In una drammatica inversione di rotta nella tarda serata di martedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una sospensione di due settimane dei bombardamenti americani e israeliani contro l’Iran, definendo la proposta in 10 punti di Teheran una “base praticabile” per porre fine al conflitto in corso dalla fine di febbraio.

La tregua è esplicitamente legata alla riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, il vitale punto di passaggio attraverso cui transita un quinto del petrolio globale. Poche ore dopo, l’Iran ha dichiarato vittoria, mentre i prezzi del petrolio sono crollati di oltre il 13% nelle contrattazioni asiatiche.

L’annuncio è arrivato meno di due ore prima della scadenza autoimposta da Trump, dopo la quale aveva minacciato di colpire centrali elettriche, ponti e altre infrastrutture civili iraniane.

“La verità è che il presidente Trump e il nostro potente esercito hanno portato l’Iran ad accettare la riapertura dello Stretto di Hormuz, e i negoziati continueranno”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha risposto rapidamente su X, affermando che Teheran “interromperà i suoi contrattacchi nel Golfo e contro Israele una volta cessati gli attacchi contro l’Iran” e che “sarà possibile un passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz”. La televisione di Stato iraniana ha presentato la mossa degli Stati Uniti come una “ritirata umiliante”, e scene di festa sono scoppiate nelle strade di Teheran.

Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran è andato oltre, diffondendo un comunicato in cui rivendica una “vittoria storica” e sostiene che Washington abbia di fatto accettato il piano in 10 punti di Teheran. Il piano includerebbe disposizioni per il passaggio sicuro nello stretto, meccanismi di compensazione e una più ampia de-escalation regionale. Trump ha successivamente definito “fraudolente” alcune dichiarazioni di vittoria iraniane circolate nei media, ma il quadro di base della tregua sembra per ora reggere.

Il destino delle circa 440-970 libbre (200-440 kg) di uranio iraniano vicino al grado militare, arricchito al 60% – gran parte del quale si ritiene sia sepolto in profondità nel sito di Isfahan – resta irrisolto nell’ambito della tregua provvisoria; la questione è rinviata ai prossimi colloqui, con il presidente Trump che ha affermato che sarà “perfettamente risolta” in qualsiasi accordo finale.

Incertezza sui negoziati e sull’attuazione

La tregua resta provvisoria e fragile. I funzionari statunitensi affermano che gli attacchi sono stati sospesi, ma l’attuazione completa dipende dall’effettiva riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Funzionari iraniani hanno indicato che il passaggio marittimo sarà gestito dalle loro forze armate durante le due settimane, con il transito sicuro coordinato di conseguenza.

I colloqui tra le due parti dovrebbero iniziare il 10 aprile a Islamabad, in Pakistan, con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif nel ruolo di mediatore. Sharif ha scritto che entrambe le parti hanno concordato un “cessate il fuoco immediato ovunque, incluso il Libano e altrove, EFFETTIVO IMMEDIATAMENTE”. Tuttavia, la Casa Bianca è stata più cauta, confermando solo che sono in corso “discussioni su colloqui in presenza” e che nulla è definitivo finché non sarà formalmente annunciato dal presidente.

La situazione sul terreno resta fluida. Meno di due ore dopo l’annuncio di Trump, i media israeliani hanno segnalato nuovi lanci di missili iraniani verso Israele, con esplosioni udite a Tel Aviv e intercettazioni sopra Gerusalemme e la Cisgiordania. Israele ha risposto con attacchi aerei contro strutture missilistiche iraniane.

Israele limita la tregua escludendo il Libano

Un importante punto di contesa riguarda l’estensione geografica della tregua. Mentre il primo ministro pakistano l’ha descritta come valida “ovunque”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiarito che Israele sostiene la pausa di due settimane negli attacchi contro l’Iran, ma che il cessate il fuoco “non include gli attacchi di Israele in Libano”. I funzionari israeliani insistono che le operazioni contro Hezbollah continueranno, creando immediata incertezza sulla tenuta della tregua nell’intera regione.

Gruppi sostenuti dall’Iran, tra cui la Resistenza Islamica in Iraq, hanno annunciato che sospenderanno le operazioni per il periodo di due settimane, in seguito all’intesa tra Stati Uniti e Iran.

I mercati petroliferi tirano un sospiro di sollievo

I mercati hanno reagito bruscamente alle notizie di de-escalation. I futures sul Brent sono crollati di 14,84 dollari, ovvero del 13,6%, a 94,43 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate è sceso di 16,13 dollari, ovvero del 14,3%, a 96,82 dollari al barile nelle prime contrattazioni dell’8 aprile – entrambi scendendo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari per la prima volta da settimane.

Il forte calo riflette le speranze degli investitori che la riapertura dello Stretto di Hormuz ripristinerà rapidamente circa il 20% dell’offerta globale di petrolio che è stata interrotta o soggetta a restrizioni iraniane dall’intensificarsi del conflitto.

Gli Stati del Golfo, inclusi gli Emirati Arabi Uniti, hanno riferito di aver intercettato missili e droni iraniani nelle ore successive all’annuncio, ed è stato segnalato un incendio presso l’impianto di gas di Habshan di ADNOC, a dimostrazione dei rischi ancora presenti.

Una calma fragile dopo settimane di escalation

La guerra è scoppiata il 28 febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani. L’Iran ha risposto con raffiche di missili e, soprattutto, imponendo controlli sulla navigazione nello Stretto di Hormuz, facendo salire i prezzi del petrolio oltre i 120 dollari al barile al picco e provocando allarme economico globale.

Trump aveva ripetutamente avvertito che il mancato riavvio dello stretto avrebbe portato alla “demolizione completa” delle infrastrutture iraniane. Da parte sua, l’Iran aveva respinto precedenti proposte di cessate il fuoco e insistito su una fine permanente delle ostilità.

La pausa di due settimane offre ora una finestra ristretta per la diplomazia, ma la profonda sfiducia resta su tutti i fronti. Se lo Stretto di Hormuz sarà riaperto completamente, se i colloqui a Islamabad produrranno un accordo duraturo e se le operazioni israeliane in Libano faranno deragliare la tregua più ampia sono le questioni cruciali che determineranno se questo cessate il fuoco rappresenterà il primo passo verso la pace o solo una pausa temporanea.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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