Mentre un accordo tra Stati Uniti e Iran appare ancora molto lontano dall’essere raggiunto, tra annunci della Casa Bianca e smentite da parte di Teheran, l’Ucraina cerca di capitalizzare il proprio expertise nei sistemi anti-droni e accoglie l’appello lanciato dai Paesi del Golfo. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si è recato in Arabia Saudita il 26 marzo per incontri di alto livello.

“Sono arrivato in Arabia Saudita. Sono previsti incontri importanti”, ha dichiarato Zelensky al suo arrivo nella città orientale di Gedda in un messaggio su X. “Apprezziamo il supporto e sosteniamo coloro che sono pronti a collaborare con noi per garantire la sicurezza.”

La visita giunge mentre Zelensky ha affermato che gli esperti ucraini stanno aiutando i partner mediorientali, tra cui l’Arabia Saudita, a rafforzare le difese contro i droni nel contesto del conflitto regionale con l’Iran.

Durante la visita a Londra della scorsa settimana, il presidente Zelensky aveva rivelato l’invio di oltre 200 esperti nella regione del Golfo. “Si tratta di esperti militari, esperti che sanno come aiutare e come difendersi da questi droni”, aveva affermato, citato dal Kyiv Independent.

Da quando Mosa ha iniziato a impiegare su larga scala i droni Shahed di fabbricazione iraniana – economici e difficilmente intercettabili dai normali sistemi di difesa aerea – l’Ucraina ha sviluppato tecnologie e nuovi standard per contrastare il fenomeno. In base a dati delle autorità di Kyiv rilanciati dalla stampa ucraina la stima media dei droni lanciati dalla Russia si aggira tra i 150-200 droni al giorno.

I Paesi del Golfo sono stati particolarmente colpiti dalla risposta iraniana alla compagna di raid aerei lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso. Secondo un’analisi di Arab News, dal 28 febbraio, gli stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) sono stati bersaglio di 4.391 attacchi con droni e missili iraniani, una cifra impressionante pari all’83% del totale degli attacchi effettuati. Il dato è ancora più allarmante se si confrontano con gli attacchi su Israele contro cui sono stati lanciati 930 missili e droni, ovvero solo il 17% del totale.

Il viaggio di Zelensky avviene anche dopo le notizie riportate dai media internazionali, secondo cui la Russia starebbe sostenendo l’Iran inviando droni insieme a medicinali e cibo. In un articolo pubblicato dal Financial Times che cita due funzionari informati sui servizi segreti, Mosca e Teheran avrebbero iniziato a discutere segretamente della fornitura di droni pochi giorni dopo l’attacco israeliano e statunitense a Teheran. Le procedure per le consegne sono iniziate all’inizio di marzo e si prevedeva che si sarebbero concluse entro la fine del mese. Mosca ha stretti legami con Teheran e ha fornito al suo alleato un supporto cruciale, tra cui immagini satellitari, dati di puntamento e supporto di intelligence, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza dei fatti.

Le spedizioni di armamenti come i droni costituirebbero la prima prova della disponibilità di Mosca a fornire supporto letale all’Iran sin dall’inizio della guerra. Interrogato sull’invio di droni da parte di Mosca in Iran, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato: “Circolano molte notizie false. Una cosa è certa: stiamo continuando il dialogo con la leadership iraniana”. Un alto funzionario occidentale ha affermato che Mosca stava intervenendo non solo per rafforzare le capacità militari dell’Iran, ma anche per sostenere la stabilità politica del regime di Teheran in generale. In pubblico, Mosca ha dato risalto alla fornitura di aiuti umanitari dall’inizio del conflitto, affermando la settimana scorsa di aver inviato oltre 13 tonnellate di medicinali in Iran attraverso l’Azerbaigian e di voler continuare le spedizioni.

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