I droni abbattuti in Finlandia si sono rivelati essere velivoli ucraini, deviati dai sistemi di disturbo russi. Questo incidente dimostra come la guerra petrolifera nel Baltico si stia pericolosamente estendendo al territorio della NATO.
La mattina di domenica (29 marzo) la guerra in Ucraina ha risuonato ancora una volta nel cuore del territorio dell’Alleanza Nordatlantica. Quando sono stati individuati alcuni oggetti volanti che si muovevano lentamente sopra la Finlandia sud-orientale, le prime ipotesi indicavano una provocazione russa. La verità si è rivelata però molto più complessa e ha messo in luce una crescente guerra dietro le quinte per il controllo delle risorse petrolifere.
Come confermato dall’aeronautica militare finlandese, almeno uno dei velivoli senza pilota che hanno violato lo spazio aereo del Paese, è un drone d’attacco ucraino del tipo AN196.
Questo evento non è un incidente isolato, ma la conseguenza di una nuova tattica aggressiva di Kyiv, che sta cercando di paralizzare l’economia di guerra russa, colpendo porti e raffinerie di petrolio chiave sul Mar Baltico.
F-18 in volo e rischio di danni collaterali
I droni sono entrati nello spazio aereo finlandese volando a bassa quota. Il comando di Helsinki ha immediatamente fatto decollare i caccia F/A-18 Hornet per effettuare una missione di ricognizione e proteggere le acque territoriali. Con la massima cautela, è stata presa la decisione di non ingaggiare i bersagli.
“Il pilota non ha aperto il fuoco per evitare perdite collaterali”, hanno dichiarato le forze aeree finlandesi in un comunicato ufficiale.
Alla fine, i due droni si sono schiantati nei pressi della città di Kouvola, che conta 80.000 abitanti, a soli 80 km dal confine con la Russia e a 150 km da Helsinki. Uno di essi è caduto a nord della città, mentre l’altro a est.
Sul posto sono state immediatamente inviate auto della polizia, veicoli militari di sicurezza e ambulanze. Secondo i rapporti della polizia, nessuno è rimasto ferito e l’area è stata rapidamente isolata.
Jamming russo ed effetto domino nei Paesi baltici
Il primo ministro finlandese Petteri Orpo, intervenendo domenica (29 marzo) alla radio nazionale Yle, è stato chiaro: l’incidente viene trattato con la massima serietà e la sua origine va ricercata nelle azioni difensive russe.
“La Russia dispone di capacità di disturbo del segnale elettronico estremamente potenti, il che potrebbe spiegare perché questi droni entrino nello spazio aereo finlandese, il che è un problema molto grave”, ha affermato il capo del governo finlandese.
La deviazione dei velivoli dalla rotta a causa della cosiddetta guerra elettronica (EW) sta diventando un fenomeno comune nella regione. La scorsa settimana sono stati segnalati incidenti simili in Lituania, Lettonia ed Estonia.
Proprio in risposta a questi eventi e agli intensificati attacchi dell’Ucraina nella zona di San Pietroburgo, le forze armate finlandesi hanno annunciato già venerdì (27 marzo) l’innalzamento del livello di allerta e il rafforzamento della sorveglianza sul Golfo di Finlandia.
Puzzle globale: dallo Stretto di Hormuz al Mar Baltico
La comparsa di droni ucraini sopra la Scandinavia è una conseguenza diretta delle turbolenze sul mercato energetico globale. Come osservano gli analisti, l’intensificarsi degli attacchi di Kyiv alle infrastrutture russe di trasbordo è strettamente legato alla situazione in Medio Oriente.
La crisi marittima nello Stretto di Hormuz ha costretto Washington ad allentare parte delle sanzioni imposte sul petrolio russo, per evitare impennate dei prezzi del greggio sui mercati mondiali. Questo, a sua volta, ha permesso a Mosca di aumentare i proventi delle esportazioni, alimentando la sua macchina da guerra in un momento critico, quando i colloqui di pace avviati dagli Stati Uniti si sono arenati.
La risposta di Kyiv a questi cambiamenti globali è asimmetrica e spietata.
Nelle ultime settimane l’Ucraina ha sferrato attacchi massicci contro i tre principali snodi di esportazione occidentali della Russia: Novorossiysk sul Mar Nero e Primorsk e Ust-Luga sul Mar Baltico. Questi attacchi si sono rivelati così devastanti che, dopo l’ondata di attacchi con droni della scorsa settimana, i terminali baltici chiave di Primorsk e Ust-Luga sono stati costretti a sospendere temporaneamente il trasbordo di petrolio e prodotti petroliferi.
Kiev rimane irremovibile nella sua tattica: nonostante il crescente rischio di incidenti diplomatici e militari, tra sabato e domenica la parte ucraina ha compiuto un altro tentativo di colpire il porto di Ust-Luga, situato nelle immediate vicinanze del confine estone.
Leggi qui l’articolo originale da FocusEurope.pl
[traduzione a cura di Sara Bertolli]

