la ripresa del traffico. Tuttavia, sia Parigi che Londra hanno chiarito che una riapertura completa è impossibile senza un accordo duraturo tra Stati Uniti e Iran e che la richiesta di Teheran di un pedaggio sulle navi è inaccettabile.
“Ho parlato con il presidente Trump ieri sera e gli ha esposto le opinioni della regione”, ha detto Starmer durante la sua visita in Qatar, secondo quanto riporta il Guardian. “Abbiamo creato una coalizione” di una quarantina di Paesi che “sta lavorando su un piano politico e diplomatico”, ma guarda anche “alle capacità militari”, ha ricordato.
Parlando con i giornalisti al termine della sua visita in Qatar, Starmer ha anche commentato le continue minacce da parte di Trump all’Alleanza atlantica, sottolineando che “la NATO è un’alleanza difensiva che da decenni ci tiene molto più sicuri di quanto altrimenti saremmo”.
La disputa di Hormuz è l’ultimo punto critico in un rapporto transatlantico già teso dalle precedenti minacce di Trump di annettere la Groenlandia alla Danimarca. Lo stesso Rutte ha riconosciuto che l’alleanza si trova in “un periodo di profondo cambiamento”, con l’Europa che “si assume una quota maggiore e più equa” della propria difesa.
Commenti sullo stato dell’Alleanza atlantica e sulle pressioni esercitate da Donald Trump sono stati espressi anche dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Parlando ai giornalisti, il leader della CDU ha dichiarato di non volere una spaccatura all’interno della NATO a causa della guerra con l’Iran, ma ha minimizzato le presunte minacce del tycoon di ritirare le truppe dai Paesi alleati ritenuti non sufficientemente impegnati.
Parlando con i giornalisti, Merz ha anche affermato che la Germania sta riprendendo i colloqui con l’Iran in coordinamento con Washington e gli alleati europei, per contribuire a porre fine a una guerra che ha causato migliaia di morti e innescato una crisi energetica che sta colpendo anche la Germania.
Merz ha dichiarato di aver comunicato a Trump la disponibilità della Germania a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, la vitale via di navigazione la cui quasi totale chiusura ha scatenato una crisi energetica globale, una volta raggiunto un accordo per un cessate il fuoco a lungo termine. Ma la Germania avrebbe bisogno sia di un mandato internazionale, idealmente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia di una risoluzione del parlamento tedesco, ha affermato.
“Il presidente degli Stati Uniti ne è perfettamente consapevole, ed è per questo che non ci si devono aspettare decisioni da parte nostra nei prossimi giorni”, ha dichiarato Merz, aggiungendo che Trump rispetta la posizione della Germania.

