Questo conta per tre ragioni. Anzitutto, si crea un precedente rilevante in materia di “progettazione negligente”, i casi futuri potranno richiamare questo verdetto per sostenere che le piattaforme sono responsabili non solo dei contenuti pubblicati dagli utenti, ma anche del modo in cui sono costruite, segnando così un cambiamento di portata quasi sismica.
In secondo luogo, si profila un effetto domino sul piano finanziario. Anche se i singoli risarcimenti resteranno contenuti, il costo complessivo di difendere – e potenzialmente chiudere con accordi – migliaia di cause parallele sarà elevato; ancora più incisivo sarebbe l’impatto di eventuali riprogettazioni imposte dai tribunali, come algoritmi adeguati all’età, limiti di tempo o la riduzione delle funzionalità che stimolano la dopamina, che andrebbero a colpire direttamente il modello di business fondato su coinvolgimento, ricavi pubblicitari e valutazione di mercato.
Emerge infine un chiaro segnale regolatorio. Come ha osservato l’analista Gil Luria subito dopo il verdetto, la decisione potrebbe costringere il settore ad adottare tutele per i consumatori capaci di “smorzare la crescita”, suggerendo che l’era del “muoversi velocemente e danneggiare i ragazzi” potrebbe essere prossima alla conclusione.
Bruxelles ha già nel mirino Meta e Google
Il tempismo difficilmente potrebbe essere peggiore per le due aziende. L’Unione europea è nel pieno di un’applicazione aggressiva del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA), entrambi già orientati a considerare il design che crea dipendenza e il danno ai minori come linee rosse regolatorie.
La Commissione europea sta indagando attivamente sui sistemi di raccomandazione di Meta e Google nell’ambito del DSA per il loro impatto sulla salute mentale dei bambini. Le autorità nazionali in Francia, Germania e Paesi Bassi hanno avviato indagini parallele sui “dark pattern” e sulla dipendenza algoritmica.
Inoltre, il futuro Regolamento europeo sugli abusi sessuali sui minori online e i proposti aggiornamenti alla Direttiva sui servizi di media audiovisivi sono esplicitamente pensati per costringere le piattaforme a mitigare le funzionalità che creano dipendenza negli under 18.
Un verdetto di una giuria statunitense che definisce le stesse scelte progettuali come negligenti fornisce agli esecutori europei munizioni potenti. Offre prove concrete che possono essere citate nei procedimenti per infrazione, nelle potenziali multe (che nell’UE possono arrivare fino al 6% del fatturato globale) e nelle richieste di modifiche ai prodotti in tutto il blocco.
In breve: ciò che accade oggi in un’aula di tribunale di Los Angeles può essere “armato” domani a Bruxelles.
Il quadro generale
Questo verdetto non riguarda la storia personale di una ventenne. Riguarda un intero modello industriale che ha monetizzato l’attenzione – e, secondo i critici, la salute mentale – di una generazione. Il messaggio è forte: i tribunali non sono più disposti a considerare il design che crea dipendenza come un costo inevitabile del fare impresa.
Per Meta e Google, il vero costo si misurerà nelle centinaia di cause successive, nelle concessioni progettuali che saranno costrette a fare, nella pressione dei mercati azionari e nel vento regolatorio favorevole che questo offre a Bruxelles.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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