L’escalation della crisi in Medio Oriente sta già avendo un impatto pesante sulla bolletta energetica europea. Secondo il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, nei primi trenta giorni di conflitto l’aumento dei prezzi di gas e petrolio ha già aggiunto “14 miliardi di euro” alla fattura dell’Unione per le importazioni di combustibili fossili, con conseguenze destinate a pesare ancora su famiglie e imprese.
“Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi nell’UE sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio”, ha il commissario danese parlando ai giornalisti al termine della riunione informale dei ministri dell’Energia. “In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla bolletta dell’Unione per le importazioni di combustibili fossili”.
Jørgensen ha descritto il quadro come “una situazione molto seria”, chiarendo che nell’Unione non vi sono “carenze immediate di approvvigionamento di petrolio e gas”, ma che stanno emergendo tensioni in specifici segmenti del mercato, “in particolare diesel e carburante per aerei”, oltre a “crescenti vincoli sui mercati globali del gas” con effetti di ricaduta sui prezzi dell’elettricità.
“Questa situazione minaccia di imporre ulteriori costi alle nostre industrie e alle nostre famiglie”, ha avvertito il commissario, insistendo sul fatto che l’Europa non deve illudersi che gli effetti della crisi siano passeggeri: “Non saranno di breve durata”.
Entrata ormai nel suo secondo mese il conflitto nella regione del Golfo seguito agli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio contro l’Iran sta avendo effetti che vanno ben oltre la sola crisi di prodotti energetici. Il conflitto ha infatti creato un collo di bottiglia fisico, interrompendo una parte dell’approvvigionamento di petrolio e gas a livello globale a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz da cui in tempo di pace transita circa il 20% delle forniture petrolifere e una percentuale analoga di gas naturale liquefatto (GNL) con il secondo esportatore al mondo, il Qatar, costretto a chiudere i suoi terminal.
Tra i prodotti petroliferi che hanno toccato aumenti anche del 100% figura il carburante per aerei che è passato da un prezzo di 742 dollari per tonnellate metrica di un anno fa alle attuali 1.700. Conseguenze anche per altri prodotti fondamentali per molteplici settori, come l’elio, impiegato nella produzione di semiconduttori che ha visto di fatto un riduzione drastica delle forniture dopo la chiusura da parte del Qatar della città industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di esportazione di GNL al mondo e una fonte chiave di elio industriale.
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I Paesi UE riducano la domanda petrolifera, ma come?
In una lettera inviata ai ministri prima della riunione informale di martedì, il commissario europeo ha esortato i governi a incrementare i risparmi energetici e ad esplorare alternative in un contesto di pressione sull’offerta. Interrogato dai giornalisti sulle soluzioni possibili per ridurre la domanda, il commissario ha risposto richiamando l’esperienza della crisi del 2022, ma sottolineando che la situazione odierna è diversa, perché non riguarda solo il gas ma anche il petrolio e soprattutto alcuni prodotti come diesel e jet fuel.
“Quello che raccomandiamo agli Stati membri è di guardare alla toolbox dell’IEA (Agenzia internazionale dell’energia, al piano in dieci punti, per trovarvi ispirazione”, ha spiegato. “È chiaro che più si può fare per risparmiare petrolio, soprattutto diesel, soprattutto carburante per aerei, meglio è”, ha affermato il commissario UE.
Alla richiesta di chiarire quali siano concretamente i tipi di riduzione dei consumi evocati dalla Commissione, Jørgensen ha citato una serie di misure già contenute nel piano dell’Agenzia internazionale dell’energia: “lavoro da casa dove possibile”, riduzione dei limiti di velocità in autostrada “di almeno 10 chilometri”, promozione del trasporto pubblico, limitazioni alterne dell’accesso delle auto private nelle grandi città, maggiore condivisione dell’auto e pratiche di guida più efficienti per i veicoli commerciali e per il trasporto delle merci.
Allo stesso tempo, ha precisato che non si tratta di un pacchetto uniforme da applicare in automatico in tutti i Paesi. “Non è qualcosa che possa essere visto come un pacchetto unico valido per tutti, in cui ci aspettiamo che tutti gli Stati membri attuino tutti e dieci questi strumenti di riduzione della domanda”, ha detto. “Ma è una cassetta degli attrezzi molto valida e raccomandiamo caldamente che ogni Paese guardi a quali possibilità ha”.
Il commissario non ha però dato l’impressione di voler lasciare la questione solo alla discrezionalità nazionale. Alla domanda se i governi abbiano accettato questa impostazione e se vi sia un coordinamento vero e proprio sulla riduzione della domanda, Jørgensen ha insistito sul fatto che il suo compito principale resta quello di mettere sul tavolo “soluzioni comuni europee”. Ha annunciato che la Commissione sarà pronta a presentare “molto presto” un pacchetto di misure, aggiungendo però che l’esecutivo europeo intende mantenere un approccio flessibile, perché la situazione resta in movimento.
“Saremo pronti a presentare un pacchetto molto presto”, ha detto, ma “stiamo monitorando la situazione da vicino” e “saremo anche flessibili e pronti a presentare misure quando e se necessario”, ha affermato.
Jørgensen ha anche delineato con maggiore precisione il tipo di strumenti che Bruxelles sta preparando. Secondo il commissario UE, nel cosiddetto toolbox rientreranno le proposte già evocate dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, come interventi sulle tariffe di rete e sulla riduzione della tassazione sull’elettricità, ma non solo. Tra le proposte ha citato gli strumenti finanziari già esistenti per disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’elettricità, come i Power Purchase Agreement (PPA) e i Contracts for Difference (CFD), che la Commissione vuole rendere ancora più facili da usare per Stati membri e industrie.
Un altro strumento indicato dal commissario UE è quello degli aiuti di Stato come un altro canale da rafforzare, spiegando che esistono già “buone possibilità” per sostenere gruppi vulnerabili o settori industriali sotto “stress straordinario”, ma che Bruxelles vuole renderle “ancora più semplici e ancora più ampie”. “Sarà tutta una gamma di strumenti diversi che potranno essere usati anche nel breve termine”, ha detto.
Sollecitato sulla possibilità di riprendere strumenti già utilizzati nella crisi energetica del 2022, come la riduzione della domanda, le tasse sugli extraprofitti o un tetto ai prezzi del gas, Jørgensen non ha escluso nulla in linea di principio, ma ha tenuto a marcare le differenze rispetto a quattro anni fa. “Queste sono effettivamente alcune delle diverse cose che stiamo guardando”, ha detto, ribadendo però che “siamo in una situazione molto diversa”.
Sul fronte degli extraprofitti, il commissario ha osservato che oggi non si prevede “una situazione simile” a quella del 2022, quando i prezzi del gas rimasero eccezionalmente elevati per lunghi periodi. Ma ha aggiunto che, se ci si avvicinasse di nuovo a uno scenario del genere, “quella è una possibilità”, cioè tornare a usare “alcuni degli stessi strumenti” impiegati allora.

