Una crisi energetica che si aggrava, uno scenario geopolitico sempre più instabile e un passaggio parlamentare destinato a diventare un banco di prova per il governo. È in questo contesto che Giorgia Meloni si prepara all’informativa di giovedì in Parlamento, ormai destinata a ruotare attorno all’emergenza energia più che ai dossier politici interni che avevano motivato inizialmente l’intervento, pressata dal leader della Lega Matteo Salvini che invoca il petrolio russo.
Rientrata a Palazzo Chigi dopo la missione nei Paesi del Golfo, la presidente del Consiglio si trova a fare i conti con un quadro più fragile del previsto. La combinazione tra guerra in Iran, tensioni sulle rotte marittime e volatilità dei mercati energetici ha riaperto uno scenario che in Europa si pensava archiviato dopo il 2022.
Dal Golfo a Roma: la priorità è la sicurezza energetica
Il viaggio di due giorni nel Golfo della premier Giorgia Meloni si inserisce esattamente in questa strategia, con un obiettivo chiaro: mettere in sicurezza, per quanto possibile, i canali di approvvigionamento energetico italiani in una fase di forte instabilità. La missione ha toccato Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, tre attori centrali per il mercato globale di petrolio e gas e sempre più cruciali anche per l’Europa dopo la riduzione delle forniture russe.
A Gedda, nel colloquio con il principe ereditario Mohammed bin Salman, il focus è stato soprattutto sul petrolio e sulla stabilità dei mercati. L’Arabia Saudita resta uno dei principali produttori mondiali e un attore in grado di influenzare direttamente i livelli di produzione e, di conseguenza, i prezzi. In un contesto segnato dal blocco dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni regionali, Roma punta a rafforzare il coordinamento con Riad anche per evitare ulteriori shock sull’offerta.
La tappa in Qatar ha invece avuto al centro il gas, una risorsa strategica per l’Italia: Doha copre circa il 10% del fabbisogno nazionale e rappresenta uno dei principali fornitori alternativi alla Russia. Il confronto con l’emiro ha riguardato non solo la continuità delle forniture, ma anche la possibilità di rafforzare la cooperazione nel settore energetico, inclusi investimenti e infrastrutture.
Infine, negli Emirati Arabi Uniti, il colloquio con il presidente Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan ha consolidato il quadro complessivo, con particolare attenzione agli investimenti energetici e alla sicurezza delle rotte commerciali. Il filo conduttore dell’intera missione è stato proprio questo: diversificare le fonti, rafforzare le relazioni con i principali produttori e cercare di ridurre l’esposizione dell’Italia – e dell’Europa – a una crisi che, tra prezzi in salita e rischio di interruzioni nelle forniture, appare sempre più strutturale.
Meloni ha rivendicato la missione come necessaria per “difendere l’interesse nazionale”, sottolineando come l’instabilità nella regione si traduca direttamente in un aumento dei costi energetici e in una pressione su imprese e famiglie. Un messaggio che punta a giustificare una linea di attivismo internazionale in una fase di forte incertezza.
Scorte, consumi e piano d’emergenza: le opzioni sul tavolo
A Roma, intanto, il lavoro si concentra sui numeri e sugli scenari. Il Comitato tecnico sul gas, riunito al ministero dell’Ambiente, è chiamato a fornire un aggiornamento puntuale sull’andamento delle scorte e sulle prospettive a breve termine. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin dovrà poi tradurre questi dati in un quadro operativo da sottoporre a Palazzo Chigi.
Al momento, l’Italia parte da una posizione relativamente più solida rispetto ad altri Paesi europei, con livelli di stoccaggio superiori alla media. Tuttavia, il margine si sta riducendo rapidamente. Le proiezioni indicano un possibile deterioramento già a partire da maggio, quando il problema potrebbe spostarsi dal livello dei prezzi alla disponibilità fisica di gas e carburanti.
È in questo scenario che torna sul tavolo il piano d’emergenza già sperimentato durante la crisi del 2022. Le misure allo studio includono la riduzione dei consumi energetici – ad esempio limitando l’uso dei condizionatori in estate o abbassando i termostati in inverno – ma anche interventi più incisivi. Tra questi, il rafforzamento dello smart working nella pubblica amministrazione, eventuali limitazioni alla mobilità privata e, in ultima istanza, forme di razionamento.
Si tratta di ipotesi che il governo, almeno per ora, evita di formalizzare, nel tentativo di non alimentare allarmismi. Ma l’orizzonte di pianificazione, ammettono fonti dell’esecutivo, è ormai di poche settimane.
Il nodo carburanti
A questo quadro già complesso si aggiunge l’intervento del governo sul fronte fiscale, con la proroga del taglio delle accise su benzina e gasolio decisa dal Consiglio dei ministri. La misura, introdotta a metà marzo per un periodo iniziale limitato, è stata estesa fino al primo maggio, con un costo stimato di circa 500 milioni di euro per le casse pubbliche. L’obiettivo è contenere, almeno nell’immediato, l’impatto dell’impennata dei prezzi alla pompa legata alla crisi in Medio Oriente. Come ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si tratta di un intervento “tampone”, destinato a essere rivalutato nelle prossime settimane alla luce dell’evoluzione del quadro internazionale.
L’efficacia della misura, tuttavia, resta limitata. Il taglio – pari a circa 25 centesimi al litro – ha inciso solo parzialmente sui prezzi finali, frenato dall’aumento delle quotazioni del petrolio. Inoltre, l’impatto è stato disomogeneo lungo la rete distributiva: nei primi giorni solo una parte dei distributori ha trasferito integralmente il beneficio ai consumatori, mentre in alcuni casi si sono registrati addirittura rincari. Sullo sfondo resta una questione strutturale: l’Italia è tra i Paesi europei con la pressione fiscale più alta sui carburanti e le accise, oltre a rappresentare una fonte rilevante di entrate per lo Stato, rispondono anche a una logica di politica ambientale. Un elemento che rende difficile immaginare interventi duraturi, soprattutto in un contesto in cui a livello europeo si spinge nella direzione opposta, cioè verso una riduzione dei consumi di combustibili fossili.
Informativa in Parlamento: emergenza globale e tensioni interne
In questo contesto, l’informativa di giovedì assume un significato che va oltre la normale dialettica parlamentare. L’intervento di Meloni era stato inizialmente pensato per fare il punto sull’azione di governo dopo settimane segnate da polemiche, dimissioni e tensioni politiche. Ma la crisi energetica ha cambiato completamente il perimetro del discorso.
La presidente del Consiglio sarà chiamata a chiarire quali strumenti intende attivare nel breve periodo per contenere l’impatto dei rincari e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche quale posizione l’Italia intenda sostenere a livello europeo. Il tema, infatti, si muove su un doppio binario: nazionale, per le misure immediate, e comunitario, per le eventuali risposte coordinate.
Meloni dovrebbe anche rivolgere un appello alla responsabilità delle opposizioni, cercando di costruire una cornice di unità in una fase che il governo considera eccezionale. Ma il clima politico resta teso.
Le opposizioni hanno criticato duramente la missione nel Golfo, definendola un tentativo di “coprire” le difficoltà interne e accusando l’esecutivo di non avere una strategia efficace per affrontare il caro energia. Sul fronte della maggioranza, invece, emergono divisioni sempre più evidenti.
Il vicepremier Matteo Salvini continua a rilanciare l’ipotesi di riaprire alle forniture di gas e petrolio dalla Russia, una posizione che incontra la netta opposizione di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Una linea di frattura che potrebbe accentuarsi se la crisi dovesse aggravarsi nelle prossime settimane.
Mercati in tensione e primi effetti sull’economia reale
Nel frattempo, i segnali che arrivano dai mercati restano instabili. Le scorte europee di gas sono in calo, i prezzi mostrano una nuova volatilità e il petrolio si mantiene su livelli elevati. Le prime conseguenze iniziano a emergere anche sul territorio: difficoltà negli approvvigionamenti di carburante in alcuni aeroporti italiani e timori crescenti per i mesi estivi.
Il rischio, condiviso da diversi osservatori, è che la crisi energetica si trasformi rapidamente in una crisi economica più ampia, con effetti su produzione industriale, inflazione e potere d’acquisto delle famiglie.
È su questo equilibrio fragile che si gioca il passaggio parlamentare di giovedì. Più che un aggiornamento formale, l’informativa rappresenterà un test sulla capacità del governo di gestire una crisi multilivello, tenendo insieme politica interna, relazioni internazionali e sicurezza economica. Con una domanda che resta sullo sfondo: quanto tempo resta prima che l’emergenza diventi strutturale.

