Il Parlamento europeo alza la voce sul Global Gateway e chiede conto alla Commissione. Il Parlamento europeo ha adottato oggi il suo primo rapporto sull’iniziativa di investimento infrastrutturale da 300 miliardi di euro lanciata nel dicembre 2021, con 371 voti a favore, 146 contrari e 80 astensioni.

Con il voto di oggi gli eurodeputati hanno definito delle linee rosse che riguardano una maggiore trasparenza sui finanziamenti, più controllo democratico, e soprattutto un’indagine immediata sul coinvolgimento di aziende cinesi in progetti che avrebbero invece dovuto rappresentare un’alternativa all’espansionismo di Pechino.

Il Global Gateway nasce infatti come alternativa democratica alla Via della Seta cinese e ambisce a finanziare infrastrutture sostenibili nei settori digitale, energetico e dei trasporti, rafforzando al contempo sanità, istruzione e ricerca nei paesi partner. Ad oggi, secondo i dati della Commissione, sono stati stanziati 306 miliardi di euro e sottoscritti accordi con 107 paesi e territori d’oltremare.

Un perimetro enorme, che la relatrice, l’europdeputata tedesca Hildegard Bentele (PPE) ha definito “uno strumento essenziale per rafforzare l’influenza geopolitica” dell’Unione. “Il Global Gateway ha al suo centro un cambio di paradigma: mettere il settore privato al centro, mobilitare capitali privati e ampliare il perimetro del tradizionale aiuto allo sviluppo”.

Il contesto internazionale ne rafforza l’urgenza.

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Con l’amministrazione Trump che ha tagliato i finanziamenti al programma USAID – e con Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio che hanno avviato propri tagli all’aiuto allo sviluppo – il Global Gateway si ritrova a dover colmare un vuoto crescente. Secondo il Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal), la sola decisione americana rischia di provocare, entro il 2030, 22,6 milioni di morti evitabili nei paesi in via di sviluppo, di cui 5,6 milioni di bambini sotto i cinque anni. In questo scenario, l’iniziativa europea assume un peso politico e umanitario senza precedenti.

L’ombra della Cina

La denuncia più pesante contenuta nel rapporto riguarda proprio la Cina.

Gli eurodeputati si dichiarano “preoccupati” per le segnalazioni secondo cui alcune aziende cinesi sarebbero coinvolte nell’attuazione di progetti Global Gateway, in aperta violazione degli obiettivi dell’iniziativa, che nasce proprio come alternativa alla Via della Seta di Pechino.

Il rapporto chiede pertanto alla Commissione di avviare un’indagine immediata sul coinvolgimento di tutte le imprese cinesi nel programma.

Il Parlamento fuori dal board

Gli eurodeputati condannano la mancanza di chiarezza su come sia stato calcolato il tetto dei 300 miliardi di euro e su dove siano stati effettivamente destinati i fondi.

La questione era già stata sollevata nel novembre 2025 dalle commissioni Affari Esteri e Sviluppo, quando i parlamentari europei avevano denunciato di non sapere con precisione quali progetti stessero ricevendo finanziamenti, pur essendo il Parlamento colegislatore in materia di bilancio.

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Il problema riguarda la struttura del board gestisce stanziamenti, monitoraggio e valutazione dei progetti, e che è, infatti, composto da Commissione europea, dagli Stati membri con le loro agenzie di attuazione, dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Il Parlamento europeo, pur titolare di poteri di bilancio, ne è escluso.

Gli eurodeputati chiedono quindi che il Parlamento ottenga un ruolo formale, giudicandolo “essenziale per garantire la legittimità democratica e la trasparenza” dell’iniziativa.

“La nuova struttura di governance proposta dal Parlamento” ha detto la relatrice Bentele (PPE), “punta a decisioni più rapide, discussioni più frequenti e proficue, più trasparenza, progetti meglio definiti e maggiore allineamento con le politiche dei paesi partner e degli Stati membri”, sottolineando come “l’interesse dei paesi partner per opportunità di investimento e sviluppo è enorme” così come “l’opportunità geopolitica dell’UE”.

L’altro nodo del Global Gateway è operativo e riguarda il rapporto con i partner locali, presenti nei vari territori in cui insistono progetti dell’iniziativa. A seguito delle critiche sollevate da alcuni membri delle commissioni AFET e DEVE, relativamente alla mancanza di coordinamento con gli altri attori in loco, i parlamentari hanno chiesto di abbandonare l’approccio top-down per passare a una logica “demand-driven”, capace di rispondere alle reali esigenze dei paesi partner, coinvolgere il settore privato e rispettare standard sociali, ambientali e di stato di diritto elevati.

In questa direzione si inserisce anche la posizione della co-relatrice Chloé Ridel (S&D), che sintetizza così le ambizioni del testo: “In questo primo rapporto abbiamo fissato richieste chiare per guidare gli investimenti dell’UE nelle infrastrutture dei paesi partner: piena trasparenza sui finanziamenti, controllo parlamentare effettivo, valutazioni sistematiche d’impatto, stretto allineamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e, soprattutto, autentica partecipazione della società civile e degli attori locali”. Ridel avverte inoltre che “con le potenze autoritarie in ascesa, il Global Gateway potrebbe essere, se fatto bene, un’opportunità unica per l’UE di tracciare un percorso diverso con la globalizzazione, che riconcili sovranità, sicurezza e democrazia”.

Il Global Gateway dovrebbe concentrarsi in particolare su energia, materie prime critiche e transizione verde, per ridurre la dipendenza europea da fornitori stranieri rivali.

In vista del prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il Parlamento chiede che l’iniziativa venga codificata e integrata nel regolamento “Global Europe” proposto dalla Commissione, così da darle una base legislativa stabile e verificabile.

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