La guerra in Ucraina e il conflitto mediorientale stanno producendo un effetto collaterale finora poco visibile ma potenzialmente rilevante: l’avvicinamento tra Kyiv e alcuni dei principali Paesi del Golfo colpiti dagli attacchi iraniani con droni e missili. A spingere questa convergenza è soprattutto l’esperienza maturata dall’Ucraina nel contrasto ai droni Shahed, già utilizzati su vasta scala dalla Russia contro il territorio ucraino.

È in questo quadro che si inserisce il tour non annunciato compiuto lo scorso fine settimana dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Medio Oriente. Il viaggio, iniziato il 26 marzo in Arabia Saudita, ha poi toccato Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania, con l’obiettivo di trasformare il know-how sviluppato da Kyiv in quattro anni di guerra in una leva di cooperazione strategica con i Paesi del Golfo.

Nel corso della missione, Zelensky ha avuto colloqui con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani e con il presidente emiratino Mohammed bin Zayed al Nahyan. Il presidente ucraino ha incontrato anche i team di esperti inviati da Kyiv nelle scorse settimane per sostenere i Paesi della regione nel contrasto ai droni lanciati dall’Iran.

Da quando Mosca ha iniziato a impiegare su larga scala gli Shahed di fabbricazione iraniana, economici e difficili da intercettare con i tradizionali sistemi di difesa aerea, l’Ucraina ha sviluppato tecnologie, procedure e standard operativi specifici per affrontare questa minaccia. Secondo dati delle autorità di Kyiv rilanciati dalla stampa ucraina, la Russia lancia in media tra 150 e 200 droni al giorno.

Zelensky visita a sorpresa l’Arabia Saudita per fornire il sostegno di Kyiv nel contrasto ai droni iraniani

I Paesi del Golfo, dal canto loro, sono stati tra i più esposti alla risposta iraniana alla campagna di raid aerei avviata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso. Secondo un’analisi di Arab News, dal 28 febbraio gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo sono stati bersaglio di 4.391 attacchi tra droni e missili iraniani, pari all’83 per cento del totale. Nello stesso periodo, contro Israele sarebbero stati lanciati 930 tra missili e droni, cioè il 17 per cento del totale.

Gli accordi raggiunti con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti puntano ora a consolidare questa convergenza in una partnership di lungo periodo, fondata su contratti futuri, cooperazione tecnologica e investimenti. In un messaggio pubblicato sul suo profilo X dopo la visita nel Regno saudita, Zelensky ha definito questa cooperazione “reciprocamente vantaggiosa”, sottolineando che “anche l’Arabia Saudita possiede competenze di interesse per l’Ucraina”.

Più esplicito ancora il presidente ucraino nelle dichiarazioni successive ai giornalisti. In base agli accordi raggiunti, ha spiegato, l’Ucraina e i Paesi partner “si impegneranno nella coproduzione, costruendo fabbriche e linee di produzione sia in Ucraina che in tali Paesi”. Zelensky ha inoltre affermato che i “contratti strategici decennali” con i tre Paesi mediorientali varrebbero “miliardi”.

“Non dirò la cifra esatta, ma stiamo parlando di miliardi, non di milioni, nello specifico miliardi per i nostri esportatori: tutti guadagneranno, l’Ucraina guadagnerà, non ci perderemo, perché garantiremo che ai nostri soldati ne rimanga a sufficienza”, ha affermato.

Nel corso dello stesso incontro con la stampa, Zelensky ha anche dichiarato che durante la visita in Medio Oriente sono stati raggiunti accordi per la fornitura di gasolio all’Ucraina per almeno un anno, così da prevenire possibili carenze di carburante, soprattutto per le Forze di Difesa ucraine.

“Comprendiamo perfettamente i volumi di approvvigionamento. Fornire gasolio e benzina per l’intero Paese significa consumare circa 700.000 tonnellate al mese. Sappiamo come garantire questo approvvigionamento. Oltre ai contratti che ho già menzionato, stiamo anche discutendo accordi separati per garantire la priorità incondizionata all’esercito”, ha dichiarato il presidente ucraino.

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