La crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente riporta al centro una vulnerabilità strutturale del sistema italiano: la dipendenza delle infrastrutture digitali dalla continuità energetica. L’Associazione Italiana Internet Provider lancia l’allarme e chiede al governo l’apertura urgente di un tavolo interministeriale, insieme a un piano nazionale di emergenza digitale.

Secondo l’associazione, in uno scenario di razionamenti o limitazioni di potenza, reti e data center rischiano interruzioni immediate, senza margini di riduzione graduale dei consumi. Un rischio sistemico, perché una parte crescente dei servizi essenziali – dalla sanità ai pagamenti, fino alla logistica e alla pubblica amministrazione – dipende dalla continuità delle infrastrutture digitali.

AIIP sottolinea che non è più sufficiente una semplice “whitelist” dei punti di prelievo (POD) da proteggere: serve una mappatura completa della filiera energetica che alimenta il sistema, comprese cabine, linee di rete, logistica dei carburanti e capacità operative per il ripristino dei servizi. Da qui la richiesta di un protocollo nazionale che garantisca priorità nei rifornimenti di gasolio per i generatori e procedure coordinate tra operatori energetici e telecomunicazioni.

L’urgenza, spiegano dall’associazione, è legata anche all’evoluzione dello scenario internazionale. Il rischio di shock sugli approvvigionamenti – con possibili ripercussioni su carburanti, fertilizzanti e microchip – potrebbe tradursi rapidamente in misure emergenziali, per le quali il Paese non appare ancora preparato.

Parallelamente, AIIP porta la questione anche a Bruxelles. Attraverso EuroISPA, l’associazione ha promosso una lettera indirizzata alla Commissione europea, cofirmata da European Digital SME Alliance e CISPE, per segnalare i rischi legati all’estensione dell’equo compenso ai servizi di cloud storage decisa dal Ministero della Cultura italiano.

Secondo i firmatari, la misura rischia di creare un precedente a livello europeo, alimentando la frammentazione del mercato unico digitale e introducendo distorsioni competitive a svantaggio delle imprese europee rispetto ai provider extra-UE. L’impatto potrebbe essere significativo anche sugli obiettivi di digitalizzazione, scoraggiando l’adozione dei servizi cloud proprio mentre l’Unione spinge per una maggiore sovranità tecnologica.

Le critiche riguardano anche il piano operativo: le procedure previste per i rimborsi e gli adempimenti per le imprese vengono giudicate complesse e in contrasto con gli sforzi di semplificazione normativa portati avanti a livello europeo.

Per questo, le organizzazioni chiedono l’apertura di un confronto tra Bruxelles e Roma e una revisione della Direttiva InfoSoc, considerata ormai non più adeguata a un ecosistema digitale dominato da streaming, cloud e contenuti autoprodotti.

Il doppio fronte – sicurezza energetica delle infrastrutture digitali e regolazione del cloud – evidenzia una stessa linea di tensione: la trasformazione digitale europea corre più veloce delle regole e delle capacità operative degli Stati membri. E l’Italia, ancora una volta, rischia di trovarsi esposta su entrambi i lati.

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