Il presidente Donald Trump ha dichiarato in un discorso serale che l’esercito statunitense ha quasi raggiunto i propri obiettivi in Iran, ma non ha fornito un calendario chiaro per la conclusione della guerra in corso da un mese.
Trump ha affermato nel suo intervento che gli Stati Uniti hanno distrutto la marina e le forze aeree iraniane, oltre ad aver paralizzato il programma missilistico balistico e quello nucleare del Paese. Ha però rifiutato di presentare un piano concreto per porre fine al conflitto, limitandosi a dire che gli USA “completeranno la missione molto rapidamente”.
“Abbiamo tutte le carte. Loro non ne hanno nessuna”, ha dichiarato, evitando tuttavia di affrontare alcune questioni rilevanti ancora irrisolte, come l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran e l’accesso allo stretto di Hormuz. Ha solo affermato che lo stretto sarà “naturalmente” riaperto dopo la fine della guerra.
Nel discorso, durato 19 minuti, non sono emerse molte nuove informazioni. Nel frattempo, gli americani stanno affrontando l’aumento dei costi del carburante e una crescente frustrazione per il conflitto.
Poco dopo l’intervento, i prezzi delle azioni sono scesi, il dollaro si è rafforzato e i prezzi del petrolio sono aumentati, segnale che, secondo gli investitori, il conflitto potrebbe durare ancora a lungo.
“Ritorno all’età della pietra”
Il presidente e i suoi consiglieri avevano finora presentato tempistiche diverse sul conflitto e sulle condizioni poste all’Iran. Pur descrivendo il Paese come militarmente paralizzato, Trump ha anche dichiarato che gli Stati Uniti continueranno ad attaccarlo intensamente per altre due o tre settimane.
“Se le nuove autorità iraniane non avvieranno negoziati soddisfacenti, gli Stati Uniti inizieranno a colpire il settore energetico e le infrastrutture petrolifere iraniane”, ha annunciato.
“Li colpiremo molto duramente nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, dove appartengono”, ha affermato.
Ha inoltre dichiarato che sono in corso colloqui con Teheran. “Se però in questo periodo (due o tre settimane) non si riuscirà a raggiungere un accordo, abbiamo nel mirino obiettivi chiave”, ha aggiunto. Solo il giorno prima Trump aveva detto ai giornalisti che un accordo non è necessariamente una condizione per porre fine al conflitto.
Il presidente ha anche accennato brevemente alle crescenti preoccupazioni degli americani per l’aumento dei prezzi della benzina, assicurando che i prezzi scenderanno presto e attribuendo i rincari principalmente all’Iran.
Ha aggiunto che i Paesi che importano la maggior parte del petrolio dalla regione del Golfo Persico dovrebbero assumersi l’iniziativa per riaprire lo stretto. Regno Unito, Francia e altri alleati degli Stati Uniti hanno dichiarato di essere pronti ad aiutare a mantenere aperto lo stretto, ma solo dopo la fine delle ostilità.
“Possono farlo facilmente. Saremo di supporto, ma dovrebbero essere loro ad assumersi la principale responsabilità per la protezione del petrolio da cui dipendono così tanto”, ha affermato.
Trump aveva precedentemente espresso irritazione per il fatto che gli alleati della NATO non avessero proposto aiuto per riaprire lo stretto, arrivando persino a minacciare il ritiro dall’alleanza di 76 anni. Nonostante avesse annunciato che nel discorso avrebbe affrontato le relazioni degli Stati Uniti con la NATO, non ne ha fatto menzione.
Gli americani vogliono la fine della guerra
Secondo un sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra venerdì e domenica, il 60% degli intervistati americani ha dichiarato di non sostenere la guerra in Iran, mentre il 35% la sostiene. Ben il 66% ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero concludere rapidamente il loro coinvolgimento nel conflitto, anche se ciò significasse non raggiungere tutti gli obiettivi fissati dall’amministrazione.
Come ricorda Reuters, funzionari dell’amministrazione statunitense hanno valutato una possibile operazione audace per il sequestro fisico delle restanti scorte di uranio altamente arricchito dell’Iran, oltre a operazioni terrestri per il controllo di aree strategiche, tra cui parti della costa iraniana e l’isola di Kharg, attraverso la quale l’Iran esporta la maggior parte del suo petrolio.
Trump ha invitato gli americani a “mantenere la giusta prospettiva su questo conflitto”, ricordando che le guerre precedenti in Iraq, Vietnam e Corea hanno richiesto un impegno statunitense molto più lungo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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